Il sogno di Michele Barbiero, la matricola che vuole fare grande Bottegone

Arrivato quasi per caso presso il club di Athos Querci, prima dello stop Michele Barbiero era al secondo posto con Prima e Seconda Divisione arancio-blu. «Stagione esaltante. Peccato non averla terminata!»

«Molto piacere, mi chiamo Michele Barbiero e sono qui per allenare». Si è presentato così, in punta di piedi, con lo spirito di uno studente al suo primo giorno di scuola, munito di zainetto e dei pochi strumenti necessari ad affrontare un’avventura capitata quasi in maniera fortuita, non certo programmata.

Era l’11 settembre 2019 quando venne ufficializzato l’avvicendamento improvviso sulla panchina della prima squadra del Progetto Volley Bottegone, con lo stesso Barbiero subentrato a Valentina Malucchi, costretta a lasciare per motivazioni personali.

Un cambio di vita radicale, in termini pallavolistici, per il giovane allenatore originario di Grottaminarda (Avellino), il quale, soltanto nella scorsa stagione era solito schiacciare in forza alla Zona Vv.f. Mazzoni, festeggiando la promozione in Serie C. Poi, l’acquisizione del grado “allievo”, quindi la grande occasione per mettersi alla prova offertagli da un club storico della piana, quello di patron Athos Querci, che nello scorso maggio aveva soltanto accarezzato la finalissima playoff per la promozione in Serie D.

Anche quest’anno il sodalizio arancio-blu era partito con buoni propositi, al fine di consolidarsi tra i vertici del campionato di Prima Divisione Territoriale, quindi, in un secondo momento, provare a giocarsela nella lotteria dei playoff, in tutta tranquillità, senza alcuna pressione, con l’animo di chi voleva assaporare a pieno le emozioni che solo questo sport riesce a regalare in prossimità dei match decisivi. Una stagione che, in effetti, fino al 22 febbraio 2020, aveva visto la formazione di Barbiero viaggiare a vele spiegate, in virtù del secondo posto, frutto di 31 punti con 11 vittorie ed un solo k.o. (quello con l’imbattuta capolista Ponte a Moriano).

L’esordiente tecnico campano, però, era stato autore di formidabili risultati anche alla guida della giovane Seconda Divisione del P.V.: dopo sette gare la squadra si trovava in vetta con 17 punti, gli stessi del Porcari Volley, primo della classe con una gara in meno, l’unico ad infliggere una sconfitta alle pistoiesi, peraltro solo al tie-break, al termine di uno scontro di lunghissima durata.

E’ Michele Barbiero uno dei personaggi che si sono fatti preferire per capacità e qualità del lavoro, le quali hanno trovato fondamento nei responsi positivi sul campo, in questa annata particolare per il mondo della pallavolo pistoiese. Attraverso le sue parole, abbiamo rivissuto il film che lo ha visto protagonista in sella alle due compagini di Bottegone.

Michele, com’è stato l’impatto con il Bottegone e soprattutto il passaggio al ruolo di allenatore?

«Ho trovato fin da subito persone molto serie. Inizialmente ero stato contattato per la guida della Seconda Divisione, poi, in seguito, c’è stata la possibilità di subentrare anche in Prima Divisione. Lasciare la pallavolo giocata? E’ stata una scelta sofferta. L’anno scorso, inoltre, allenavo una squadra del campionato Uisp. Quest’estate ho riflettuto sulla scelta da fare perché non avrei potuto portare avanti entrambe le attività, quindi, alla fine, ho preso la mia decisione, determinato ad iniziare questa nuova esperienza».

Che, a quanto pare, si è rivelata soddisfacente con entrambe le squadre a tua disposizione…

«Sì, una menzione particolare va fatta per la Seconda Divisione: un gruppo di ragazze giovani che sono cresciute in misura esponenziale, grazie anche al supporto di alcune atlete esperte ad integrare il roster, formando un bel mix. Emblematica la prima partita contro il Porcari, quando, sotto di due set, abbiamo rimontato fino al 2-2, ed è riemersa la gioia e la voglia di vincere nei volti delle ragazze, che da quel momento non si sono più fermate. Per quanto riguarda la Prima Divisione, è stato un anno travagliato sul piano degli infortuni: a parte la diagonale titolare, negli altri ruoli ci sono sempre stati cambiamenti dovuti alle continue defezioni che non mi hanno permesso di schierare un sestetto tipo».

Hai trasmesso fin dal primo giorno la tua concezione di pallavolo…

«Sì, ho dettato le mie idee, apportando alcuni correttivi rispetto a come le ragazze erano abituate a giocare nella scorsa stagione, specialmente per quanto riguarda i sistemi di difesa e ricezione, concetti mai facili da assimilare. All’inizio non è stato affatto semplice e le prime amichevoli avevano rivelato che c’era ancora tanto lavoro da svolgere. Poi le ragazze si sono abituate e sono state bravissime nel mostrare disponibilità fin dal primo giorno rispetto alle mie richieste. “Dimostrare all’atleta che quel determinato gesto tecnico viene meglio se eseguito nel modo che dico io”, questa una filosofia derivante dai miei trascorsi di atleta, essendo stato allenato da tecnici bravi a farmi comprendere il loro modo di giocare».

Ritieni giusta la sospensione definitiva dei campionati? Quanto è grande il dispiacere per non poter concludere la stagione?

«Uno stop giustissimo. D’altronde era nell’aria ed intuibile anche da qualche scambio di idee avuto con giocatori di mia conoscenza che militano nelle categorie superiori. Detto questo, però, insieme ai dirigenti non nascondiamo un po’ di rammarico, in quanto eravamo in un ottimo momento con entrambe le squadre, dove c’era la sensazione di riuscire a lottare per obiettivi importanti. Noi come seconda squadra favorita per la promozione dopo il Ponte a Moriano? A chi dice questo rispondo che ho una certa esperienza in fatto di playoff come giocatore, perdendo diverse partite dove il favore del pronostico era dalla nostra. I playoff sono sempre una lotteria ed è importante arrivarci nelle migliori condizioni, senza infortuni. Sicuramente in Prima Divisione c’erano le basi per poter concludere il girone al secondo posto, questo sì».

Qual è stata la partita più bella che ti è rimasta particolarmente impressa nella mente?

«Parto dalla gara da dimenticare, che è stata quella con il Ponte a Moriano, unica squadra a batterci (0-3). Loro certamente meritavano il primato, però a noi è rimasto il rimpianto, non poco, per non aver giocato al meglio delle nostre possibilità, senza la dovuta concentrazione, commettendo troppi errori. La sfida più bella ed emozionante è stata quella di Barga (vittoria per 3-2 dopo rimonta da 0-2). Dopo due set persi malamente (il secondo 25-6), ho detto alle ragazze: “Cosa vogliamo fare? Andiamo a casa o iniziamo a tirare fuori un po’ di orgoglio?”. E dal terzo set abbiamo cambiato qualcosa sul piano tattico e le ragazze sono scese in campo con rinnovata cattiveria agonistica, iniziando a fare bene le cose semplici. Ricordo volentieri anche la gara di Lucca contro la Pantera (3-1): dopo essere andata sotto di un set, la squadra ha reagito alla grande, fornendo una bella dimostrazione di forza ed elevato spirito collettivo».

Quali sono i tuoi obiettivi come allenatore? Il tuo futuro sarà ancora a Bottegone?

«Riguardo alla prima domanda, direi che sia ancora prematuro rispondere, dato che ho preso quest’anno il primo grado e dovrò aspettare ancora tanto tempo per acquisire il secondo. Sul futuro, intanto bisognerà capire se si potrà riprendere regolarmente l’attività tra qualche mese, ipotesi non certo scontata. Io ancora a Bottegone? Dobbiamo ancora confrontarci con la dirigenza, ma non credo che ci saranno problemi. Ritrovare le stesse atlete di quest’anno? Mi auguro di sì, anche perché a molte di loro non è andata giù questa interruzione e quindi ci auguriamo di ripartire con maggiore carica. Vincere il campionato? Questo non si può dire (ride, ndr). Però posso affermare con certezza che con un paio di innesti mirati, allora saranno le altre squadre a dover rincorrerci».

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