John Biagini a Capo Nord, il sogno che si avvera assieme al trionfo azzurro

A poco più di due mesi dalla partenza, John Biagini è giunto in capo al continente. Notti magiche al quadrato per il 29enne valdinievolino

Signore e signori, è arrivato. Anche se lo sanno già tutti, ormai. John Biagini ha coronato il proprio sogno, piazzando la bandierina a Capo Nord, in Norvegia, ultimo avamposto di civiltà europea. Un’idea partorita mesi fa e pianificata al dettaglio, sfociata nella partenza da Montecatini dello scorso 3 maggio. 68 giorni dopo John ce l’ha fatta, portando a termine la sfida sportiva e di vita a cui si è felicemente sottoposto. Perché sul piano del viaggio, beh in quel senso aveva già vinto. Lo ha fatto tappa dopo tappa, riempiendo il suo bagaglio umano di storie e di esperienze indimenticabili.

Ma i traguardi, metafore dei nostri limiti di esseri umani e al contempo pretesti narrativi di gesta eroiche, esistono per essere tagliati. In quanto viaggiatore autonomo e scevro da qualsiasi gara agonistica, il proprio traguardo John se lo è scelto da solo, arbitrariamente. Sapendo di potercela fare, ma spostandolo all’estremità continentale proprio per mettersi alla prova. La prova è ufficialmente superata. Il suo corpo e la sua mente lo hanno portato esattamente dove il suo cuore era fuggito sognando. John ha ritrovato quella parte di sé a Capo Nord, un’epifania emozionante per lui e per tutti coloro che gli sono vicino o anche che lo hanno semplicemente seguito sui social.

L’emozione è incontenibile e addirittura doppia, con il trionfo della nazionale italiana agli europei di calcio. Un felice parallelismo, quello tra la vicenda di John e quella dell’Italia, segnata da due curiosità. Una di carattere storico-geografico, l’altra dalle dimensioni biografiche e sportive. Il filo che unisce il Belpaese al punto più a nord dell’Europa continentale porta a Francesco Negri da Ravenna, scrittore e primo viaggiatore in assoluto a raggiungere Capo Nord, nella seconda metà del XVII secolo. L’altro tassello è costituito dal legame quasi familiare tra John Biagini e il leggendario calciatore montecatinese Amos Mariani (1931-2007), a cui il ciclista giramondo è particolarmente affezionato in quanto compagno della nonna e tra le figure di riferimento della sua infanzia.

La carriera dell’ala termale fu di livelli apicali, con militanze in club come Fiorentina, Milan, Lazio, Napoli e altri ancora. Ma è con la maglia azzurra della nazionale che Amos segnò nel tempio più importante del calcio occidentale, lo stadio di Wembley. In occasione dell’amichevole con gli inglesi del 6 maggio 1959, Mariani siglò il goal del definitivo 2-2. Proprio a Wembley, domenica sera l’Italia del ct Roberto Mancini ha battuto ai rigori i padroni di casa, aggiudicandosi il titolo di campione d’Europa. Un appuntamento con la storia che Biagini non ha voluto perdere, seguendo la cavalcata degli azzurri da cima in fondo, durante i suoi giri in Scandinavia. E si è sintonizzato talmente tanto con le emozioni dei calciatori italiani da rivedere il proprio tragitto nel percorso fatto da Chiellini e soci.

Non ci poteva essere epilogo migliore di questo per John, che ha festeggiato il successo degli azzurri il giorno dopo aver raggiunto il monumentale globo di Capo Nord raffigurato nella foto. Peraltro, nell’ultimissimo tratto, anche con qualche difficoltà per causa di forza maggiore. Giusto per rendere ancora più catartico ed eroico il momento dell’arrivo. Si spera, infatti, che il più delle volte il coraggio e la convinzione nelle proprie idee vengano premiati dal destino, qualora ce ne fosse bisogno. Che sia un lungo viaggio in bicicletta, un campionato europeo di calcio o qualunque altra sfida soprattutto con sé stessi.

Per tutti i dettagli sull’arrivo di John Biagini a Capo Nord, sulle sue parole, gli aneddoti e i suoi prossimi spostamenti, ecco il diario di viaggio aggiornato.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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