Il trekking di Pasqua sulle nostre montagne

Alla scoperta del Capanno Tassoni. L’itinerario migliore verrà scelto a seconda delle condizioni di innevamento in quota

In questo lunedì di Pasqua, oltre a sfruttare la neve dell’Abetone, c’è la possibilità di visitare la montagna anche con le passeggiate. Interessante quella che prevede la partenza e arrivo al rifugio Tassoni a meno di 30 km proprio dall’Abetone: l’itinerario migliore verrà scelto a seconda delle condizioni di innevamento in quota (a metà aprile le vette appenniniche difficilmente sono sgombre da neve) e delle condizioni meteorologiche (il tempo in primavera è un po’ pazzerello, si sa!).

In ogni caso, sarà una escursione alla portata di tutti, ma non per questo poco interessante o da affrontare con scarpe e abbigliamento non adeguati.

Attualmente la regione possiede circa 1200 ettari di superficie compresi fra il crinale 00 e il bosco sottostante che costituiscono parte del Parco regionale del Frignano.

Il nome di Capanna o Capanno Tassoni, proviene da una piccola costruzione preesistente al rifugio, probabilmente un ovile che apparteneva nel 1870 (un rogito ne parla) a un certo Giovanni Tassoni, che essendo a  pochi metri di distanza aveva dato, secondo le usanze, il nome alla località.

Nel 1930, quando venne costruito il rifugio, i terreni e i boschi, ora di proprietà della Regione, appartenevano alla famiglia modenese dei Conti Forni.
La Forestale costruì il fabbricato e un piantumaio (ben visibile guardando il rifugio sulla destra ed ora adibito a zona per il campeggio) mediante un contratto di diritto di uso trentennale della superficie interessata.  Alla scadenza il proprietario sarebbe rientrato in possesso del terreno e del fabbricato che avrebbe costituito il “canone” corrisposto per l’utilizzo.

Ma quello che doveva essere un ameno luogo di lavoro si trasformò ben presto in un violento teatro di guerra. La vicinanza della linea Gotica, siamo nel 1944,  che passava proprio sul crinale in prossimità della Croce Arcana e i tumultuosi movimenti della resistenza non risparmiarono neanche il Capanno Tassoni, che divenne il rifugio di un distaccamento di Partigiani. Tante sono le storie di violenza perpetrate dalle varie forze in campo che si narrano attorno al Capanno.., tante le vittime…

Nel 1960, quando ormai le acque si erano calmate, il Conte Giuseppe Forni si ritrovò proprietario di  quello che ora è il rifugio.

Le condizioni della struttura erano ovviamente precarie, visto tutto quello che lì era accaduto e, dopo 2 anni di lavori, grazie all’ impegno del fidatissimo guardiaboschi Giuseppe Lolli, venne aperta come bar e ristorante. Prevalentemente si lavorava con i cacciatori. La caccia al passo in quell’epoca era molto diffusa nella zona. Nel 1973 il Conte Giuseppe fece domanda al Comune di Fanano per qualificarlo come  rifugio alpino, ottenendo parere positivo.

Risale al 1979 l’acquisto da parte della Regione di tutta la proprietà, con l’intento di creare il Parco del Frignano, adibendo il rifugio a centro visite del medesimo parco.
Della sua gestione per i successivi 28 anni se ne occupò la cooperativa La Lumaca.

Nel settembre del 2009 un altro cambiamento. Il rifugio viene messo in vendita e la famiglia Forni, nella persona del conte Giulio, figlio di Giuseppe, che aprì il rifugio, lo riacquista e ne affida la gestione al figlio Clemente, fino al 2017, per poi passare il testimone alla figlia Benedetta.

Il profondo legame sentimentale con questo luogo, con la sua storia e con le genti che prima di noi qui hanno vissuto, sofferto e sono morte per lasciarci una così ricca e bella eredità di storia e di cultura sono lo spirito con cui, nonostante tutto, si andrà avanti.

per info e prenotazioni: 348.6938044

Redazione PtSport
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