Con lo storico ed emozionante titolo conquistato a Bologna, i voti in pagella de La T Gema non possono che essere altissimi
Con la testa e con il cuore è difficile, anche a distanza di giorni, smettere di ripensare alle emozioni di quanto successo domenica a Bologna intorno alle ore 20. E’ troppo forte l’emozione nell’aver assistito ad un miracolo sportivo di tale portata per il movimento del nostro territorio, così come è troppo forte la voglia di riviverlo ancora. In fondo per La T Tecnica Gema Montecatini doveva essere un successo il solo essere presenti alle Final Four; invece è arrivato ‘il’ successo, quello che ha permesso alla società del presidente Lulli di poter incidere il proprio nome sull’albo d’oro proprio una riga sotto quella dei cugini Herons campioni uscenti. Il pagellone della kermesse nazionale non può così che essere al 100% riempito di voti altissimi: vediamoli nel dettaglio.
LE PAGELLE
Mateo Chiarini: senza voto. Ovviamente non può essere valutato, non lo abbiamo potuto vedere in campo a dominare come suo solito e chissà fra quanto lo rivedremo. Però l’argentino è non si mai estraniato dalle vicende della squadra, anzi è stato continuamente ad incitare e supportare dalla panchina, festeggiando ogni canestro come se avesse segnato lui. In altre parole, ha passato i suoi poteri al resto della squadra, distribuendoli con equilibrio.
Federico Burini: 8,5. I tifosi lo acclamano ogni volta che ha palla al grido di ‘Buro, Buro’; i compagni lo cercano sempre ogni qual volta c’è bisogno di ragionare e studiare con cura come e dove attaccare. Equilibratori non si diventa, ci si nasce. Quando poi ha visto che in finale avrebbe indossato il verde, come nella parentesi vincente di Avellino dello scorso anno, si è gasato e ha estratto dal cilindro un paio di invenzioni delle sue che alla fine della fiera sono risultate decisive. La troppa voglia di fare lo ha anche costretto a fare alcuni passaggi un po’ troppo leziosi, spedendoli nelle mani degli avversari. Lo si può perdonare.
Mattia Acunzo: 9,5. Forse è stato ripetuto troppo il concetto sul suo impatto quando si alza dal cubo dei cambi. Cosa ci possiamo fare però se è vero che quando entra Acunzo la squadra ha come una spinta, un elettroshock che la riattiva. 9 punti sabato, 11 domenica; tanta ‘garra’ ma anche tante scelte giuste. Ha dato tutto sul campo, evidentemente anche troppo. Dopo l’infortunio ad inizio ultimo quarto nell’area piccola di Roseto, i compagni hanno realmente giocato per lui.
Marco Di Pizzo: 8. Non è stato tra i migliori della spedizione ma su questo ha influito la forma smagliante di Bedin, che gli ha leggermente accorciato il minutaggio. In ogni caso non ha tradito sul parquet, garantendo difesa e fisicità. Col suo spirito guerriero ha pienamente contribuito al successo finale.
Daniele Toscano: 10 e lode. Se vieni eletto miglior giocatore della competizione, non è che ci sia molto da riflettere sul voto da assegnargli. Cosa gli puoi dire: niente. 15 e 17 punti nelle due serate, una costante indomabile per chiunque abbia provato a marcarlo sia dentro che fuori l’area. Devastante.
Nicola Savoldelli: 9. Spesso e volentieri ha realizzato tiri in momenti chiave delle due partite, cioè quando La T Gema doveva rimontare e quando La T Gema doveva scappare via. Non è un caso, d’altronde è il suo ruolo che richiede di salire in cattedra quando la squadra ne ha bisogno urgente. Savoldelli è il degno indossatore della fascia di capitano, infatti incarna tutti i valori positivi su cui si fonda il gruppo squadra e che hanno generato i risultati di questa stagione.
Lorenzo D’Alessandro: 9. Si è guadagnato la medaglia di campione svolgendo una parte fondamentale nel momento più complicato delle Final Four di La T Tecnica. Nel primo tempo della semifinale ha impedito a Legnano di andare in fuga nel punteggio con le sue giocate, chissà come sarebbe finita senza. Il giorno dopo si è fatto trovare pronto nel momento del bisogno, le sue triple hanno creato insicurezza alla difesa di Roseto.
Alberto Bedin: 10 e lode. Se Toscano è stato votato Mvp della Coppa, secondo inevitabilmente c’è il centro numero 15. Se non altro è la prova monstre in semifinale che vale da sola la candidatura. Hulk, la Cosa, Thanos: scegliete voi il supereroe a cui paragonarlo dopo quella strabiliante doppia doppia da 16+17. In finale ha provato a ripetersi e, nonostante i falli di troppo gli abbiano quasi rovinato la serata, è riuscito comunque a deciderla lui negli ultimi secondi.
Lorenzo Passoni: 8,5. Si parla di lui come un tiratore puro ed è vero, però questa descrizione non racconta tutto di Passoni. Guardate i referti delle due gare di Coppa, tralasciando i punti: 1 stoppata, 2 recuperi e 4 assist con Legnano; 1 stoppata, 2 recuperi e 3 assist con Roseto. Questo giocatore fa vincere partite e trofei con le piccole cose, invisibili ai più ma decisive nell’economia di gioco. Come chiamare una dote del genere? Intelligenza.
Riccardo Albelli: senza voto. Il giovane classe 2005 non ha avuto minutaggio, però il solo essere convocato e vivere quest’esperienza deve essere un premio per lui nonché il giusto riconoscimento per il settore giovanile de La T Gema (e sappiamo quanto è sentito il tema in società).
Jacopo Cellerini: senza voto. Vedi come sopra. Immaginate questi ragazzi e le loro famiglie che si ritrovano, all’inizio della loro carriera tra i senior, non solo a poter debuttare in un campionato nazionale Serie B ma addirittura di vincere la Coppa Italia. Non è da tutti.
Nicolas Stanic: 9,5. Erano rispettivamente il terzo ed il quarto match della sua terza vita termale ma sinceramente non ci siamo accorti che fosse non integrato negli schemi tattici. In Serie B Nazionale gli mancava di vincere la Coppa e si vede. La sua carica emotiva è stata il motore della formazione rosso-blu per tutto il weekend. Tira, corre, penetra, segna e va pure ad aizzare i propri sostenitori: c’è tanto di Stanic nell’impresa di Bologna.
Coach Marco Del Re: 10 e lode. Dietro quel volto schietto e sorridente e quel suo essere sincero e positivo, si nasconde un fine stratega. Non è tanto dal punto di vista tattico che fa la differenza, anche se sabato sul brutto secondo tempo di Legnano c’è la sua firma: quella di una squadra che cancella i propri punti deboli e toglie il ritmo agli avversari facendoli impazzire. E’ più grazie all’aspetto motivazionale e con la coesione di squadra che si è costruito questo piccolo capolavoro, d’altronde serve qualcuno che tocchi i tasti giusti di ogni singolo giocatore.
Chi altri avrebbe trasmesso a questo gruppo sicurezza e tranquillità sul canestro del sorpasso abruzzese a metà ultimo quarto della finale? Lì la vittoria poteva scappare di mano, invece ecco l’accelerazione definitiva. Coach Del Re si è preso una discreta rivincita verso tutti quelli che dicono sia ‘obbligato’ a vincere, senza minimamente considerare la difficoltà di una terza serie in cui ci sono tre pass per l’A2 ma ben più di tre società attrezzate per il grande salto. Almeno ora lui ed i suoi ragazzi sanno cosa serve per riuscire nell’impresa massima, quella ancora più ambita della Coppa stessa.


