Biagini goes to America: l’arrivo a Santa Monica ed il bilancio finale

In questo diario abbiamo seguito l’avventura di John Biagini: il viaggio in bici da Montecatini sino al molo di Santa Monica a Los Angeles

17/07 – LA FINE DEL VIAGGIO

Ci sono voluti tre mesi, ma n’è valsa la pena. John Biagini, partito lo scorso 15 aprile da Montecatini in sella alla sua fedele Bianchi, ha raggiunto Los Angeles nel pomeriggio di martedì 16 luglio. Un viaggio indimenticabile che l’ha visto dapprima attraversare l’Europa (Svizzera, Germania, Francia, Lussemburgo, Belgio e Regno Unito i paesi visitati) nel primo mese e poi, dopo la settimana in crociera sull’Atlantico a bordo della Queen Mary II, iniziare da New York la cospicua parte americana.

DALLA COSTA EST ALL’OVEST IN DUE MESI

Biagini dalla Grande Mela ha puntato alla mitica Route 66 che ha imboccato a Saint Louis dopo aver pedalato, e persino guadato due torrenti nel West Virginia, nel Middle East nelle prime settimane. Seguendo la celeberrima interstatale l’avventura è proseguita sino negli stati del sud, in pieno deserto. Proprio per superare il clima rovente (in alcuni giorni le temperature hanno toccato i 50 gradi) e per raggiungere cittadine e motel fuori percorso, il ciclista giramondo si è avvalso dell’aiuto del suo amico Manuele che per due settimane l’ha seguito e supportato in auto.

Al molo di Santa Monica, termine della Route 66, Biagini ci è arrivato dopo aver attraversato quindici stati statunitensi e percorso una media di poco più di 100 Km a tappa (quasi nove mila in totale). Un’impresa epica che bissa l’avventura a Capo Nord di tre anni fa, alla quale purtroppo non si è accostata una vittoria degli Azzurri che stavolta si sono fermati ben prima del magico 2021.

«Uno dei pochi rimpianti che ho – commenta John – ma alla fine era giusto che uscissimo agli ottavi e che vincesse la Spagna, la squadra migliore del torneo per distacco. Fra l’altro una delle ultime località che ho visitato è stata proprio Pasadena dove c’è il “Rose Bowl”, lo stadio in cui trent’anni fa esatti si giocò la finale Italia – Brasile del Mondiale 1994. Il ricordo del rigore di Baggio accostato a quest’Europeo di certo non ha aiutato».

IL FONDAMENTALE SUPPORTO DI MANUELE

Tolta la delusione per la Nazionale, Biagini ha avuto tanto per cui sorridere nell’ultima fase dell’avventura, passata nelle calde distese di Texas, New Mexico, Arizona e California. «L’aiuto di Manuele è stato fondamentale soprattutto a livello logistico. Grazie a lui posso dire di aver completato questo viaggio senza aver percorso un solo chilometro in bus o in macchina. In tre mesi ho saltato solo quel passo in Svizzera, superato con un treno per la neve. Quasi quasi ad agosto vado a rifarlo in modo da completare al 100% il percorso!».

Avere una spalla, nei luoghi sperduti del sud, è stato molto utile. «Con lui ho potuto raggiungere alberghi che non erano vicinissimi. Ogni volta comunque ci siamo segnati il punto in cui m’ero fermato per poi riprendere l’indomani senza nemmeno saltare un metro. Inoltre, quando ho forato ben otto volte negli ultimi dieci giorni, grazie a lui sono stato in grado d’andare in un negozio di Santa Fé, che era a parecchi chilometri di distanza, per comprare le camere d’aria necessarie a superare quest’imprevisti. Ovviamente infine è stato una grande compagnia con cui mi sono goduto anche una giornata al lago Havasu ed una serata a Las Vegas».

BIAGINI E L’INCUBO FORATURE

Proprio le forature sono state il principale grattacapo dell’ultima fase, visto che John ha pedalato spesso all’alba per evitare il caldo infernale del pomeriggio. «Negli USA, tolti alcuni tratti dove si deve passare dalle cosiddette service roads, si può percorrere le autostrade interstatali con le bici. Il problema è che nella corsia laterale c’è molta sporcizia con i ferretti degli pneumatici dei camion a farla da padrone e dunque, col caldo che poi incolla la gomma sull’asfalto, è quasi impossibile evitare tagli. Tolta una foratura a New York le altre otto di questo viaggio, fra cui tre in un giorno, le ho patite tutte nelle tappe desertiche».

IL BILANCIO DEL VIAGGIO NEGLI USA

«Inevitabilmente – prosegue Biagini – la parte nel sud è stata la meno avvincente per tutti questi pensieri. Anche se l’Arizona mi ha sorpreso: pensavo offrisse più desolazione ed invece ho trovato tanti bei luoghi. Al contrario i primi giorni in California, quando sono passato dal deserto del Mohave, sono stati più difficili del previsto. Il navigatore mi ha poi complicato tutto ulteriormente a San Bernardino, dove ho dovuto affrontare quattro chilometri tra le collinette con la bici in spalla ed i piedi immersi quasi completamente nella sabbia».

Nel trarre un bilancio della sua avventura americana, John confessa che i primi giorni fra Pennsylvania, West Virginia e Maryland sono stati i migliori. «Come scenario sicuramente. Ogni giorno vedevo qualcosa di particolare ed ho anche attraversato foreste o parchi in cui ti sentivi nel pieno della natura. Una sensazione che comunque ho vissuto anche nel deserto e nella fase intermedia in Missouri ed Oklahoma. Tuttavia il pensiero per il caldo e la scarsità di centri abitati nel primo caso ed il vento con la paura di un’allerta tornado nel secondo mi hanno fatto godere un pochino meno quella parte di viaggio».

CAPO NORD RESTA ANCORA INDIMENTICABILE

Gli USA hanno senz’altro offerto un grande banco di prova, eppure l’impresa di Capo Nord del 2021 per alcuni aspetti resta ancora inimitabile. «A livello fisico sicuramente è stata un’avventura elettrizzante. Sono passato nel giro di tre mesi dalla neve in Svizzera ai 50 gradi del Mohave e, soprattutto negli USA dove avevo l’obiettivo di raggiungere Manuele a luglio, non mi sono mai fermato nonostante facessi oltre 100 Km a tappa. Neanche a casa, dove a tre giorni sui pedali ne alterno uno di completo riposo, mi metto alla prova così».

«Tuttavia tre anni fa era tutto più epico. Era una vera e propria fuga dal Covid e da una routine che m’opprimeva. Inoltre non avevo nemmeno la sicurezza di arrivare alla meta: quando m’avvicinavo ad una frontiera temevo che mi fermassero o che un tampone non andasse nel verso giusto».

«Non a caso – conclude l’analisi Biagini – quando giunsi a Capo Nord mi scappò una lacrima, mentre ieri quando mi sono fermato al cartello del molo di Santa Monica ho sì esultato, ma con molta meno commozione. Ho avuto tanti imprevisti da risolvere, però ero molto più tranquillo soprattutto per la sicurezza di arrivare alla conclusione. È stato uno splendido e duro viaggio, ma l’epicità, l’adrenalina della prima volta e la costante ansia di tre anni fa non c’erano». 

BIAGINI TORNERÀ LUNEDÌ IN ITALIA

Ci sarà comunque tempo per ripensare a questa splendida avventura che proseguirà, con molto più relax, ancora per alcuni giorni. «Ho preso una camera in affitto per due notti, mentre da domani sarò ospitato da un conoscente fino a domenica quando avrò il volo per Roma. Atterrerò in Italia intorno alla tarda mattinata, per poi tornare a Montecatini nel pomeriggio».

Nel futuro c’è l’idea di una nuova impresa? «Sicuramente non è stato il mio ultimo viaggio in bici. Tuttavia per qualche mese non voglio pensare a nulla. Gli Stati Uniti erano un sogno che avevo da tempo e che ho finalmente potuto realizzare una volta che le restrizioni si sono allentate. Ci sono ancora tanti paesi ed almeno due o tre continenti che vorrei visitare, ma almeno per tre anni non credo di ripartire. La Bianchi ovviamente non prenderà polvere ed anzi sarà in azione ancora per tanto tempo. Tuttavia per almeno un paio di anni viaggerà sul suolo italiano o al limite su quello europeo».

29/06 – BIAGINI È ARRIVATO NEL TEXAS

Prosegue il viaggio di John Biagini sulla mitica Route 66. Quasi due settimane dopo aver imboccato la mitica interstatale, il montecatinese ha fatto il suo ingresso nel Texas dopo esser passato da tre stati: Missouri, Kansas ed Oklahoma. Proprio in quest’ultimo, insieme a Saint Louis in cui l’avevamo sentito la scorsa volta, Biagini ha visitato le due città più grandi di questa fase: Oklahoma City e Tulsa.

Al di là di questi grandi centri abitati la routine nelle giornate più rurali non è cambiata granché: ogni tappa ha avuto in media una durata di circa cento chilometri, con sosta per il pranzo a metà percorso e riposo notturno nei motel. Una monotonia spezzata proprio nelle due città più grandi quando si è riunito a Tulsa col suo amico Andrea, che vive a Houston, il giorno di Italia – Croazia ed a Oklahoma City quando è stato ospitato da Steven, cugino del suo amico Edoardo.  

CALDO PIÙ FORTE E SEGUGI PERICOLOSI

«A parte il clima che si è fatto più rovente – racconta John – le tappe hanno seguito più o meno lo stesso copione. Per fortuna comunque non sono incappato in sterrati pieni di buche o nei boschi più folti come in West Virginia ma sono sempre rimasto sulla strada principale, anche se spesso ho trovato dei tratti d’asfalto fatiscenti abbandonati un po’ a se stessi».

«Sono rimasto stupito inoltre delle tante carcasse in cui mi sono imbattuto, soprattutto armadilli, un animale che non avevo mai visto e che mi aveva sempre incuriosito, e serpenti. Chiaramente di sera cercano di attraversare e spesso e volentieri gli automobilisti non riescono ad evitarli. Per il resto l’unico animale selvatico che ho incontrato da non molto lontano è stato un coyote in Missouri mentre rientravo in motel dalla cena. Fortunatamente era dall’altra parte della strada e poi si è dileguato».

Più grattacapi gliel’hanno dati i grossi cani da guardia, un problema che si era fatto sentire sin dalle prime pedalate in New Jersey. «In questi luoghi non tanto popolati, non essendo abituati ad avere compagnia, non appena vedono qualcuno passare lo inseguono e quasi mai sono legati o tenuti a bada dai padroni. È seccante averci a che fare, però voglio vedere il lato positivo: ogni tanto ho una scossa d’adrenalina per aumentare il passo».

BIAGINI ASPETTA L’ARRIVO DI MANUELE

Il caldo sempre più asfissiante è il preludio alla fase più delicata del viaggio: il passaggio nelle zone desertiche fra Texas, New Mexico, Arizona e Nevada in cui Biagini verrà seguito per tredici giorni in auto dal suo amico Manuele, col quale si ricongiungerà in queste ore.

«La prima tappa che affronterò col suo supporto sarà quella di domenica. Inizialmente avevamo pensato di pedalare di notte ma ho notato che le ore più difficili sono quelle pomeridiane ed anche le serali fino alle 23. Perciò penso che cambieremo programma: pedalerò la mattina dalle 7 sino alle 13 e magari sfrutteremo il resto della giornata per visitare qualche luogo che incrocerò come i canyon. Con lui mi sposterò nelle aree più popolate perché sulla Route d’ora in poi di stazioni di servizio o motel non ce ne saranno tantissimi. Tuttavia, a parte alcune zone interdette alle bici, punterò a fare chilometri in auto solo se strettamente necessario».

LOS ANGELES È SEMPRE PIÙ VICINO

«Sicuramente avere lui al mio fianco sarà un grande aiuto viste le condizioni che sono sempre più estreme. Già ora ci sono 30 gradi la mattina presto col termometro che poi sfiora i 40 nelle ore del primo pomeriggio. Ho dovuto persino comprare un paio d’occhiali da ciclista, che non amo indossare e che non ho mai portato, perché altrimenti facevo fatica con la vista e di conseguenza avevo delle emicranie atroci. Io adoro il caldo e tutto sommato mi trovo a mio agio, però tali accorgimenti sono necessari».

A poco di un mese dallo sbarco a New York, si può dire che John sia ufficialmente entrato nella seconda fase del viaggio. «Ho già prenotato il volo di ritorno a fine luglio. Spero di non dover modificare l’ordine ma comunque penso di essere quasi alla metà esatta dell’avventura. Tutto sommato, nonostante il vento sia stato anche in questi giorni sulla Route quasi sempre a sfavore, mi sento fresco come se fossi all’inizio e m’auguro davvero di non patire la fatica tutta insieme. I giorni nel deserto saranno tosti ma, visto che avrò compagnia, sono tranquillo. Chissà quante risate ci faremo!».  

16/06 – LA ROUTE 66 DOPO BEN OTTO STATI ATTRAVERSATI

John Biagini ha iniziato a percorrere la Route 66. A quasi un mese esatto dallo sbarco negli Stati Uniti, il montecatinese ha attraversato otto stati e pedalato oltre mille chilometri per arrivare in Illinois, dove ha imboccato la mitica interstatale che, fra fine luglio ed inizio agosto, lo condurrà in California e per la precisione a Los Angeles, la meta finale del viaggio.

Nella giornata di sabato, una volta compiuto il suo primissimo tratto sulla Route 66, Biagini ha poi fatto il suo ingresso nel Missouri, nel quale si è fermato a Saint Louis dove ha potuto seguire l’esordio dell’Italia agli Europei contro l’Albania. Un giusto riposo arrivato al termine di due settimane sui pedali molto intense e ricche di curiose avventure e visite a luoghi molto suggestive.

DAI BOSCHI DEL WEST VIRGINIA AI MONUMENTI DI SAINT LOUIS

Dal Maryland in cui l’avevamo lasciato, John ha puntato la sua Bianchi verso il West Virginia, in cui ha affrontato tre giorni di pedalate immerso quasi interamente nelle campagne. Il 7 giugno è stato il turno dell’Ohio, nel quale Biagini ha potuto fra l’altro sostare nel grande campus universitario di Columbus. La successiva tappa è stata l’Indiana ed una delle città più “veloci” del mondo: Indianapolis, sede della storica 500 Miglia disputata fra l’altro pochi giorni prima il passaggio del montecatinese.

Dopo l’Indiana ecco il tanto atteso arrivo in Illinois, in cui John ha trascorso tre giorni, da mercoledì 13 a venerdì 15, prima dell’ingresso nella Route 66 avvenuto fra la città di Greenville e lo sconfinamento nel Missouri. Bene o male la routine è stata simile: mattinata e pomeriggio sui pedali con serate passate nei motel e pasti consumati nelle tipiche stazioni di servizio e nelle tavole calde adiacenti alle camere affittate. Una fase dunque molto bucolica pur intervallata da grandi città come Indianapolis e Saint Louis stesse.

BIAGINI FRA VENTO, STERRATI ED UN FIUME GUADATO

«Sono state due settimane toste – racconta Biagini – ma ricche di belle avventure. Per fortuna non ho quasi mai trovato maltempo, col caldo che si è fatto sentire di più nelle ultime giornate fra l’Indiana e l’Illinois. Il vento al contrario invece si è confermato il mio peggior nemico: solo ora in Missouri ce l’ho avuto un po’ a favore. Chiaramente non voglio lamentarmi troppo poiché in altre occasioni, come in Svizzera, ho passato di peggio. Tuttavia quando si percorre circa cento chilometri al giorno in queste condizioni è come se la distanza coperta fosse stata il doppio».

«La fase più campestre del viaggio – prosegue John – l’ho vissuta in West Virginia. Le strade per i ciclisti erano quasi tutte sterrate e per alcuni chilometri ho dovuto pure scendere dalla bici visto che il sentiero s’addentrava nel pieno dei boschi. Ho dovuto persino guadare un fiume ad un certo punto! Anche nelle altre giornate ho attraversato molte campagne, ma il West Virginia senza dubbio rimane per adesso la fase più off the road del viaggio».

I CAMPUS UNIVERSITARI E L’AIUTO DI UN… REVERENDO

A rapire l’attenzione di Biagini ci sono poi stati i campus universitari di Morgantown prima e Columbus poi, dove ha soggiornato grazie all’aiuto di un reverendo. «Il mio amico Jonathan, che forse fra l’altro aiuterà me e Manuele in Arizona con un camper, mi ha messo in contatto con suo fratello Edward in Ohio, un pastore che opera prevalentemente nelle università. Perciò quando sono arrivato a Columbus mi ha ospitato e mi ha fatto visitare il campus».

«Mi ha davvero colpito questa realtà: ci sono città nate praticamente solo per la vita universitaria. Inoltre, mi hanno sorpreso anche le infrastrutture sportive che, nonostante non siano gigantesche, sono comunque più moderne e funzionali di moltissimi stadi italiani. Se penso che tutto ciò serve solo per le squadre del college mi vengono i brividi. Lo studio e lo sport in USA sono una faccenda seria e comprendo come mai tante famiglie versino gran parte dei loro risparmi in un fondo per lo studio futuro dei loro figli».

«Bene o male le seguenti tappe – aggiunge John – hanno seguito un unico copione. Partenza a metà mattinata, tranne quando ero ospite di Edward che celebrava messa alle 8, ed arrivo intorno alle 19. Ho quasi sempre dormito nei motel e mangiato o in tavole calde o nei piccoli chioschi che ho trovato nelle stazioni di servizio. Tutto sommato comunque non ho accusato la fatica dei tanti chilometri percorsi e mi sono goduto tutte le giornate sui pedali».

BIAGINI ANCHE DALL’ALTRA PARTE DEL GLOBO SEGUE IL SUO RIONE

Seppur dall’altra parte del mondo, il montecatinese non ha tra l’altro mancato di seguire i tanti eventi, sia nazionali che locali, che stanno andando in scena durante il suo viaggio. «A Saint Louis sono riuscito a finire la tappa alle 15 in modo da poter seguire l’esordio della Nazionale. Siamo partiti malissimo ma ci siamo rifatti bene pur soffrendo il calo fisico nel secondo tempo. Ho buone sensazioni per il torneo, anche se Spagna e Croazia saranno due grandi scogli».

«Purtroppo al contrario non ho avuto belle notizie dagli Herons: pur non seguendoli tantissimo ero convinto che la promozione fosse cosa fatta, ma l’ultimo passo alla fine è mancato. M’auguro d’avere ben più gioia dal Rione Gallo Salsero Mezzomiglio, con cui avrei giocato se non fossi partito per quest’avventura. Li seguo ogni volta che giocano e spero che possano darmi una bella soddisfazione pure dall’altra parte del mondo».

31/05 – IL WEEKEND NELLA GRANDE MELA E LE PRIME PEDALATE NEGLI USA

John Biagini è in America. Dopo un mese di viaggio in Europa ed una settimana sulla Queen Mary II con la quale ha attraversato l’Atlantico, il montecatinese ha iniziato la parte più corposa della sua avventura. John è partito passando un weekend a New York dove, tra le tante attività, ha pedalato con la sua fedele Bianchi a Central Park e raggiunto in battello la Statua della Libertà. Nel soggiorno nella Grande Mela ha inoltre passato una serata al Milan Club della città che l’ha accolto con tanto calore.

Al termine del soggiorno newyorkese, lunedì scorso Biagini ha inaugurato ufficialmente il tour americano puntando al New Jersey e per la precisione a New Brunswick, che ha raggiunto dopo quasi 68 Km di pedalate ed una sfortunata foratura. Martedì la frazione è stata ben più lunga: 115 Km per entrare in Pennsylvania e quindi ad Allentown, da cui poi mercoledì è ripartito in direzione Lancaster (118 Km).

Giovedì, dopo una tappa di poco più di 100 Km, il viaggio in Pennsylvania è proseguito a Gettysburg, cittadina famosa per la cruenta battaglia della Guerra di Secessione nel 1863. Qui, nonostante il fuso orario, abbiamo potuto contattare John, il quale sta in queste ore lasciando la Pennsylvania per entrare nel Maryland, dove chiuderà i primi cinque giorni di fatiche statunitensi.

BIAGINI E LA NEW YORK DALLE DUE FACCE

«A New York – racconta Biagini – ho potuto contare sull’aiuto di Alessia, un’amica di Soleiro, terzino della Pistoiese nell’anno del Centenario, che ha un piccolo residence e mi ha così dato un alloggio per il weekend. Purtroppo lei era impegnata col lavoro, perciò ho dovuto fare il giro della città quasi sempre da solo».

«Nei primi due giorni ho usato la bici per fare una passeggiata a Central Park, poi ho visitato la Statua della Libertà, prendendo il battello, ed altri luoghi famosi come Time Square. Nel mezzo ho potuto andare al Milan Club nel quale ricevuto un’accoglienza regale. Pareva quasi fossi un giocatore o un dirigente rossonero da che celebrazione mi hanno riservato. Davvero una serata magica».

«In generale New York – prosegue John – mi ha lasciato un retrogusto amaro. Come meta turistica è imperdibile ed è veramente unica. Tuttavia se mi chiedessero di andarci a vivere rifiuterei seduta stante. A tratti mi ha dato l’impressione d’essere una città finta, in cui ci sono troppe esagerazioni ed è tutto troppo confusionario. Passarci un fine settimana è consigliato, ma sinceramente ci penserei più d’una volta prima di trasferirmici in pianta stabile».

LE CAMPAGNE IN NEW JERSEY E GLI AMISH IN PENNSYLVANIA

«Da quando ho ripreso il viaggio – prosegue John – a momenti mi sono sentito come se fossi andato in Messico. Sia a New Brunswick che ad Allentown infatti c’è una comunità messicana così nutrita che ti fa quasi sentire come se avessi attraversato il confine. Gli statunitensi, specialmente i più abbienti, invece abitano quasi esclusivamente nelle campagne, dove abbondando le villette a schiera con tanto di pick-up e fuoristrada nel vialetto come si vede nelle serie TV. Comunque sia mi sono sentito più a mio agio in queste periferie piuttosto che a New York».

Molto particolare l’esperienza a Lancaster, dove Biagini si è imbattuto in tanti villaggi degli Amish. «La loro comunità è molto folta in questo stato. Ne ho incontrati molti sia a cavallo che affaccendati nel lavoro nei campi e parecchi di essi mi hanno salutato calorosamente mentre passavo in bici. Pensare che in un mese sia passato dalle cittadine europee ai villaggi Amish dall’altra parte del mondo è davvero una splendida sensazione. Mi pare d’essere il Barone Rampante, solo che invece di viaggiare sugli alberi sto in sella ad una Bianchi».

LE ALLERTE TORNADO ED I MOTEL

Fra Lancaster e Gettysburg tuttavia Biagini è incappato anche in una delle preoccupazioni meteorologiche tipica del continente: i tornado. «N’è passato uno pochi giorni prima del mio arrivo. Non a caso ho installato alcune app che m’aggiornano su un’eventuale allerta. Per fortuna comunque ad ora c’è il sole, fa abbastanza caldo e, tolto un veloce nubifragio in New Jersey, ho beccato la pioggia solo quando avevo già finito la tappa. Il vento pure qui non mi lascia tanto in pace, ma finché sono folate e non cicloni li posso tollerare in qualche maniera».

Fra le sorprese dei soggiorni americani ci sono le serate nei motel tipici degli USA. «Per adesso in tutti quelli in cui ho passato una notte, compreso quello dove mi trovo a Gettysburg, sono stato molto bene. Inoltre ho anche fatto delle ottime mangiate nei ristoranti vicini che offrivano dei succulenti piatti di carne che al momento non mi fanno troppo rimpiangere le nostre bistecche fiorentine. L’inizio del viaggio americano non è stato per niente male: spero di proseguire così e di non avere contrattempi».

19/05 – LA CROCIERA DI BIAGINI SULLA QUEEN MARY II

John Biagini è sempre più vicino all’America: in questo momento il montecatinese giramondo si trova nel pieno dell’Oceano Atlantico a bordo della celebre Queen Mary II. La nave, varata nel 2004, è di proprietà della Cunard Line, pioniera delle rotte verso il continente americano sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1838 (fra i suoi transatlantici più famosi lo sfortunato Lusitania, silurato erroneamente in piena Grande Guerra da un sottomarino tedesco il 7 maggio 1915. Tra le sue operazioni c’è la fusione nel 1935 con la rivale White Star Line, che mai s’era risollevata dalla sciagura del suo Titanic avvenuta la notte del 14 aprile 1912).  

John, a poco più d’un mese dalla sua partenza, arriverà nel Nuovo Mondo il prossimo giovedì e si godrà per alcuni giorni la Città che non dorme mai. In seguito si dirigerà verso l’Illinois (probabilmente non da Chicago come ci ha rivelato) per imboccare la Route 66 e dare il là alla parte topica del viaggio. Passando per vari stati come Texas, Arizona, New Mexico e Nevada, il montecatinese giungerà in California e quindi a Los Angeles, meta finale della sua avventura. Prima però di disegnare la road map americana, sfruttiamo il periodo di riposo e tracciamo il resoconto degli ultimi giorni nel Regno Unito nonché il bilancio della parte europea del viaggio.

IL RIPOSO DOPO LE ULTIME TAPPE BRITANNICHE

«In tanti mi stanno chiedendo – racconta John – come stia passando questa crociera: semplicemente mi sto riposando! Vengo da un mese in su e giù per l’Europa e quindi, soprattutto pensando a ciò che m’attende da qui in poi, se passo una settimana a dormire ed a far rifiatare il mio corpo male non mi fa. Ci sono comunque tante attività sulla nave per ingannare l’attesa e tutto sommato non m’annoio per nulla. L’unica disdetta è che di ragazze belle come Rose non ce ne sono!».

Il mare era comunque già stato al centro delle ultime tappe in Inghilterra. «Dopo la settimana a Londra ho fatto rotta verso la città costiera di Brighton. Ho percorso 90 Km circa per fortuna senza vento né pioggia. Ciononostante, verso metà strada, ho iniziato ad accusare i sintomi del raffreddore e mal di gola. Non ho preso nulla né in Svizzera quando ho buscato la grandine né in Belgio quando ho quasi sempre pedalato controvento, ed invece al primo giorno di sole e temperatura gradevole sono incappato nel catarro!».

L’ARRIVO A SOUTHAMPTON E LA VISITA A STONEHENGE

Fortunatamente i malanni non sono durati tantissimo e Biagini ha potuto godersi una serata piacevole a Brighton. «Non mi aspettavo fosse così carina, per certi versi mi ricordava Viareggio. Se fossi arrivato nel primo pomeriggio e non avessi avuto i problemi alla gola quasi quasi avrei fatto un bagno!». L’indomani c’erano circa 112 Km da affrontare per raggiungere Southampton: «Stavolta il meteo non è stato clemente. Nel mezzo ho dovuto fare la consueta doccia inglese. Tutto sommato però i malanni non mi sono peggiorati, anzi, ed ho potuto iniziare a pensare a cosa poter fare nell’attesa della crociera».

Biagini, essendo arrivato il 13 maggio, aveva quindi due giorni liberi prima della partenza prevista il 16. Così ha deciso di visitare la città nella prima giornata, mentre l’indomani ha pedalato per un totale di 130 Km fra andata e ritorno per poter visitare un luogo storico: Stonehenge. «La giornata era bella e la fatica, con le valigie pesanti lasciate in albergo, non è stata eccessiva. È stata davvero una grande emozione poter visitare uno dei siti culturali più antichi del mondo».

IL BENELUX IL PERIODO MIGLIORE IN EUROPA

Giovedì 16 è poi avvenuta la tanto attesa partenza verso gli Stati Uniti. La settimana di relax che sta passando è stata la migliore occasione per poter ripercorrere il primo capitolo, quello europeo, dell’avventura. «La sorpresa più grande è stato il Lussemburgo. Non pensavo di ritrovare così tanti amici e così tanti bei posti da visitare. Rispetto alle attese lo considero la tappa più divertente di questo primo mese».

La Svizzera viceversa ha rappresentato il momento più delicato. «Il meteo avverso sicuramente mi ha complicato le cose, anche se a livello scenico sono stati comunque dei giorni memorabili». Il Belgio invece si prende ad ora la palma di paese più bello. «A parte un po’ Bastogne ho adorato tutti i luoghi che ho visitato e mi sono goduto ogni metro di strada. Si vede che la bicicletta è sacra in quei territori».

BIAGINI PASSERÀ TRE NOTTI A NEW YORK PRIMA DELLA ROUTE 66

Adesso per Biagini s’apre il capitolo più corposo ed atteso dell’avventura: gli Stati Uniti e la Route 66. «Le prime tre notti le passerò a New York dove ci sono alcuni amici che m’aspettano. Visiterò i luoghi più famosi e poi entrerò nella fase più delicata del viaggio». John ha infatti nel 1°luglio una data cardine poiché ad Amarillo lo raggiungerà il suo amico Manuele a che lo seguirà in camper nelle tappe notturne in pieno deserto.

«Dovrò ritrovarmi con lui in quel giorno preciso perché se l’anticipo rischio di ritrovarmi in posti semi sperduti dove non è tanto facile trovare alloggi e tavole calde. Viceversa se arrivo in ritardo poi devo fare le cose con più furia perché lui mi seguirà per un periodo ristretto e quindi rischio di dover terminare il tratto nel deserto da solo. Da New York in poi non ci sarà perciò tempo per le deviazioni improvvisate o per le tappe dimezzate».

In questo senso, per risparmiare sia tempo che fatica, Biagini con tutta probabilità non si recherà a Chicago. «Prenderò la Route 66 sempre in Illinois ma ben prima. In questa maniera percorrerò un centinaio di chilometri e non più 180: direi un bel risparmio che potrebbe aiutarci e non poco». Qualsiasi saranno gli accorgimenti, John non vede l’ora che arrivi il 23 maggio: «Questi giorni per ricaricare le pile servivano, ma sto iniziando a sentire l’adrenalina. Sono proprio curioso di mettermi alla prova con un nuovo continente e di vedere come saranno questi tre mesi».

08/05 – DOPO LA SETTIMANA IN BELGIO, JOHN È SBARCATO NEL REGNO UNITO

John Biagini è arrivato a Londra. Dopo tre settimane sui pedali, il montecatinese ha raggiunto il Regno Unito in cui il prossimo 16 maggio, precisamente a Southampton, s’imbarcherà sulla Queen Mary II che lo condurrà negli Stati Uniti. Biagini in questo momento si sta godendo la capitale anglosassone dove trascorrerà l’intera settimana prima di riprendere la bici il prossimo lunedì. Le fatiche del Belgio e dei primi giorni in Inghilterra, dove ha viaggiato quasi sempre controvento, sono quasi completamente alle spalle.

«Il vento è stato il mio peggior nemico di questo viaggio dopo la grandine in Svizzera – confessa Biagini –. Ho preso un po’ di pioggia soprattutto a Dover, ma era ampiamente in preventivo, invece il vento da quando sono ripartito dal Lussemburgo mi lasciato in pace solo il primo giorno a Bruxelles. È un imprevisto che in bicicletta è normale trovare, però con questa cadenza mi sa un po’ di persecuzione…».

BASTOGNE E NAMUR PRIMA DI BRUXELLES

John, che avevamo lasciato in procinto d’entrare nel Belgio, ha trascorso tutto sommato delle belle giornate nel paese delle Ardenne. La prima tappa, lunga 82 Km, è partita da Lussemburgo con destinazione Bastogne, famosa insieme a Liegi per la grande classica, la Doyenne, e per i combattimenti in entrambe le Guerre Mondiali. «Sarà stato per i tanti monumenti bellici e forse anche un po’ per la giornata uggiosa, però mi è sembrata una cittadina un po’ grigia. Si vede purtroppo che è stata teatro di guerra in passato».

Migliori le sensazioni a Namur, raggiunta l’indomani dopo oltre 110 Km. «Non me l’aspettavo così carina. Una bella frazione passata per fortuna senza troppi imprevisti meteorologici se non l’immancabile vento». Il giorno dopo John ha percorso 73 Km per giungere in un’altra grande meta del viaggio: Bruxelles, in cui si è fermato per tre giorni. «Come a Basilea ho avuto la fortuna che una mia amica, Eleonora, mi abbia lasciato il suo appartamento andando un paio di notti dal suo fidanzato».

LA VISITA ALL’ATOMIUM E ALL'”HEYSEL”

John nella capitale belga ha potuto perciò visitare vari monumenti come l’Atomium e lo stadio “Heysel”, tristemente ricordato per la tragedia occorsa nel pre partita della finale della Coppa Campioni 1985 fra Juventus e Liverpool. «È stato strano pensare che in quell’impianto, che è incastonato vicino al centro della città, si sia verificato un simile disastro. Su una parete c’è una targa a ricordo di quella maledetta sera».

Il soggiorno a Bruxelles è stata per il resto piacevole: «Il Belgio mi ha stupito soprattutto per l’abbondanza di piste ciclabili inserite anche nei luoghi più rurali. Ad un certo punto sono pure passato in mezzo ad un intero gregge di pecore che sostavano ai bordi della strada. In Italia non abbiamo un’attenzione così esclusiva alla ciclista ed alle piste ciclabili. Sin da quando ho messo piede in Svizzera mi sono sentito in un altro mondo: non ho fatto un chilometro di strada senza che ci fosse una corsia apposita ed anche in piena campagna c’erano vie tutte riservate alle bici».

IL CAMBIO D’ITINERARIO RISPETTO ALLA TABELLA DI MARCIA

Nel ripartire John ha deciso di modificare leggermente il suo itinerario: non più Lilla e Calais bensì Bruges e Dunkirk, da cui ha preso il traghetto per il Regno Unito. «Bruges me l’avevano consigliata in tanti nei giorni precedenti. Devo dire che ho fatto bene ad ascoltare quei consigli: davvero una bella città. Il giorno dopo ho quindi preso il traghetto dove ho fatto amicizia con un mio “collega” svedese che era a fine viaggio e stava andando a Londra per prendere l’aereo che l’avrebbe riportato a casa».

Una volta sbarcato sul suolo inglese, John ha quindi deciso di dividere la tappa Dover – Londra, in cui avrebbe percorso oltre 150 Km, fermandosi a Canterbury. L’arrivo nella capitale è quindi stato rimandato a sabato 4 maggio, dove l’aspettava un suo amico, compagno di tifo nella Curva Sud del Milan, che lo sta ospitando lungo tutta questa settimana.

NELLA SETTIMANA LONDINESE DI BIAGINI C’È LA DOPPIA RAZIONE DI WEST HAM

Seppur lontano da casa, Biagini ha comunque proseguito a seguire il calcio andando a vedere due partite della Premier League. «Ho una simpatia per il West Ham, club di cui era tifosa Marika Innocenti che purtroppo non c’è più. Perciò sono andato a vederlo a “Stamford Bridge” contro il Chelsea, che ahimè ha dominato il match vincendo 5-0, e replicherò sabato, stavolta all’”Olympic Stadium”, contro il Luton Town. In questi giorni ho visitato anche Wembley e mi sono incontraro con altri miei amici che abitano da queste parti. Per fortuna dopo i primi giorni piovosi ho anche beccato un po’ di tiepido sole: quasi un miracolo da queste parti».

Lunedì 13 il montecatinese lascerà Londra per Brighton, da cui poi punterà a Southampton dove giovedì 16 partirà la crociera che lo condurrà a New York. «Ho già fatto il check-in, però voglio recarmi lì con un pizzico d’anticipo. Tutto sommato, visto che sono avanti rispetto al programma, quando ripartirò da Londra non forzerò tanto il ritmo. Inoltre, non escludo che dopo Brighton visiterò anche altri luoghi, visto che tra l’altro non siamo lontani dal mare. La parte europea dell’avventura è vicina a concludersi: non vedo l’ora di giungere in America!».

25/04 – BIAGINI È IN LUSSEMBURGO DOPO AVER ATTRAVERSATO MEZZ’EUROPA

John Biagini è già in Lussemburgo dopo i primi dieci giorni di pedalate. Il ciclista giramondo, che lo scorso 15 aprile avevamo lasciato ad Aulla al termine della prima giornata del suo viaggio, ha risalito l’Italia passando per Emilia – Romagna e Lombardia, facendo tappa nello specifico a Salsomaggiore, Milano ed Otrona San Mamette (Como), per poi sconfinare in Svizzera ad inizio dello scorso weekend.

Biagini ha passato tre giorni, assai complicati per il maltempo, in terra elvetica dove ha soggiornato a Biasca, Lucerna e Basilea da cui poi (con la frazione più lunga: 140 Km), ha fatto rotta per la Francia, a Strasburgo, ad inizio di questa settimana. Dalla città sede del Parlamento Europeo John ha quindi puntato a Saarbrücken, in Germania, dov’è giunto martedì sera e da cui è ripartito l’indomani per Lussemburgo, la capitale dell’omonimo paese. In una settimana e mezzo il montecatinese ha perciò percorso oltre mille chilometri e visitato ben quattro paesi europei.

IL CALVARIO ELVETICO

«Le tappe più dure – racconta John – sono state quelle svizzere. Già nella giornata dello sconfinamento, da San Mamette a Biasca, ho affrontato delle folate di vento in pieno viso davvero forti. Sembrava d’andare tutte le volte contro un muro. Poi ho dovuto spezzare in due la tappa seguente, quella che m’avrebbe condotto a Lucerna, perché il passo del San Gottardo era chiuso per neve e perciò sono stato costretto a ripiegare su un treno che passava da un tunnel chiuso a qualsiasi altro mezzo».  

Il calvario elvetico era purtroppo solo all’inizio: «Le due frazioni successive, Lucerna – Basilea e Basilea – Strasburgo, sono state a loro volta complicate. Ho trovato qualsiasi condizione di maltempo possibile: pioggia, grandine, qualche fiocco di neve, vento fortissimo ed il gelo a condire il tutto. In alcuni momenti sono stato obbligato a fermarmi per trovare riparo: le mani, nonostante avessi un paio di guanti, che mi s’erano a loro volta gelati, non le sentivo più. Inoltre quasi sempre ho pedalato controvento: tuttora ho il naso screpolato per la grandine che mi è caduta in pieno viso».

BIAGINI ESAUSTO MA IN ANTICIPO SULLA TABELLA DI MARCIA

I giorni passati fra Francia, Germania e Lussemburgo sono poi passati con meno imprevisti pur con un clima ancora freddo. Tuttavia Biagini è soddisfatto ed è pure in anticipo sulla tabella di marcia. «In nove giorni ho percorso circa 1300 Km: temevo di doverci mettere qualche giorno in più, tant’è che ho fissato il pernottamento da un mio amico, conosciuto tanti anni fa a San Siro, a Londra per il weekend del 4 o 5 maggio. Siccome non voglio farmi ospitare da lui troppo tempo penso che rallenterò leggermente e magari farò qualche in tappa in più percorrendo meno strada nelle singole giornate».

In Lussemburgo John farà sosta sino a venerdì, mentre fra sabato e la prima metà della prossima settimana raggiungerà il Belgio e quindi tornerà, prima del traghetto per il Regno Unito, in Francia passando da Lilla. «La prima giornata dovrei concluderla a Bastogne, in cui ho già prenotato una camera d’albergo. La meta seguente sarà Namur, capitale della Vallonia, e quindi Bruxelles dove ho fissato con un’altra amica. Per rientrare nel programma originale sto valutando di fermarmi un paio di giorni lì e magari d’accorciare la tappa successiva che sarebbe lunga 120 Km fino a Lilla. Probabilmente farò una sosta intermedia».

Stessa sorte potrebbe toccare anche alla prima frazione inglese. «Avevo programmato di percorrere 137 Km da Dover a Londra, ma sto riflettendo sulla possibilità di passare una notte a Canterbury che è suppergiù a metà strada. Considerando che la nave da Southampton salpa il 16 maggio penso che qualche sosta ed un paio di giorni di riposo in più ci rientrino benissimo».

GLI INCONTRI ED I PERNOTTAMENTI GRAZIE A COUCHSURFING

Nonostante le tante intemperie affrontate Biagini ha potuto quasi sempre rifocillarsi da alcuni amici o da persone conosciute tramite servizi come Couchsurfing, il quale era già stato utile ai tempi dell’impresa di Capo Nord. «Una volta passato il confine per fortuna non ho mai avuto problemi a trovare un posto in cui dormire. A Biasca ad esempio ho trovato alloggio da una ragazza che insegna in un dopo scuola e dal suo compagno straniero che lavora in una casa cinematografica del posto. A Saarbrücken da una famiglia che adora viaggiare in bici e mi ha preparato un letto in uno scantinato che però a tutti gli effetti poteva essere considerato un appartamento».

L’incontro più strano è però accaduto a Strasburgo. «Ero ospitato da un ragazzo del posto che mi ha aiutato con la bici ma poi, non appena mi ha fatto entrare in casa, si è seduto sul divano e si è messo al cellulare. Non mi ha parlato per mezz’ora e quando gli ho chiesto se potevo fare la doccia mi ha passato un asciugamano ed è tornato a sedere. A cena, sempre proferendo poche sillabe, mi ha poi indicato alcuni posti in centro e mi ha lasciato andare da solo pur con le spese a suo carico. Di solito mi sento un po’ a disagio per l’eccesso di premura che mi danno le persone, ma stavolta mi sono sentito fin troppo libero».

UN ANGOLO DI VALDINIEVOLE IN TUTTA L’EUROPA

Negli altri giorni invece Biagini ha potuto ritrovare vecchi amici con cui passare momenti preziosi della propria avventura. «A Basilea ho ritrovato Sabrina, ragazza di Montecatini che conosco da molto tempo e che spesso viene a mangiare nel nostro ristorante familiare. Mi ha fatto la cortesia di lasciarmi per una notte il suo appartamento visto che ha il compagno che le abita vicino e con cui convive».

A Lussemburgo poi John è per certi versi tornato con la mente a tre anni fa. «Sono ospite di Gabriele, mio carissimo amico, per tre notti. Anche lui è di Montecatini ed è oltretutto figlio di Gino, altro valdinievolino doc che ora vive a Stoccolma e che mi ha ospitato per il viaggio a Capo Nord. Mi ha davvero fatto piacere trovarlo e ricordare quei momenti. Quasi quasi gli chiedo pure se avessero dei parenti negli Usa, anche se dopo aver passato quasi una settimana intera a casa loro in due viaggi mi pare davvero troppo!».

15/04 – IL GRANDE VIAGGIO HA INIZIO

Il grande giorno è arrivato. Oggi, dal ristorante della sua famiglia “Sandra” di Montecatini, John Biagini è partito per la sua nuova avventura in bicicletta: il viaggio negli Stati Uniti seguendo la celeberrima Route 66. Il ciclista giramondo come prima frazione ha percorso circa 115 Km per arrivare ad Aulla, cittadina della Lunigiana non molto distante dal confine sia con la Liguria che con l’Emilia – Romagna.

Biagini nei prossimi giorni punterà alla Lombardia da cui poi farà rotta verso la Svizzera dove giungerà venerdì sera. Successivamente proseguirà il suo viaggio per l’Europa continentale sino al Regno Unito, per la precisione a Southampton, dove il 16 maggio s’imbarcherà sulla Queen Mary II che lo porterà a New York. Trascorse un paio di notti nella Grande Mela, John si recherà a Chicago per iniziare il giro della Route 66 che lo condurrà verso la meta finale: Los Angeles.

BIAGINI È GIÀ ELETTRIZZATO

«Ho già iniziato a vivere quelle sensazioni ganze che scattano solo quando si viaggia – rivela Biagini nella sua prima serata lontano da casa –. È stata una giornata molto intensa, per fortuna non troppo calda come invece è stato il weekend scorso. Sono stanco per le prime fatiche ma tutto sommato mi sento carico a palla in vista delle prossime tappe».

L’Emilia e la Lombardia saranno i prossimi traguardi di John, che poi lascerà il suolo italiano già venerdì. «Domani la meta sarà Salsomaggiore, mentre mercoledì sarà la volta di Milano. Giovedì mi fermerò in una cittadina in provincia di Como per trovare una mia amica, poi venerdì ripartirò per sconfinare in Svizzera dove passerò l’intero weekend fra Biasca, Altdorf sabato e Basilea domenica. Sono passate solo poche ore, ma già sono elettrizzato all’idea di arrivare in America fra un mese!».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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