Kobe nel mondo, i tributi a un anno dalla morte

Un anno fa la tragica scomparsa di Kobe Bryant e della figlia Gigi. Tanti tributi nel mondo, a cominciare dall’arte murale

Sono più di seicento i murales dedicati a Kobe Bryant nel mondo. C’è pure un sito dedicato, in cui tuffarsi dentro e fare un giro del mondo virtuale in pochi minuti, combattendo l’emozione nel vedere il bacio tra babbo Kobe e la sua Gigi a colorare le periferie di Manila piuttosto che dell’Australia. La pandemia, fortunatamente, non ha fermato l’arte con cui da sempre l’uomo prova a combattere il dolore e il lutto. E quello immenso che ha unito il mondo distanziato dal Covid nel tributo costante al Black Mamba, rimane fortissimo anche oggi a un anno esatto da quel maledetto 26 gennaio 2020.

Un anno in cui il fiume d’amore verso quell’icona planetaria ha prodotto una quantità industriale di tributi, che non conosce confini e barriere. Non ce n’era bisogno per far capire quando Kobe Bryant fosse un patrimonio mondiale della pallacanestro, ma anche dello sport in genere… eppure le continue intitolazioni di campini, spazi pubblici, palestre, mostre e disegni ce lo ricorda.

A Pistoia oggi non ci saranno cerimonie ufficiali, come per esempio a Reggio Emilia dove l’intitolazione della prima piazza a Kobe e Gianna Bryant (con annessa mostra degli anni reggiani dell’asso dei Lakers) è un evento che attira comprensibilmente attenzioni e telecamere anche per la caratura che il Comune ha dato all’evento. Se ne riparlerà in estate quando a Cireglio dovrebbe diventare ufficiale quello che nei fatti è già per tutti, ovvero che quel campino tra i castagni dove il pallone fuori campo finisce alla fine del bosco, sarà per sempre di Kobe.

Cireglio e i ciregliesi in questo anno sono stati un punto di riferimento per una Pistoia scossa dalla perdita di quel campione che già stupiva da bambino; il predestinato figlioletto di uno dei giocatori più amati di sempre, Joe Bryant. L’anno scorso hanno aperto foto e album dei ricordi a giornalisti arrivati da ogni dove, spesso sapendo poco della storia di Kobe l’Italiano, spiegando che i Bryant nei due anni pistoiesi non erano una famiglia molto famosa rintanata – come forse sarebbe oggi – nel villino di via di Ciriceto. Erano diventati subito gente di paese. Ogni ciregliese ha una foto con il piccolo Kobe, con le sorelle e con quella coppia (il gigante Joe e la bellissima mamma Pamela) che faceva invidia alle coppie di Hollywood.

«”Allenatore, fammi giohare” mi tirava per la giacca col suo accento toscano ad un torneo a Castiglion delle Stiviere, quando l’avevo messo qualche minuto in panchina», racconta Andrea Menozzi, colonna ora come allora delle giovanili di quel gran vivaio che è Reggio Emilia nello speciale che SportWeek ha dedicato a Kobe sabato 23 gennaio. «Non mi pare che tu stia segnando tanto», gli risponde con un bel coraggio Menozzi… e lui: «No, allenatore, fo’ canestro, fo’ canestro». Parole che uniscono i tanti ricordi che tanti pistoiesi hanno della famiglia Bryant e che fanno battere il cuore. La copertina dell’inserto della Gazzetta dello Sport riporta la nuova opera su Kobe, dello street artisti siciliano trapiantato in Spagna, TvBoy. Quello che ha trasformato Francesco Guccini in uno dei contadini del Quarto Stato insieme a tutti i cantanti che hanno collaborato con lui nelle ultime raccolte, per intendersi.

A Cireglio resiste l’opera che il writer pistoiese Ldb realizzò con un blitz nei giorni dopo la scomparsa di Kobe. È posta sopra ai famosi cartelli con la scritta “Cireglio” con cui Kobe si fotografò nella sua visita a sorpresa nel 2013. Quelli diventati un muro di dediche prima e dopo il tragico 26 gennaio. A Cireglio, non serve una targa per ricordare Kobe. Basta bussare alle porte, entrare al bar per capire il segno che ha lasciato. Tanto che Pistoia sembra avergli quasi delegato il “mestiere” (scorbutico) della memoria. Anche se in verità il Pistoia Basket gli ha dedicato una poltroncina gialloviola in quel PalaCarrara che però rimane non solo sbarrato alla gente ma anche allo sport.

Kobe campione, Kobe fenomeno, Kobe leggenda e per questo già da tempo tra le stelle che hanno trasformato il centralissimo viale Verdi a Montecatini in una Walk of fame della cittadina termale. Le cialde mangiate dal Desideri dopo il famosissimo “Torneo Piattelli” in cui Kobe volle giocare con i grandi, accontentato da Bruno Ialuna. Che ai suoi studenti può raccontare di aver allenato Kobe ma soprattutto gli fa leggere la lettera di addio al basket, come un romanzo di formazione. E anni dopo il coach-professore lo ringraziò, esibendolo nella versione dello street-artist Obey nella mostra al Moca “I Love basket”. È solo uno dei tanti fotogrammi del Kobe pistoiese che oggi – anche senza cerimonie ufficiali – girerà nella testa di tutti noi.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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