Il primo derby rossoblù raccontato da tre prospettive diverse

La Gema conquista il derby termale ma a vincere è tutta la città di Montecatini, desiderosa di tornare nel basket che conta

Di Lorenzo Mei

Ma dove sono i pistoiesi? La prima domanda che ti fai, entrando al Palaterme un mercoledì sera di marzo, è quella. Ti sistemi in tribuna stampa sulla linea di fondo, e guardi alle tue spalle. Vedi la curva Est, vedi rossoblù, e ci sei (o ci eri) abituato. Poi però ti volti verso la Ovest, e vedi ancora rossoblù, laddove – in un derby – dovrebbe starci il biancorosso, e questo non ti torna, ti sembra contro natura. Per capire un derby strano come questo servirebbe un libretto d’istruzioni, qualcosa che ti spieghi che per una volta il Palaterme è affollato (pieno è una parola grossa, anzi grossissima, ma nel 2022 è tutto relativo) ma diviso in due. Anche se quasi nessuno, tra quelli sulle tribune, sa bene perché. Un libretto che ti dica che Montecatini è una sola e che questa partita si può raccontare in vari modi, diversi fra loro.

Raccontarla per quello che si è visto sul campo, dopo la palla a due, è molto facile: 37 minuti di dominio assoluto della Gema, che partiva sfavorita e che aveva la panchina falcidiata dagli infortuni, e 3 minuti di illusione, proprio prima dell’intervallo lungo, per gli Herons, che speravano di tornare dagli spogliatoi con la solita carica, e invece si sono sfracellati contro la zona avversaria, mettendo a dura prova la resistenza dei ferri. Se tiri 39 volte da 3 e ne metti dentro 7, perdi. Ma se tiri 39 volte da 3, già sei a rischio, perché vuol dire che l’area colorata per te è impenetrabile.
Una squadra, la Gema, ha fatto tutto bene, affidandosi al talento (e questo si sapeva) ma anche al cuore (e questo era prevedibile) e soprattutto mantenendo le energie fino al 40° nonostante il grande sforzo e l’organico ridotto (e questo invece è il plus offerto dai giocatori di Del Re in una serata magica).

Una squadra, gli Herons, ha fatto tutto male, anche perché ha un sistema di gioco in cui ogni tassello è necessario per ottenerne un altro e comporre il puzzle. Se non difendi fortissimo non recuperi i palloni, se non recuperi i palloni non riesci ad alzare il ritmo, e se non giochi a ritmo alto ti trovi sempre contro la difesa schierata, che non è il tuo pane, e lo è ancora meno quando sotto canestro sei decisamente inferiore e se non ti entrano i tiri da 3.
Non c’è un solo aspetto della partita in cui la Gema non abbia messo ogni cosa dove doveva andare, e alla fine è bello constatare che nella pallacanestro chi si presenta agli esami preparato e non si arrende alla paura di sbagliare, di solito vince.

Il secondo modo di raccontarla, questa partita, riguarda il prima. Gli Herons l’hanno organizzata benissimo, trasformandola in un evento e creando un clima di attesa che non si respirava da svariati anni. Il cartellone gigante davanti al Palaterme, le paginate sui giornali, gli articoli sui siti web, i post sui social, le iniziative di marketing, la diretta televisiva durante e dopo la gara, tutta roba che in C gold probabilmente non si è mai vista. Le magliette celebrative con la scritta “Il primo derby non si scorda mai” sono state una scommessa, e naturalmente oggi per chi le ha fatte stampare assumono un significato diverso da quello auspicato, ma parliamoci chiaro: quelle magliette non alludevano al risultato, non festeggiavano in anticipo una vittoria sentita già in tasca. Quelle magliette salutavano l’evento, una partita tutta nuova, Montecatini contro Montecatini, che però si può leggere anche in un altro modo, ed è il terzo racconto possibile: Montecatini più Montecatini.

Già, perché tra le bellezze di una serata così ci sono state anche tante istantanee: il fairplay in campo tra i giocatori, sempre pronti ad aiutare l’avversario a rialzarsi, i toni mantenuti bassi nonostante quattro falli tecnici alla Gema che hanno testimoniato molta ruggine nei confronti di un arbitraggio effettivamente discutibile, ma nessuno screzio nel rettangolo di gioco, o tra le panchine, o tra i dirigenti, e invece gli abbracci tra i tifosi avversari e la mancanza di cori “contro”. Poteva succedere, perché questa partita qualche scoria di incomprensioni se la portava dietro, perché è impossibile negare che la coabitazione nella stessa categoria, e lo sdoppiamento del basket nella stessa città, non poteva far felici tutti, e qualcuno meno di altri. Ecco perché una serata come questa si può guardare anche come una somma: se non (per ora) di due società e di due squadre, almeno di due passioni che in realtà sono una passione sola, che dura da più di 70 anni e che a quanto pare, seppur messa in crisi dagli anni più duri, dalle retrocessioni, dai fallimenti, dalle sparizioni, alla fine non ne vuol sapere di spengersi.
E sogna che prima o poi, in curva ovest, in un derby, tornino a starci quelli che ne hanno pieno diritto. I pistoiesi, appunto.

Redazione PtSport
Redazione PtSport
La redazione di Pistoia Sport è composta da un manipolo di valorosi giornalisti e giornaliste che provano a raccontarvi le vicende della Pistoia sportiva e non solo con lo stesso amore con cui le nonne parlano dei nipoti dalla parrucchiera.

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