Pistoia Basket, la ricetta di Carrea: «Con sacrificio e motivazione nasconderemo i nostri limiti»

A pochi giorni dal primo allenamento sulla panchina del Pistoia Basket, Michele Carrea presenta il suo nuovo roster e i princìpi su cui è stato costruito. In attesa della guardia…

È emozionato, molto emozionato e anche molto carico Michele Carrea, anche se è bravissimo nel mantenere quell’aura di rigorosità e professionalità che lo contraddistingue, in attesa di scatenare a gara in corso l’animale da parquet che è in lui. 

Emozionato, dicevamo, e non potrebbe essere altrimenti visto che si destreggia tra la nascita del figlio e i preparativi per l’esordio in Serie A. «Ci siamo dovuti reinventare perché tutto era pronto per far nascere Filippo a Biella – ci racconta Carrea – invece è nato a Milano e adesso è qui a Pistoia. Avercene, comunque, di questi problemi» ride. «L’emozione di esordire in Serie A è qualcosa che cresce di giorno in giorno così come la voglia di mettersi a lavoro. Non sono un amante delle sessioni di mercato, mi piace allenare, mi piace la partita…quando la giostra inizia a girare, insomma».

Il mercato gli ha fornito (anche) la possibilità di assaggiare l’ambiente societario e conoscere meglio i colleghi dello staff. Sambugaro a parte, con il quale fa tandem da diverso tempo. «È stata una collaborazione alta e qualificata e c’è stata condivisione totale. Abbiamo fatto un lavoro di quantità e qualità seppur con le difficoltà di chi non si conosce dovendo limare alcuni aspetti. Ognuno, comunque, ha fatto la sua parte. Di Fabio Bongi avevamo più di un’informazione ed è un allenatore con un vissuto importante in questa Lega. Luca Angella lo abbiamo scelto tra chi si è proposto per questo ruolo e da subito ha dimostrato voglia di mettersi in gioco e farsi trovare pronto. C’è stata condivisione totale e ci siamo ritagliati dei momenti per essere a Pistoia tutti assieme».

Un mercato che è quasi giunto al capolinea e che ha viaggiato su un binario ben delineato, di cui “Sambu” e Carrea non hanno mai fatto mistero. «Quello dell’attitudine – spiega il neo coach biancorosso – scegliendo giocatori che si metteranno a totale disposizione dentro e fuori dal campo, soprattutto in difesa, dove nessuno avrà deleghe ma tutti una piccola parte di responsabilità. Sotto il profilo psicologico abbiamo cercato atleti che avessero una extra-motivazione: chi ha firmato vorrebbe vivere una stagione diversa. Se questa valutazione si rivelerà giusta allora riusciremo a nascondere alcuni dei nostri limiti. Abbiamo cercato di costruire un roster che regga la fisicità del campionato perché questo è un gap che non puoi permetterti; così come dovremo subire meno punti possibile, imprescindibile quando lotti per salvarti. Per il resto dovrò essere bravo a tagliare il vestito adattandolo al corpo della mia squadra».

Un ultimo tassello e poi i pezzi del puzzle ci saranno tutti e si dovrà “solo” lavorare per metterli insieme. Cosa serve per completare la squadra? «Una guardia che segni – risponde – che sappia giocare il pick and roll, che abbia la capacità di creare un vantaggio per se o per la squadra. Da questo non si prescinde. Ci sono poi altre caratteristiche che non disdegniamo: l’attitudine difensiva, buona percentuale da tre e anche la capacità di portare la palla perché non possiamo spremere Dowdell».

In attesa che il mercato porti al PalaCarrara questo profilo, dal 13 agosto lo staff biancorosso si metterà al lavoro sul campo e già il 18 andrà in scena il primo test. Si avvicina, quindi, il confronto con un pubblico innamorato ma deluso: «Tutte le occasioni di avvicinamento tra la squadra e la gente – conclude – sono gradite; abbiamo bisogno di tanto lavoro e della pazienza di tutti. Quello che vogliamo dimostrare è che siamo disposti a dare tutto per questa società e questa città. Coloro che vorranno venire al nostro primo allenamento saranno i benvenuti perché non vediamo l’ora di dimostrare la voglia di lavorare che abbiamo».

Prima di lasciarci, proviamo a strappare al coach qualche giudizio sulle avversarie, un esercizio pericoloso in questo periodo. «L’unica riflessione che può essere fatta, non essendo chiromanti, è che l’arrivo di alcuni campioni rappresenta un bene per il basket italiano ma contribuisce ad ampliare la forbice. Guardo a ciò che abbiamo fatto noi e non in casa degli altri. In sede di mercato abbiamo esplorato tutto l’esplorabile cercando di combinarlo assieme. Abbiamo valutato, tutti insieme, ogni giocatore secondo la componente fisica, tecnica e mentale; lavorando con pazienza. Quanto saremo riusciti a fare un roster competitivo lo dirà il campo, quello che mi auguro è che a questo gruppo di uomini venga data l’opportunità di dimostrare di avere a cuore il destino del Pistoia Basket».

Matteo Lignelli
Matteo Lignelli
Giornalista pubblicista e laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Bologna. Scrive per Pistoia Sport, Giornale di Pistoia e Corriere Fiorentino

RISPONDI

Inserisci il tuo commento
Il tuo nome

LE ULTIME

Leggi anche

Pubblicato il bando per la riqualificazione dell’impianto sportivo “Edy Morandi”

L'avviso riguardante l'Edy Morandi comprende l'affidamento in concessione della progettazione esecutiva, l'esecuzione dei lavori di riqualificazione e la...

Seconda, Olimpia – San Felice atto quarto: sarà la volta buona?

Visto il meteo favorevole, Olimpia e San Felice dovrebbero finalmente disputare il loro derby dopo un mese di...

Volley C, ritorno al successo del Bottegone, Blu Volley sempre prima

Due bei 3-0: quello del Bottegone su La Bulletta rianima la salvezza, quello della Blu a Firenze la...

Basket montecatinese in lutto: è morto Bruno Niccolai

Padre di Andrea e Gabriele, è stato allenatore e figura fondamentale nello sviluppo del settore giovanile termale di Riccardo...