Istantanee Olimpiche con Paolo Nucci – Episodio 3

Terza puntata del diario su Tokyo2020 in collaborazione con il fotografo Paolo Nucci. Essere testimone di qualcosa di grande

Il fotografo è uno che di mestiere aspetta e rispetta gli appuntamenti con la storia, per catturarla all’istante. Un lavoro meraviglioso, che tuttavia come tanti altri lavori comporta grandi sacrifici. Organizzazione maniacale, cura dell’attrezzatura, disponibilità ad essere sempre in movimento, conoscere le storie per scegliere, se possibile, su cosa puntare. Dietro ad uno scatto ci sono atti preparatori altrettanto importanti, che rendono il gesto finale non un colpo isolato bensì la naturale prosecuzione di quanto pensato studiato e fatto in precedenza.

Si potrebbe pensare, errando, che fotografare la vittoria dei due ori di Tamberi e Jacobs non sia stato poi così difficile. L’avvenimento è già straordinario in sé, si potrebbe pensare, che basta concentrarsi su cosa succede. Le esultanze, le emozioni, gli abbracci, i sorrisi, ancor prima di tutto lo sforzo della gara. C’è però un elemento che confuta irrimediabilmente questa teoria: il tempo. Tra l’oro di Tamberi e quello di Jacobs sono trascorsi pochi minuti. Mentre il centometrista stava aspettando lo sparo pronto ad esplodere la falcata e a regalarsi e regalarci un sogno, il saltatore stava urlando come un pazzo sdraiato a terra celebrando la propria impresa.

Ecco, qui Paolo Nucci è rimasto freddo, lucido. Ha seguito entrambi gli atleti, con macchine fotografiche diverse. Li ha tenuti nel mirino come un cecchino, un cecchino di gioie sportive. E poi, dopo il secondo oro, di obiettivo ne è bastato uno solo, per riprendere quell’abbraccio che rimarrà tra le figurine più preziose dell’album sportivo di noi italiani. Canalizzare nelle foto l’emozione vissuta in tempo reale, far sì che l’energia passi attraverso il telaio della macchina e colga gli attimi, quelli con la A maiuscola.

“Questa è Storia. Queste sono le foto che sogni tutta la vita di poter scattare” recita il post di Paolo con le foto di Tamberi e Jacobs. Lo sport è questa roba qua, quando pensi di averne viste tante, quasi tutte, ti sorprende. Pesca nel mare dell’irripetibile e ti fa battere forte il cuore, anche se sei un fotografo alla quinta Olimpiade in carriera. Tuffiamoci allora nei momenti salienti degli ultimi giorni giapponesi vissuti da Paolo Nucci, quelli che l’hanno portato davanti alla leggendaria doppietta iridata.

UNA PARENTESI DI NORMALITÀ

Sentiamo Paolo Nucci mentre arriva allo stadio di atletica, nella giornata di domenica. In Italia sono le 10 e 30, a Tokyo le 17 e 30, mancano poche ore e il cielo si tingerà d’azzurro. «Sono arrivato ora allo stadio, tra un’ora e mezzo iniziano le gare. Oggi finalmente ho mangiato a tavola – dichiara tronfio dopo giorni di pasti consumati al volo in camera – ero fuori coi miei amici giapponesi. Uno di questi ha vissuto una decina d’anni negli Stati Uniti, seguiva i giocatori di baseball giapponesi nella Major League per il giornale. Più o meno come me in Europa con i loro calciatori (Nakata, Nakamura, Nagatomo, nda), anche se io non mi sono dovuto trasferire. Poi lui con la pandemia è tornato qua. Lui ed un altro collega mi hanno portato in macchina, perciò non solo ho mangiato fuori ma ho visto anche un po’ di Tokyo».

Paolo Nucci con i colleghi del quotidiano giapponese

Paolo c’aveva già spiegato che per gli addetti ai lavori il centro urbano di Tokyo era pressoché un miraggio. Per questo la pausa pranzo ha avuto per lui il sapore dell’eccezionalità. «Abbiamo fatto strade che normalmente gli autobus non fanno, come passare davanti al palazzo imperiale. Mi è parsa una città poco affollata, proprio per la pandemia. Poi alle 20 c’è il coprifuoco e chiude tutto. Ho visto una fila enorme di persone a vaccinarsi, tutti in ordine e in fila, molti anziani. Sono un po’ in ritardo rispetto ad altri paesi – commenta l’obiettivo di Lamporecchio – e stanno cercando di incrementare la campagna. Qui la mascherina la usano sempre e da sempre, da molto prima del Covid. Oggi a pranzo la tenevano tutti anche seduti a tavola, togliendola solo all’arrivo delle portate. Vedo molta attenzione in giro, speriamo che aiuti a calare i contagi anche qui».

ITALIA-NIGERIA DI BASKET, UNA QUALIFICAZIONE STORICA

Prima dei due prodigiosi risultati nell’atletica, ad entrare negli annali c’aveva già pensato l’Italbasket il giorno precedente. Battendo la Nigeria per 80-71, Melli e compagni si sono qualificati ai quarti di finale, in programma per domani martedì 3 agosto ore 10 e 20 italiane contro la Francia. Paolo ha vissuto dal vivo Italia-Nigeria. «È stata una bella soddisfazione e anche una bella partita. Combattuta, equilibrata, un po’ sofferta. Un evento storico per la nostra pallacanestro a cui ho avuto davvero piacere di presenziare». In effetti non eravamo nelle prime otto squadre olimpiche da 17 anni, quando ad Atene 2004 vincemmo la medaglia d’argento, sconfitti solo in finale dall’Argentina di Manu Ginobili.

Più storico di così.. «Il feeling si sentiva. Poi il basket mi è sempre piaciuto tanto. I ragazzi erano felicissimi, tra l’altro ero vicinissimo alla nostra panchina. Si sono sempre incitati, anche Gallinari che è rimasto diverso tempo a sedere l’ho visto molto partecipe e preso, può sembrare ovvio ma non lo è. Adesso ci sta tutto, magari a cuor leggero anche un altro esplois». Eh sì, sarebbe davvero meraviglioso. Siamo già contenti ma ce lo auspichiamo comunque. Anche Gianmarco Tamberi detto “Gimbo”, che di palla spicchi è appassionato ed ex giocatore. Per conferma chiedere a chi era al PalaCarrara al Trofeo Bertolazzi 2017, quando scese in campo con la maglia di Siena e segnò anche due punti.

L’Italbasket festeggia dopo la vittoria con la Nigeria

LA DOPPIETTA DI ORI NELL’ATLETICA

Tamberi che insieme a Jacobs ha sancito il culmine dell’efficacia di Paolo come talismano. Dopo tutte le medaglie azzurre a cui ha infatti assistito il fotografo (8 in tutto tra le due di judo e le 6 del nuoto), le ultime vittorie dell’Italbasket e del Settebello, anche i due ori nell’atletica. «Qualche anno fa in una serata del genere avrei rischiato di farmi trasportare dagli avvenimenti senza coordinare bene il tutto. Invece è andato tutto bene, avendo la fortuna di essere anche in buona posizione son riuscito a seguire entrambe le finali con le macchine fotografiche settate nel modo giusto» racconta disteso mentre rilascia l’adrenalina post gara.

«Nonostante sia stato tutto frenetico, uno dietro l’altro, è andato tutto liscio. Grazie all’esperienza che si acquisisce negli anni, che ti permette di rimanere lucido». Anche perché se si è italiani, per restare concentrati sul lavoro di fronte a ciò che è accaduto serve un contegno da zen. «Tamberi pensava di essere arrivato secondo, poi il giudice ha fatto decidere loro due (Tamberi e il qatariota Barshim, nda) se fermarsi o continuare. Hanno deciso di fermarsi con l’oro a pari merito, allora lui ha iniziato a saltare piangere e urlare. Stargli dietro non era semplice, nel frattempo stava per partire la finale dei cento metri che c’ha regalato un’altra grandissima gioia. Incredibile». Già, incredibile ma vero. Verissimo, probabilmente irripetibile, quindi ancora più bello.

L’OLIMPIADE DI PAOLO NUCCI SI CHIUDE CON LA LOTTA

«Alla fine il tennis non l’ho fatto, perché è uscito anche Djokovic per cui c’era meno interesse da parte del giornale. In questi ultimi giorni seguirò la lotta, fino a giovedì». Paolo si è trasferito a Chiba, per seguire le gare, che è ad un’ora di macchina da Tokyo. Ha l’albergo lì, in modo tale da non dover fare avanti e indietro. «Fino a giovedì farò solo lotta. Venerdì noi addetti ai lavori italiani andremo a cena dall’ambasciatore italiano a Tokyo, che c’ha invitati. Sabato mattina ci saranno le finali di pallavolo femminile, sperando che ci sia l’Italia. Se non ci sarà l’Italia e nemmeno il Giappone non andrò» dice quasi in tono scaramantico. «Poi monitoro in generale, se ho dei buchi vedo di andare a qualche gara dell’Italia negli sport di squadra come ho fatto finora». Bravo Paolo, vai dappertutto, che l’Italia vista nelle tue foto ci fa sognare e ci commuove.

ISTANTANEE OLIMPICHE: PROLOGOEP. 1EP. 2 – EP. 3

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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