Una saetta di nome Kobe: quando Bryant fulminò Cutigliano

Alessio Bicchieri del Motosgranata Team ci narra la volta in cui si ritrovò di fronte Kobe Bryant, in un camp a Cutigliano nell’estate 1989

Forse non è sempre vero che i cavalli vincenti si riconoscono già alla partenza, come diceva Robert De Niro nei panni di Noodles in C’era una volta in America, ma che i fenomeni si facciano riconoscere fin da piccoli è indiscutibile. Kobe Bean Bryant a 11 anni dava proprio quest’impressione, come ci ha raccontato Alessio Bicchieri.

UN ALTRO RITMO

Alessio è il leader del Motosgranata Team che ogni anno organizza la sfilata benefica dei Babbi Natale in moto, ma oltre ai motori ha sempre avuto la passione per la palla a spicchi. Da piccolo infatti ha calcato tante volte il parquet, in cui si distingueva per una spiccata abilità nei rimbalzi. Fu con questa sicurezza nel fondamentale sotto canestro che Alessio nel 1989, a 12 anni, partecipò col Margine Coperta ad un ritiro speciale. A Cutigliano per una settimana si riunirono diverse squadre baby, tra cui il Margine e le giovanili di Pistoia e Montecatini.

Alessio di quei giorni si ricorda in particolare tre cose: il divertimento con i coetanei, l’aver conosciuto Mario Boni e babbo Joe Bryant e soprattutto l’aver visto in campo una vera e propria saetta. Già, perché il piccolo Kobe in quei giorni dava proprio quest’impressione. «Fu una sensazione incredibile, mi vengono i brividi pure oggi», racconta Alessio. «Io ero ben piazzato a quei tempi. Quando mi mettevo sotto canestro era come se fossi a casa mia. Era difficile che qualcuno mi sovrastasse o mi rubasse palla, ma dopo quel giorno cambiai davvero idea».

Bicchieri ricorda quella partita di allenamento con Kobe in maniera particolare: «Mi sentii come una Cinquecento accanto ad una Ferrari. Andò letteralmente così: prendo il primo rimbalzo e sto per fare il primo palleggio. Preparo il movimento successivo e non sento la palla tornarmi sulla mano. Mi giro e vedo che me l’ha presa lui. Non faccio in tempo ad andargli incontro che lui scatta e va già dall’altra parte del campo. Pensai: “Ma questo chi è?”. Fu incredibile: per tutta la partita andò ad una velocità superiore. Una saetta in mezzo a nove giocatori che sembrano in un replay».

MAMBA (IS NOT) OUT

La consolazione di Alessio è quella di non essere stato l’unico ad aver provato una simile sensazione d’impotenza, ma solo uno dei primi. «Si vedeva che sarebbe diventato qualcuno. Uno così non poteva sprecare un simile talento. Suo padre lo guardava come se stesse vedendo solo l’inizio di una grande storia. Peccato solo che dopo due giorni lui dovette andare via, perché Joe si trasferì a Reggio Emilia».

Alessio comunque è sempre stato legato a Kobe, di cui conserva una foto (in fondo) a casa dei suoi genitori dove compaiono anche Joe e un suo amico. «Quando lo vedevo giocare rimanevo come in crisi mistica. Spesso pensavo: “Uno così da piccolo mi ha rubato un pallone sotto il naso senza che me ne rendessi conto”. E poi sorridevo quando si metteva a parlare italiano con Belinelli e gli altri azzurri in Nba. Lo parlava con una cadenza tipicamente toscana e mi colpiva sempre questo fatto. Tra un “come on” e un “let’s go” era bellissimo sentirlo ragionare come faccio io in officina».

La tristezza per la sua scomparsa, avvenuta un anno fa, chiaramente è ancora forte, Alessio ancora oggi fatica a digerirla. «Prima del virus il 2020 mi aveva già dato un bel colpo. Solo quando vidi morire Ayrton Senna mi sono sentito così. È una sensazione strana: come se venisse strappato un pezzo di cuore senza poter fare nulla. Chissà se un giorno ci saremmo rincontrati lì a Cutigliano… Quasi di sicuro non sarebbe cambiato granché: avrei rivisto una saetta rubarmi il pallone senza accorgermene». Almeno stavolta però Alessio avrebbe dato una precisa definizione al furto del pallone: il morso del Black Mamba. Il morso di una leggenda di nome Kobe Bryant.

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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