Scinto tra passato, presente e futuro della Vini Zabù-KTM (e non solo)

Luca Scinto ci parla in esclusiva del 2020 e del futuro della squadra di San Baronto, con un occhio anche a Nibali e alle nuove promesse

Luca Scinto, DS della Vini Zabù-KTM, come molti di noi non scorderà facilmente questo 2020. L’anno caratterizzato dal Covid-19, che l’ha colpito a sua volta, ha riscritto totalmente la stagione ciclistica. Nonostante la cancellazione di grandi eventi come la Parigi-Roubaix, la stagione è ripartita con tante riprogrammazioni, fra cui il Giro d’Italia ad ottobre.

La Corsa Rosa 2020, vinta quasi a sorpresa da Teo Geoghegan Hart, è stata sicuramente il miglior palcoscenico per la Vini Zabù-KTM. La squadra infatti ha avuto il suo miglior momento nelle prime battute in Sicilia, in cui Luca Wackermann ad Agrigento e Giovanni Visconti sull’Etna hanno sfiorato un successo di tappa che avrebbe glorificato la stagione. La formazione di San Baronto oltretutto ha piazzato un proprio uomo (spesso Frapporti) in quasi tutte le fughe (in 19 tappe su 21) ed ha inoltre avuto la Maglia Azzurra sulle spalle di Visconti per due giorni, ad inizio dell’ultima settimana.

Gli infortuni dello stesso Giovanni e prima ancora di Wackermann hanno poi pesato sul bilancio finale, senza però nulla togliere al grande lavoro della squadra. Il 2021, dopo i saluti dei due protagonisti del 2020, si prospetta sicuramente differente. Scinto e il team manager Angelo Citracca hanno infatti compiuto una mezza rivoluzione, accogliendo volti giovani come lo svizzero Joab Schneiter e ritrovando vecchi amici come il velocista Jakub Mareczko. Proprio gli ultimi sviluppi di mercato hanno dato il via a questa nostra piccola chiacchierata con Luca. Il DS in questa breve intervista ha anche tracciato un piccolo bilancio del 2020 e si è concesso una piccola previsione su Vincenzo Nibali e sul futuro dell’Italia a due ruote, nel quale intravede una futura promessa.

Ciao Luca, partiamo subito dal prossimo futuro. La piccola rivoluzione in squadra cambierà i vostri obiettivi?

«Non più di tanto. Il nostro obiettivo principale sarà sempre quello di vincere qualche corsa e forse avremo un po’ più di facilità, poiché spesso aiuta avere un velocista in squadra. Il ritorno di Jakub sarà fondamentale in questo e sono contento di riaverlo con noi. Gli abbiamo costruito il team attorno, con Riccardo Stacchiotti che sarà il suo ultimo uomo. Sono sicuro che renderà al meglio e ci farà contenti. Inoltre avremo anche un ottimo passista come Kamil Gradek. Nell’ultima crono del Giro è arrivato ottavo a 28 secondi da Ganna, perciò riponiamo buone aspettative anche su di lui».

Oltre a Mareczko e Gradek avete ingaggiato anche diversi giovani. Qualcuno ti incuriosisce particolarmente?

«M’intrigano tutti perché sono molto interessanti. Joab Schneiter in Svizzera lo vedevano sul livello di Hirschi, poi ha avuto un’infezione ai denti e si è fermato per sei mesi. Ha perso un po’ il treno però sa ancora andare forte. Recentemente ha battuto in un evento in Francia un mostro sacro come Rolland, quindi dovremo tenerlo d’occhio. Poi m’aspetto molto da Simone Bevilacqua, Davide Orrico e Veljko Stojnic, ragazzo che mi ha sorpreso, e anche da Mattia Bevilacqua. Dopo le buone cose in juniores Mattia si è un po’ fermato ma sono sicuro che tornerà ai suoi livelli. Per me chi va forte da giovane col tempo va forte anche nei pro, perciò sono fiducioso. In generale abbiamo una squadra molto giovane però mi entusiasmano tutti e sono molto contento di come l’abbiamo costruita».

Tornando indietro al Giro 2020, hai più rammarico per quel secondo posto di Visconti sull’Etna o per non aver difeso la Maglia Azzurra?

«Sono più rammaricato delle tre fughe che Giovanni non è riuscito a sfruttare. La Maglia Azzurra col senno di poi ci ha fatto peggio che meglio, perché il colombiano (Guerreiro ndr) andava semplicemente più forte. Sull’Etna secondo me Giovanni, che in corsa è uno dei più intelligenti, si è fatto prendere dalla frenesia. Penso abbia pesato il correre in casa e l’avere i tifosi ad incitarlo. Negli ultimi km gli ho urlato diverse volte di risparmiarsi, ma purtroppo ha scoperto il fianco a Caicedo e alla fine è giunto secondo. Inoltre penso che anche in Abruzzo poteva andare diversamente, l’occasione era buona. Il vero Visconti in fuga non perde, per questo ti dico che quello visto al Giro non era del tutto lui».

Anche l’incredibile e sfortunato infortunio di Wackermann ha segnato la vostra corsa…

«Senza dubbio. Uno degli infortuni più sfortunati che abbia visto. Il rammarico poi è forte perché sono stato io ad imporre a lui e a Van Empel di rallentare alla fine. Volevo risparmiarli per il giorno successivo, quando avrebbero potuto far bene. Quell’elicottero è atterrato dove non doveva e ha creato un bel danno sia a Luca che a noi. Sono certo che si sarebbe giocato un successo a sorpresa se non ci fosse stato quell’episodio. Luca era in forma e le occasioni per ripetere Agrigento non mancavano».

Passando al mercato, Fabio Aru è andato ad un soffio dal vestire la vostra divisa. Quanto è stato vicino?

«Posso dire che siamo stati molto, ma molto vicini ad ingaggiarlo. Io ed Angelo gli abbiamo fatto una corte incredibile, nemmeno con mia moglie mi sono spinto a tanto! Però ad un certo punto pensavamo di avercela fatta. Purtroppo abbiamo avuto, egoisticamente parlando, una sfortuna: che la Qhubeka abbia strinto l’accordo con Assos per la sponsorizzazione, altrimenti Aru sarebbe venuto da noi. E non lo dico tanto per dire: Fabio mi ha mandato un lungo e bellissimo messaggio per ringraziarmi del nostro interessamento. Naturalmente non lo rivelo perché è molto personale, però posso dire che mi ha fatto molto piacere. A Fabio auguro il meglio e sono sicuro che se la Qhubeka investirà su di lui tornerà quello di sempre. Sarebbe stata una bella sfida averlo con noi a San Baronto, ma è andata così e non posso che augurargli il meglio».

Per il futuro dell’Italia nei Grandi Giri in chi speri di più tra Filippo Ganna, Matteo Fabbro e Antonio Tiberi?

«Matteo penso sia ancora giovane e abbia bisogno di crescere. Tiberi secondo me è un predestinato però non deve avere furia. Io egoisticamente gli avrei consigliato di esordire in un team giovane, dove avrebbe potuto crescere senza troppe pressioni. Alla fine ha scelto la Trek, facendo un salto in alto fin da subito. Tuttavia sono certo che i loro tecnici sapranno gestirlo e gli auguro di diventare il nuovo Nibali. Le doti ce le ha e se non si brucerà avremo qualcuno su cui puntare. Pippo invece per il momento deve pensare all’immediato: alle Olimpiadi e ai Mondiali sarà una carta importante per noi».

Per il futuro più lontano potrebbe tentare il sogno Rosa?

«Se cambia preparazione e allenamento perché no? Però adesso deve avere pazienza e pensare alle specialità dove è un fenomeno. Per vincere una corsa a tappe dovrebbe perdere almeno 6-7 kg e nell’immediato sarebbe da pazzi farlo. Per il futuro però potrebbe pensarci, ma con le dovute condizioni. Avrebbe bisogno di un anno disegnato apposta per lui, come La Gazzetta fece ai tempi con Moser. Con un Giro ricco di cronometro e salite lunghe ma pedalabili potrebbe essere fra i favoriti sicuramente».

Un’ultima domanda doverosa su Vincenzo: secondo te dovrebbe puntare su una corsa a tappe, su Tokyo o sui Mondiali in questo 2021?

«Senza fare il tuttologo su di lui e senza dare consigli né a lui né al suo team io spero che punti sul Giro. L’ideale per me sarebbe che preparasse l’inizio di stagione cercando la miglior condizione con l’obiettivo Maglia Rosa, per poi concentrarsi sull’Olimpiade. Vincenzo quest’anno non ha fatto testo, l’anno è stato troppo strano. Al contrario dei giudizi che circolano sui social e sui giornali per me ha ancora tanto da dire. Spero proprio che riesca a vendicare quella maledetta caduta di Rio dove era ad un passo dal vincere».

Tutto ciò augurandoci che Tokyo si svolga regolarmente, visti i tanti dubbi che questo virus ci porta continuamente…

«No no, dobbiamo stare tranquilli. I Giochi non verranno rinviati ancora: basta che seguano il nostro esempio. Il ciclismo, con la bolla e la serietà degli atleti, è ripartito ed ha continuato anche col Covid. Abbiamo dato una bella lezione a molti sport e se quest’esempio verrà seguito a luglio ed agosto ci godremo finalmente una grande Olimpiade!».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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