Conto alla rovescia per la fine della squalifica nei confronti di Johnson. Il ritorno al basket di alcuni suoi predecessori, tra serie A e A2
La squalifica nei confronti di Jazz Johnson scadrà lunedì 4 aprile, il giorno seguente la trasferta di Pistoia ad Orzinuovi. Il folletto di Portland, che si sta già allenando da giorni col gruppo, farà quindi il suo nuovo esordio in biancorosso domenica 10 aprile, in casa con Mantova. C’è naturalmente grande attesa, per l’inizio di un nuovo capitolo che la città e il giocatore si augurano possa essere magico come quello precedente, se non ancora di più. Se da un lato il numero 22 della GTG rappresenta il primo caso di squalifica per doping di un tesserato Pistoia Basket, nelle categorie di vertice della pallacanestro italiana ci sono diversi predecessori. Ripercorriamo alcuni dei più celebri ritorni dalla sospensione agonistica al basket giocato, tra serie A (o A1) e A2.
DUE CASI DI SERIE CADETTA, CORBETT E PICKETT
Tra questi La’Marshall Corbett, che domenica ha battuto proprio Della Rosa e compagni al debutto con la nuova maglia di Treviglio. Dopo le prime quattro stagioni da senior trascorse tra Polonia e Francia, nell’estate del 2015 la guardia dell’88 approdò in Italia firmando con l’Universo Treviso Basket in A2. Il suo avvio di stagione fu incandescente, con 18 punti di media nel record di 8 vittorie nelle prime 10 giornate in una De Longhi ambiziosa, sotto la guida di coach Pillastrini e con un giovanissimo Davide Moretti in uscita dalla panchina.
A fine novembre però Corbett viene trovato positivo alla cannabis in seguito al controllo svolto in occasione della gara con Brescia di qualche settimana prima. Arrivano il taglio da parte del club trevigiano e anche la squalifica per tre mesi. Un fatto che non gli impedì tuttavia di tornare presto in campo sempre nel medesimo campionato. A marzo, a squalifica scontata, il nativo di Raleigh fu infatti tesserato dall’Aurora Jesi, che aiutò a mantenere la categoria a suon di ventelli. Da lì Corbett proseguì fino ad oggi la sua avventura in cadetteria, vestendo varie casacche.
Tim Pickett invece visse sole due annate piene in Italia, nell’allora Legadue. Nella primavera del 2006 l’esterno della Florida fu prelevato dalle fila dell’ASVEL (Francia) e ingaggiato dai Rimini Crabs. Ma dopo sole cinque gare anche lui fu trovato positivo alla cannabis e fu così costretto a terminare sul nascere la sua prima stagione tricolore. La società romagnola gli offrì comunque una seconda chance, proprio come Pistoia con Johnson. La scommessa si rivelò efficace, nella stagione seguente il classe ’81 guidò i biancorossi fino alle semifinali playoff, ultimo apice agonistico del basket riminese. L’anno successivo Pickett restò in Emilia con Imola, per poi girovagare principalmente tra Asia e Sud America.
MARIO BONI E LA PROMESSA MANTENUTA: “TORNERÒ! PIÙ FORTE DI PRIMA”
La storia più nota di tutte nel nostro panorama locale è quella che ha coinvolto la leggenda del basket termale ma anche nazionale Mario Boni. Nel gennaio del 1994, il già due volte capocannoniere della serie A, risulta positivo al doping per una puntura di ricostituente a base di nandrolone fatta in estate. La sanzione della FIP è pesantissima: squalifica per due anni. SuperMario si dichiara innocente e promette a sé stesso e a tutti di rialzarsi alla grande, scrivendo il libro “Tornerò! più forte di prima” con l’aiuto dei giornalisti Sandro Sabatini e Fabrizio Brancoli. Emigra negli USA, cambiando due club, per poi tornare in rossoblù per la stagione di A2 1995/96, grazie alla riduzione della sanzione.
La cavalcata dello Sporting, trascinato dal riaccolto talento di Codogno, si ferma alle semifinali playoff. A Roma nel ’98 rimane coinvolto in un secondo caso di doping, a seguito di un farmaco somministratogli dal medico sociale che si assumerà la piena responsabilità dell’accaduto e dal quale esce completamente riabilitato. Il resto della lunghissima e incredibile carriera di Boni è storia. Compresa la terza avventura a Montecatini vissuta nel 2005/06 col gemello Andrea Niccolai e gli innumerevoli traguardi collezionati tra promozioni (di cui cinque in A1), trofei (Coppa Korac e Coppa di Grecia) e record individuali (tra cui il primato per punti realizzati nei campionati italiani, oltre 20 mila).
QUALCHE EPISODIO NELLA MASSIMA SERIE
Purtroppo negli ultimi mesi il doping è stato un argomento ricorrente in serie A. Sono attualmente squalificati Moraschini e Mitoglou, uno già ex Olimpia Milano l’altro non ancora ma forse anche lui prossimo al congedo. Per non allontanarsi dal tema milanese, anche Christian Burns subì la stessa batosta da giocatore dell’Olimpia nel maggio del 2019. Positivo ad un metabolito del clostebol (steroide anabolizzante), il lungo italo-americano fu tuttavia prosciolto due mesi dopo dal Tribunale Nazionale Antidoping. L’ex nazionale azzurro poté dunque proseguire la propria carriera, fino al ritorno a Brescia, dov’è tutt’ora, con la parentesi del prestito a Napoli con cui l’anno scorso ha vinto i playoff di A2. Tra l’altro battendo al primo turno proprio il Pistoia Basket.
Sfortunato l’episodio che interessa la guardia ora in forza a Tortona Chris Wright. Nel maggio 2016 l’ex NBA è stato squalificato per 3 mesi per rinvenute tracce di Modafinil, farmaco atto a curare la sintomatologia connessa alla sclerosi multipla di cui è affetto. Il classe ’89 era allora in forza a Varese, club che ha poi lasciato per ripartire da Torino nel 2016/17, che mentre Pistoia andava ai playoff per la terza volta in quattro anni chiuse la stagione all’11° posto, complice la doppia cifra di media tenuta da Wright. Il giocatore passò poi le successive annate con Reggio Emilia e Trieste, prima di tornare a Tortona dopo le esperienze in Polonia e Turchia.
Ce ne sarebbero molti altri da menzionare. Darius Johnson-Odom, squalificato a Cremona nel 2018 e ripartito da Reggio Emilia. Per finire col grandissimo Michael Ray “Sugar” Richardson, 8 stagioni di NBA nel curriculum. Nel ’91 lasciò la Virtus Bologna per doping salvo poi non chiudere i ponti con l’Italia, dove vestì in seguito le maglie di Livorno e Forlì. Insomma, Johnson è in buona compagnia. E son quasi tutti casi di giocatori che una volta caduti si sono saputi rialzare. In casa GTG ci si augura faccia altrettanto Jazz, coccolato da compagni, staff e tifosi.



