La scomparsa della regina delle nevi: grazie di tutto, Celina

Ricordiamo in tutta la sua eleganza Celina Seghi, che ci ha lasciato all’età di 102 anni e dopo una vita irripetibile

L’eleganza ce l’aveva anche quando sciava Celina Seghi. Sembrava esserci nata sulle copertine dei rotocalchi che per anni se la sono litigata. Mica tanto quando volava sulle nevi di mezzo mondo, quelli erano anni duri. Anni in cui una mezza foto in bianco e nero era la stessa su tutti i giornali. Foto diventate iconiche, con i riccioli di Celina al vento (perché il casco non ci si metteva allora) e il ghigno elegante mentre si getta giù sulle piste. Anni in cui la guerra, tremenda, lunga, che ammazza e affama, sporca di sangue la neve proprio lassù nei boschi verdi e sulle montagne da cartolina di Celina.

E si prende pure gli anni più belli di quei giovanotti della Nazionale italiana, spericolati e fortissimi con gli sci di legno in quelle piste non certo pettinate come oggi, che vengono quasi tutti dall’Abetone. “Io ho fatto lo sport, ho fatto le gare vere…ora si divertono” diceva spesso Celina, schietta come sempre. Lei che ha battezzato, coccolato generazioni di campioni. Che ha tifato come noi per Alberto Tomba, altro figlio vincente dei nostri Appennini, con cui ha tantissime foto. Che ha benedetto tutti i campioncini del “Pinocchio sugli sci”, sorridendo compiaciuta nel ritrovarli anni dopo in nazionale e sui podi più importanti del mondo. Gente abituata alla fatica, al sacrificio, a saltare feste e gite scolastiche per allenarsi, gente che cresce in fretta ma che vista con gli occhi di chi vinceva il primo titolo italiano nel 1934, che una volta in aereo stava così male solo perché aveva una fame da lupi e si riprese mangiandosi un panino appena atterrata, da chi si vede revocare il primo mondiale nel ’41 per il conflitto bellico, sono giustamente tanti cari ragazzi che si divertono. “Hanno tutto oggi – ci ha detto tante volte Celina – anche la seconda squadra nazionale ha fisioterapisti, cuochi, massaggiatori al seguito”. I loro viaggi in giro per il mondo, quelli della generazione di fenomeni dell’Abetone, che hanno dominato il circo bianco tra gli anni ’40 e ‘50 erano una specie di viaggi della speranza. Roba mica adatta alle signorine.

Chissà a quanti avrà fatto storcere il naso Celina Seghi, chissà quanti sguardi strani davanti a quella miss del dopoguerra che girava il mondo da sola. Anche se cullata, protetta, amata da amici fraterni come Zenò Colò e Vittorio Chierroni, compagni di giochi, poi di allenamenti, poi campionissimi, monumenti azzurri come lei.  Alle loro vittorie, ai sorrisi grintosi di quei montanari toscani, l’Italia si attaccò come alla borraccia di Coppi e Bartali per lasciarsi alle spalle le macerie umane della seconda guerra mondiale. Anche dopo essersi ritirata da una lunga ed intensa carriera agonistica, Celina, l’ex topolino delle nevi, tanto veloce quanto minuta, è rimasta la signora dello sci. Ed è in questi anni che è diventata l’immagine da copertina per riviste di moda e di costume che spesso la cercavano seguendo le voci di quelle storie belle che Celina Seghi ha sempre fatto raccontare. Celina instancabile paladina di mille campagne benefiche, Celina a 80 anni sugli sci, Celina all’inaugurazione del “Pinocchio” fino a pochi anni fa.

Da tempo aveva lasciato l’Abetone ma nella sua casa pistoiese Celina, la pioniera dello sci femminile, la montanara che voleva vincere sempre, la ragazzina dell’Appennino che si faceva largo in un mondo anche sportivo che sembrava fatto solo da uomini e per gli uomini,  ha continuato ad accogliere giornalisti di mezzo mondo. E qui dove capire chi erano gli adorati nipoti e i collaboratori non era facile, tanto era l’amore che Celina riversava su chi gli stava intorno, la signora delle nevi offriva caffè e tè. Con quegli occhi che hanno guardato in faccia più di un secolo, l’immancabile velo di rossetto rosso (“io mi trucco tutti i giorni e tutte le donne dovrebbero farlo” ci disse nei giorni del centenario poco prima che il mondo si chiudesse per la pandemia), lo smalto , gli occhialoni e il caschetto biondo platino che esce da una pelliccia bianca anche in una stupenda foto di Oliviero Toscani che troneggia nel suo salotto. Così la conoscono tutti i pistoiesi, dalla montagna alla città, l’hanno sempre vista così naturalmente impeccabile. Perché Celina carriera e fascino  da regina, perfetta donna di casa, moglie amorevole nonostante una vita manifesto per l’emancipazione femminile, allergica agli stereotipi e alle etichette, andava ovunque la invitassero. E chi se la scorda quel giorno d’agosto cinque anni fa, 97 anni portati con la fierezza di sempre, all’inaugurazione della mostra “Pistoia tra sport e storia”.

Chi se la scorda, al pianoforte e poi alla fisarmonica, suonare le canzoni degli alpini tra il racconto di quei podi sfiorati alle olimpiadi (Saint Moritz ’48 e Oslo ’52) e al trionfo nel prestigioso “K di diamanti”, unica sciatrice italiana a vincere quattro volte la mitica gara austriaca. Celina aveva imparato da sola a suonare, con quella tenacia che l’ha contraddistinta sempre. “Ho sempre avuto un bel caratterino” diceva sempre sapendo di non stupire nessuno “volevo vincere ed arrivare sempre prima”. Anche quando tornavano a casa dagli allenamenti, tra lei e gli altri amici campioni era tutta una sfida. «Quando si finiva l’allenamento – parole  di Celina – per tornare a casa, si continuava a sciare nel bosco. Io piccolina passavo sotto ai cespugli e andavo forte, arrivavo sempre prima. Loro più grossi restavano dietro. Gli davo le paghe e loro masticavano amaro».

Se non fosse bastato il suo carattere, c’era il suo allenatore a tenerla in riga. Il severissimo fratello Gino che la mandava a letto anche dopo le medaglie mente tutti brindavano, se il giorno dopo c’era ancora da sciare. La famiglia Seghi, con la mamma di Celina in testa, durante la guerra accolse come tanti che potevano a quei tempi, una famiglia di sfollati. “Come facevo io a non imparare ad aiutare gli altri con una mamma così” ci disse, questa campionessa di tutto. Siamo abituati a vederla lì Celina, a passeggio in centro, contornata da piccoli sciatori, combattiva e sorridente che parla con i giornalisti che ancora si stupiscono davanti ai suoi 37 titoli italiani in vent’anni. Trionfi, vittorie, benessere, riconoscimenti, che non hanno mai allontanato Celina dalla gente. Che privilegio essere la tua gente Celina, noi di questa piccola parte di mondo protetta dagli Appennini che ti dovrà sempre molto. Grazie di tutto.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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