La Pistoiese si è lasciata alle spalle la sua peggior stagione dal ritorno tra i professionisti in poi. E adesso dovrà far tesoro degli sbagli fatti per rilanciarsi
“Finalmente è finita”, avranno pensato gli sportivi arancioni dopo l’ennesima debacle della Pistoiese, quella dell’ultima giornata del campionato di Serie C contro l’Arezzo. Si trattava della ventesima sconfitta stagionale: un dato che più di ogni altro riassume alla perfezione un’annata avarissima di soddisfazioni, senza dubbio la peggiore dal ritorno del club nel calcio professionistico.
Di buono c’è stata solo la permanenza in categoria, assolutamente non scontata vista la piega negativa che aveva sin da subito preso la stagione degli arancioni, ottenuta anche grazie all’arrivo in corsa del tecnico Antonino Asta (subentrato a Paolo Indiani) con la complicità dei guai altrui. Perché sì, è vero che senza le penalizzazioni di Lucchese e Cuneo (non contando la radiazione del Pro Piacenza) la Pistoiese si sarebbe salvata comunque, ma è anche vero che se la formula dei playout fosse stata quella tradizionale a 4 squadre, con appena 35 punti gli arancioni vi si sarebbero trovati dentro fino al collo.
(RI) COSTRUZIONE
Se pensate che soltanto l’anno scorso la Pistoiese raggiungeva i playoff (al netto del tragico epilogo di Carrara), il passo indietro è stato evidente. E adesso sarà necessario far tesoro degli errori commessi per ripartire, dando vita a quel piano di rilancio biennale promesso dalla Holding Arancione. Pena l’incancrenirsi di quella spirale negativa che sta attanagliando tutto l’ambiente e che, alla lunga, potrebbe creare danni irreparabili.
Probabilmente sarà Raffaele Pinzani a pagare per tutti, con un nuovo diesse pronto a prendere il suo posto. Vada come vada, sarà vietato sbagliare l’asse portante della squadra: la saracinesca, il leader difensivo, il faro in mezzo e il bomber non possono mancare. Zaccagno, Priola, Hamlili e Ferrari fecero molte delle fortune della Pistoiese della stagione precedente, ma nessuno è stato rimpiazzato a dovere la scorsa estate. È vero, la sfortuna ha colpito duro (leggasi Minardi e Rovini) e da alcuni uomini ci aspettavamo tutti di più (leggasi Terigi, Regoli e Picchi), ma la squadra allestita non aveva la spina dorsale ed è finita inevitabilmente per collassare su se stessa. Soltanto l’arrivo in corsa di Ceccarelli, l’annata dirompente di Luperini e il positivo impatto di Momentè hanno evitato guai peggiori.
GIOVANI SI, MA ARANCIONI
Dunque lo scacchiere arancione dovrà giocoforza contare su alcuni pezzi di sicuro affidamento (dei già citati, Luperini saluterà e con lui probabilmente pure Ceccarelli, mentre Momentè potrebbe restare), accompagnati dalla consueta infornata di giovani talenti da svezzare. In tal senso, provare a confermare i vari Dossena, El Kaouakibi e Pagnini sarebbe sicuramente una buona idea per non gettare quel poco di positivo che è emerso in questa stagione.
Oltre ovviamente a Tartaglione, visto che il nuovo regolamento imporrà una corsia preferenziale per la valorizzazione di giocatori del proprio vivaio. Il centrocampista di San Vincenzo è l’unico che al momento può stare in prima squadra, per questo la società dovrà accelerare il buon lavoro impostato quest’anno con il settore giovanile, investendo tempo e risorse. Il futuro dei piccoli club, non lo scopriamo certo adesso, passa dal settore giovanile. Basta con gli slogan, è ora di dimostrarlo anche a Pistoia.
SENZA TIFO NON È CALCIO
E poi c’è l’aspetto del tifo. Come analizzato dal nostro Federico Guidi, in questa stagione dal punto di vista del pubblico si è toccato il punto più basso, complice anche la chiusura della Curva Nord. Chiusura che, verosimilmente, sarà confermata anche per il prossimo anno, lasciando a disposizione dei tifosi arancioni soltanto la rinnovata (pena la non iscrizione al campionato) Tribuna Ovest.
Senza il proprio dodicesimo uomo dunque, sarebbe d’uopo che almeno il suddetto settore si riempisse di un buon numero di appassionati per provare a dare quella spinta in più che tra le mura amiche è necessario avere. Starà alla società trovare il modo giusto per farlo, magari con una formula economicamente conveniente in fase di campagna abbonamenti che invogli gli scettici e che riconcili con i propri fedelissimi dopo un’annata sciagurata.


