Tra l’infortunio di Mastrangelo e l’arrivo del lituano, per la Fabo è stata una settimana pazza. Il coach: «Chieti? Ci hanno detto solo mercoledì che avremmo giocato»
«Settimana surreale, è successo di tutto». Così coach Federico Barsotti ha descritto ai nostri microfoni come la Fabo Herons Montecatini ha vissuto l’avvicinamento al prossimo match. Sembrava ormai cosa certa che Chieti non si sarebbe mai presentata domani al PalaTagliate di Lucca, viste le vicende societarie e finanziarie che ne stavano decretando la chiusura del club. Invece ecco il dietrofront: mercoledì arriva la comunicazione ai termali che gli abruzzesi non si sarebbero ritirati dal campionato e che quindi si gioca. La Fabo ha così dovuto stravolgere un programma di allenamenti settimanali che era già improntato al recupero delle energie e dell’identità di squadra, passando quindi a preparare in fretta e furia una sfida molto particolare.
CONTINUI IMPREVISTI
Come spiega bene coach Barsotti, non è chiaro cosa aspettarsi dai biancorossi di coach Lino Lardo, i quali parevano in un primo momento poter scendere in campo per la palla a due di domenica 9 febbraio (diretta Lnp Pass dalle ore 18) a ranghi compatti. Le ultime notizie danno invece per assenti ed in cerca di nuova sistemazione i pezzi più pregiati di casa Chieti, come l’ex-Herons Bechi, Hadzic e Vettori: «Non sappiamo bene con quale roster arriveranno a sfidarci – sostiene l’allenatore termale – oltretutto avevano interrotto l’attività agonistica vista la situazione. Tutto questo potrebbe spingerli a giocare con serenità, compattezza e leggerezza; non avranno niente da perdere avendo zero pressione e questo è il rischio che temo. Aldilà di un avversario che può fare una prestazione di alto livello nonostante le difficoltà, mi concentro su di noi e sul momento che non è dei migliori. Tra la condizioni fisiche di alcuni dei ragazzi e il debutto di Kupstas dovremo per forza avere le antenne dritte se vogliamo i due punti. Ci sarà da rimboccarsi le maniche, voglio vedere una squadra lottare duramente senza fare calcoli o avere distrazioni».
Prima di aprire il capitolo riguardante il nuovo acquisto, bisogna rimarcare quell’appunto sulle condizioni fisiche fatto dal coach perché spiega molto sulle ultime settimane dei rosso-blu. L’attualità infatti non porta buone notizie con l’ennesimo infortunio di Mastrangelo, questa volta è il tendine d’Achille a fermarlo e non sembra cosa da poco: «Nicola si è fatto male da solo mercoledì, mentre correva durante un 4-contro-4 si è fermato sentendo una forte fitta sotto il piede. Purtroppo lui quest’anno è stato davvero sfortunato, è andata così e non ci possiamo fare niente. Sicuramente faremo a meno di lui per almeno qualche settimana e poi valuteremo; mi dispiace tanto per lui che ne ha patite tante e per il gruppo che faceva affidamento sulle sue capacità».
Questo nuovo stop dell’ex-Gema si va ad aggiungere ad un quadro clinico terribile che ha messo in ginocchio gli Herons. Esempio lampante ne è l’ondata di influenza che si è manifestata prima della trasferta vincente di Latina. Prima ha decimato lo staff tecnico, tra cui lo stesso coach Barsotti, e poi ha preso di mira Sgobba: «Giorgio è rientrato in gruppo tra ieri e oggi, in vista di domenica sicuramente non sarà al massimo della forma. Poi c’è il problema fisico di Chiera, che aveva bisogno di un periodo di riposo dopo l’infortunio al derby e il rientro forzato a Roma. Avevamo pensato di farlo recuperare questa settimana credendo di non avere partita, poi abbiamo dovuto reinserirlo in gruppo».
LA PRIMA DI KUPSTAS
Andiamo finalmente a parlare di Tautvydas Kupstas, la curiosità per il match contro Chieti sta tutta nel vedere all’opera per la prima volta il lituano. Come valuta Federico Barsotti questi suoi primi giorni alla Fabo? «E’ un bravo ragazzo, tecnicamente ci può dare molto e si sta già dimostrando un gran lavoratore. E’ ovvio che dovremo dargli il tempo di entrare dentro ai meccanismi ben rodati di una squadra che comunque è arrivata a questo punto del percorso senza le sicurezze che avrebbe voluto avere. Il suo ingresso ci potrebbe dare una botta di entusiasmo che servirebbe molto. Kupstas è una combo: il suo ruolo principale è guardia ma ha il playmaking di un 1, ha grandi doti atletiche e reattività, ha tiro ed è forte sia nell’uno contro uno che nel pick and roll. Non sembra essere un ‘mangiapalloni’, credo che sia un ragazzo che ha voglia di mettersi a disposizione della squadra. L’avere a disposizione un giocatore forte in più ha coinciso con l’infortunio di Mastrangelo, ora abbiamo un’opzione in più sugli esterni e acquistiamo dinamismo pur perdendo la fisicità di Nicola».
«Ne abbiamo visionati ed osservati tanti di giocatori – prosegue il tecnico rossoblu – lo abbiamo fatto per mesi ma chiaramente non è semplice trovare qualcuno disponibile a venire qui in questa fase; poi anche noi abbiamo fatto le nostre valutazioni su dove inserire il giocatore mancante in base alle difficoltà che abbiamo avuto. Seguivamo Kupstas da diverso tempo, avevamo l’accordo da un po’ ed è slittato di qualche giorno perché lui doveva sistemare alcune questioni burocratiche con la squadra di provenienza. Era una delle nostre prime scelte, lui è il profilo che più si accordava con le nostre esigenze e le nostre possibilità. Ha grande entusiasmo e ha pure esperienza, perché arriva da sette anni in America dove è arrivato giovanissimo più la mezza stagione nel campionato fuori dal suo Paese. E’ un ragazzo top».
«PERCORSO PIU’ CHE DIGNITOSO»
Dopo la sconfitta nel derby gli Herons hanno avuto un ruolino di due vittorie, quella convincente a Roma e quella già citata con Latina, e due pesanti sconfitte casalinghe, con Salerno e con Ruvo. Con questi risultati Montecatini è scivolata fuori dalle prime sei posizioni, quelle che valgono l’accesso diretto ai playoff. Ecco perché serve da parte di tutti un cambio di passo e l’arrivo di Kupstas va in questa direzione: «In questo momento vorremmo cercare di restare aggrappati alla top-6 ma è una lotta dura, i competitors sono di alto livello e si dividono tra chi un ritmo regolare e chi ha vinto quasi tutti gli scontri diretti ma poi ha regalato punti con le piccole. Vedo La T Gema e Ruvo, oltre a Roseto, con più qualità mentre noi, le romane e la Pielle siamo più altalenanti come ritmo. Il settimo posto non è la zona di classifica che volevamo ma nelle stagioni lunghe è difficile trovare continuità di lavoro e noi non la stiamo trovando con i continui infortuni. Da questo punto di vista non ci è mancato nulla: i guai di Mastrangelo, Sgobba che ha preso l’influenza quattro volte, la distorsione al ginocchio di Chiera, gli acciacchi continui di Natali . . . Queste sono tutte conseguenze del calendario fitto: non andrà meglio in futuro, perché con la partita della prossima settimana inizia un giro di cinque gare in pochi giorni».
La sfortuna sulla quale se la prende coach Barsotti può anche essere figlia della complessa logistica di questa stagione senza PalaTerme, nella quale tra allenamenti e partite è un continuo spostarsi in qua e là per la Valdinievole e non solo. Un aspetto sul quale il tecnico stesso è d’accordo: Barsotti però, memore delle lezioni apprese nella scorsa straordinaria stagione, si mostra positivo per il proseguo. «L’anno scorso è stato un percorso esaltante, qualche inciampo c’è stato ma alla fine abbiamo portato a casa la Coppa Italia e una finale playoff che non era attesa. Quest’anno il livello si è alzato ancora, così abbiamo provato a fare qualche miglioria che però non sta rendendo come avremmo voluto. Non siamo riusciti ad amalgamare il gruppo per bene, perdendo quella costanza che ci aveva contraddistinto in passato. A parte quello di Ruvo però questa squadra non ha avuto scivoloni pesanti, in tutte le altre sconfitte abbiamo sempre lottato fino all’ultimo; l’anno scorso invece ci sono state più partite nelle quali non siamo scesi in campo e questo è un valore aggiunto. E’ chiaro però che siamo sempre un cantiere aperto a causa degli episodi che stanno accadendo intorno a noi; troppo spesso ci siamo dovuti riadattare e ripensare quintetti, abbiamo dovuto gestire situazioni che non avremmo voluto e pure qualche ‘mal di pancia’. In tutto questo però ne è venuto fuori un percorso più che dignitoso».


