Mai banali, mai dimenticati: Pistoia è sempre riconoscente verso i suoi capitani. Quest’anno la fascia è al braccio di Dominique Johnson, un giocatore che potrebbe decidere di lasciare la nave
Tra i due duellanti, il terzo gode. Dominique Johnson è il nuovo capitano dell’Oriora Pistoia Basket, come comunicato last minute col campionato alle porte, dalla società. Un nome che, a dir la verità, ha un po’ sorpreso e non certo per il profilo dell’esterno dalla mano calda di Detroit. Che, a 31 anni e alla terza stagione in A1 (dopo quella stellare a Varese e quella più in sofferenza, come da lui stesso evidenziato, a Venezia), è infatti il giocatore con più esperienza nel campionato italiano nella giovanissima Oriora targata Ramagli.
La sorpresa arriva dal fatto che prima della nomina di Dominique, il gitano dei canestri votato dalla squadra e dallo staff, la corsa alla fascia di capitano sembrava ristretta a due contendenti. Con i due play, l’altro Johnson e il Della nazionale, a giocarsela come sembrava confermato anche dagli spifferi arrivati dai corridoi di via Fermi. Invece il democratico (e sacrosanto) voto dello spogliatoio biancorosso ha ribaltato tutto, incoronando Dominique Johnson come punto di riferimento in campo e fuori del nuovo corso. Riconoscendogli ufficialmente quel ruolo di carisma e leadership a cui l’Oriora si aggrappa sul rettangolo di gioco per la missione salvezza.
Dominque sarà così il secondo capitano “born in Usa” della storia dei canestri pistoiesi raccogliendo la fascia dal primo leader afroamericano del Pistoia Basket, L’ “attivista” della palla a spicchi, Ronnie Moore. L’ex perno del sistema Esposito ha lasciato nel triennio in via Fermi un’impronta tecnica ed emotiva importante, di giocatore mai banale, sempre sorridente ma ben calato nella realtà tanto da non disdegnare prese di posizione su temi caldi. Schieratosi senza problemi con la scelta di Golden State Warriors di declinare l’invito di Donald Trump alla Casa Bianca e con la protesta di moltissimi atleti americani contro un rinnovato clima di razzismo oltreoceano e la violenza di certi interventi di polizia.
Per ora Johnson, anche nelle passate esperienze italiane, ha fatto parlare di sè soprattutto in campo, lasciando un profilo basso fuori. Con i suoi 31 anni (uno in più del predecessore) è il fratello maggiore della giovanissima Oriora. Sui social si segnala soprattutto per le tantissime foto ora davanti al Colosseo, che testimoniano la passione per l’Italia. Anche lui, nelle prime parole da capitano, ammette di essere sorpreso ma siamo sicuri la fascia lo responsabilizzerà ancora di più in quest’avventura toscana.
All’occorrenza portatore di palla, ma soprattutto segugio da canestri, Johnson è uno dei pochissimi esterni (l’altro che ci viene in mente a bomba è il granitico Leonardo Zaccariello) con la fascia da capitano biancorosso al braccio in un elenco che ha sempre premiato l’asse play- pivot. Da Becciani agli albori della scalata della Maltinti, fino al mito Claudio Crippa negli anni d’oro della Kleenex, passando ai leader della rinascita targata Pistoia Basket, Roby Parretti, Bassi, Giambene e poi l’indimenticato Bertolazzi, la parola play è stata spesso sinonimo di capitano a Pistoia.
Arrivando ai giorni nostri con Filloy e Moore. Ma anche tra i suoi giganti, Pistoia ha trovato punti di riferimento da Fiorello Toppo, capitano del ritorno in paradiso, al monumento Gek Galanda che ha chiuso la carriera con la fascia biancorossa al braccio passando per Michelone Antonutti. Senza dimenticare Andrea Daviddi, icona di una città che si stava innamorando perdutamente nella retina dopo l’impresa di Arese e il salto in A2 dove il ragazzone senese che parcheggiava la Ritmo sempre nello stesso punto prima delle partite, si faceva largo in squadre con americani dominanti del calibro di Joe Bryant e Leon Douglas. Un elenco da pelle d’oca, una squadra del cuore che attraversa generazioni di tifosi pronti a mettersi (letteralmente) nelle mani di Dominique Johnson.Sperando che decida di rimanere tutto l’anno a Pistoia.



