L’ex tecnico dell’Hockey Pistoia pensa ad una riforma: «Manca preparazione a livello giovanile, bisogna cambiare tutto il sistema»
Abilità tecniche dei giovani e competenze degli allenatori. Questi sono solo due dei temi affrontati da Filippo Treno, ex allenatore dell’Hockey Pistoia, all’interno della sua ricerca “Giovani? Prendiamoli sul serio”, con la quale ha conseguito il titolo di IV° livello europeo presso la Scuola dello Sport. L’ex tecnico arancione ha effettuato dei test su 71 giocatori under 14 provenienti da 7 squadre, mettendo alla prova la loro precisione al tiro e la loro capacità di controllo palla. Gli allenatori sono stati invece sottoposti ad un questionario di autovalutazione.
Per quanto riguarda i giocatori, i risultati hanno evidenziato una mediocrità piuttosto uniforme in tutte le squadre prese in esame, con una scarsa precisione sia al tiro che nel controllo palla: «Il livello generale è basso, anche se non mancano casi di capacità nettamente superiori da parte di alcuni ragazzi.
Per lavorare bene sui giovani si devono stimolare le capacità coordinative del ragazzo, senza insistere troppo sulla tecnica specifica. Il giovane, soprattutto nei primi anni, deve crescere con serenità e in un clima costruttivo».
I tecnici presi in esame sono tutti ,tranne uno, ex atleti con formazione federale: «Questo non è però sufficiente, solo uno è allenatore di terzo livello, mentre gli altri sono di primo o secondo livello. Buona parte di loro ha inoltre affermato di aver bisogno di aggiornamenti formativi per poter ampliare il proprio bagaglio di conoscenze».
Sono solo le 10 in media le partite effettuate durante la stagione regolare: troppo poche per consentire la crescita di un ragazzo. «In allenamento è impossibile ricreare lo stato emotivo di una partita, che offre adrenalina e carica agonistica.
La gara ufficiale ti porta a essere al 100% delle tue potenzialità, in poche sfide non si può decifrare il vero valore del ragazzo. Serve aumentare il numero delle partite, l’obiettivo non deve essere il mero risultato ma la crescita dell’intero movimento».
Un altro dato che salta all’occhio è la ridotta dimensione internazionale dell’hockey azzurro. La Nazionale infatti manca alle Olimpiadi dal 1960: «Sessanta anni di assenza sono tanti – riconosce Treno – ma finalmente riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel. Dopo tanti anni durante cui la posizione nel ranking è stata variabile, nel 2019 siamo passati dal 37° al 23° posto nella graduatoria internazionale, ottenendo il terzo posto alle Final Series».
La pandemia di coronavirus sta stravolgendo tantissime discipline sportive e l’hockey è tra queste: «Dobbiamo fare in modo che questa tragedia diventi un’opportunità per rivedere tutto il sistema dell’hockey, a partire dai più giovani.
Le problematiche economiche ci portano a non sapere quante società saranno ancora vive il prossimo anno. Ecco perché devono cambiare le strategie societarie, si deve lavorare sul lungo periodo anziché puntare al risultato immediato. Il primo passo è capire che gli investimenti vanno fatti sul settore giovanile e non sui giocatori provenienti dall’estero».



