Dall’arresto del patron tedesco e del garante, al ruolo di Vecchione e Omav. Il gip su De Simone: «Indifferente ai moniti dell’autorità giudiziaria»
Emergono i primi particolari riguardo all’inchiesta di Venezia, che vede coinvolti oltre Maurizio De Simone anche l’imprenditore tedesco ed ex presidente della Pistoiese, Stefan Lehmann. De Simone – come riportato questa mattina dal quotidiano La Nazione – «Ha mostrato di essere totalmente indifferente a qualsiasi monito dell’autorità giudiziaria», scrive il gip Mara Mattioli di Roma, nel motivare l’esigenza cautelare della custodia in carcere del ‘patron’ dell’Us Pistoiese e garante del trust Orange, arrestato giovedì mattina in seguito all’indagine della Guardia di Finanza sulla maxi frode milionaria realtiva ai fondi Ue e del Pnnr. Un’altra vecchia conoscenza dell’ambiente arancione agli arresti domiciliari: si tratta di Omar Vecchione, che risultava capo della società di servizi Omav, anche se in realtà, secondo gli atti, l’amministratore risultava sempre De Simone).
Omav, che insieme ad altre società legate alle vicende arancioni come Digimark, Omega e Ayme Group (società con le quali Lehmann rilevò la Pistoiese dalla famiglia Ferrari), è ampiamente coinvolta nella maxi-inchiesta delle fiamme gialle di Venezia. Frodi che hanno riguardato iniziative progettuali per decine di milioni di euro legati al Pnrr, ma anche la creazione di crediti inesistenti nel settore edilizio (bonus facciate) e per il sostegno della capitalizzazione delle imprese (Ace). Lehmann, tra gli indagati, risulta inoltre avere un ruolo di primo piano nell’organizzazione e nelle carte è definito come «capo promotore dell’associazione e riciclatore del profitto del reato». Per De Simone, invece, si parla di «soggetto partecipe dell’associazione a delinquere, procuratore della Des Group (tramite la quale avrebbe ottenuto oltre 29 milioni di crediti di bonus facciate, di cui oltre 7 ceduti a terzi per una monetizzazione di quasi 5 milioni di euro, ndr) e amministratore di fatto della società Omav».
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sia Lehmann che De Simone, facevano parte della stessa organizzazione criminale e con ogni probabilità hanno studiato a tavolino l’ingresso nell’Us Pistoiese nel gennaio del 2022. Prima con il ruolo principale dell’imprenditore tedesco, con De Simone celato nelle vesti di dipendente amministrativo della società di servizi Omav. In seguito l’uscita di scena di Lehmann e il subentro in prima persona dell’ avellinese, attraverso il trust Orange. Nelle numerose pagine di intercettazioni, secondo gli inquirenti, emergerebbero riferimenti anche a Rino Caruso, ex direttore generale della Us Pistoiese con Lehmann, ma già a fianco di De Simone nell’esperienza al Trapani Calcio.
Il nome della società arancione appare più volte nelle carte, ma senza porre in luce un collegamento diretto alle attività criminose. Da sottolineare, però, che nel 2022 De Simone avrebbe ottenuto dalla Società Simest una cifra pari a 150mila euro di fondi legati al Pnrr, grazie a un bando per imprese. L’impresa da lui amministrata avrebbe percepito questi fondi, mai utilizzati ma successivamente ceduti ad un’altra società che a sua volta li avrebbe girati all’Us Pistoiese. Quanto alle esigenze cautelari – si legge su La Nazione – per la Procura sussiste il concreto ed attuale pericolo di fuga e di inquinamento probatorio sia per quanto riguarda Lehmann, che pur risultando ancora residente a Pistoia «dimora prevalentemente all’estero, ove ha disponibilità di denaro e gestisce attività impenditoriali», sia per quanto riguarda De Simone, «in ragione del ragguardevole numero di atti rogati per le diverse società coinvolte e della riconducibilità allo stesso anche alla società Des Group», nonché per aver continuato a delinquere «anche durante la sottoposizione a misure cautelari non detentive, mostrando così di essere totalmente indifferente a qualsiasi monito dell’autorità giudiziaria».
De Simone, attualmente detenuto nel carcere di Santa Caterina a Pistoia, risulta infatti, essere stato sottoposto dal giugno 2021 a misura cautelare non detentiva dal Gip di Trapani, periodo nel quale secondo il Gip di Avellino avrebbe commesso delle «truffe aggravate ai danni dell’erario relative al ’bonus facciate’». Quanto alla Omav, il Gip ha disposto il sequestro impeditivo delle quote della società in quanto «la libera disponibilità delle stesse potrebbe aggravare le conseguenze dei reati ancora in atto o agevolare la commissioni di ulteriori reati». La stessa Omav, in particolare, «oltre ad essere il principale collegamento tra tutte le truffe ai danni di Simest, è coinvolta anche in altre indagini».




