L’ultima volta fu nel 2019 con Venezia, oggi il 38enne è al secondo anno consecutivo a Livorno: «In biancorosso anni bellissimi»
Il biennio a Pistoia ha rappresentato un crocevia fondamentale nella carriera di Ariel Filloy. Il play/guardia nativo di Córdoba decise di rimettersi in discussione dopo un’esperienza con successo sul palcoscenico europeo a Reggio Emilia. Un ritorno in biancorosso – dopo la prima esperienza in Legadue nella stagione 2010/11 – bagnato dall’onore e dall’onere di vestire anche il ruolo di capitano. Filloy fu chiamato a guidare uno spogliatoio del tutto rinnovato rispetto all’annata precedente, la prima in A1 dopo la promozione del 2013.
Ad un primo anno senz’altro molto positivo, con i playoff solo sfiorati, seguì una stagione 2015/16 semplicemente indimenticabile sotto l’egida di coach Vincenzo Esposito. Pistoia toccò anche il primo posto in solitaria in Serie A, conquistò le Final Eight di Coppa Italia e chiuse al sesto posto scrivendo una nuova pagina di storia del club. Per il classe 1987 si spalancarono le porte della Reyer Venezia con la quale alzò al cielo lo scudetto al suo primo anno.
SECONDO ANNO A LIVORNO
Dopo aver navigato nelle zone nobili della massima serie, la scelta di accettare l’offerta dell’ambiziosa Trieste ripaga con il ritorno in Serie A immediato dei giuliani dopo la retrocessione dell’anno precedente. Un’A2 nella quale l’ex nazionale azzurro è però rimasto, mettendo radici nell’ormai sua Toscana. Con la Libertas Livorno, Filloy ha conquistato la salvezza all’ultimo tuffo nella scorsa stagione, restando al centro anche del nuovo ambizioso progetto del neo presidente Marco Benvenuti.
Il club amaranto si è assicurato tre nuovi innesti dalla Cantù promossa in A1 – Valentini, Possamai e Piccoli – aggiungendo due statunitensi di grande qualità come Woodson e Tiby. Un roster dal giusto mix di gioventù ed esperienza capitano dal livornese doc Tommaso Fantoni. L’ex Pistoia ha mantenuto il suo ruolo centrale nelle rotazioni anche col nuovo coach Andrea Diana, disputando 24 minuti con 6.3 punti e 4 rimbalzi di media nelle prime tre giornate. Ciononostante, in casa labronica si resta con i piedi per terra e l’obiettivo dichiarato resta il mantenimento della categoria.
«L’anno scorso come neopromossa abbiamo puntato a mantenere la categoria. Quest’anno è cresciuta anche la società a livello di organizzazione e come è giusto che sia gli obiettivi si sono alzati di conseguenza – ha spiegato Filloy ai nostri microfoni -. Se l’obiettivo prima era mantenere la categoria ad ogni costo ora vorremmo salvarci tranquillamente. Vogliamo fare un campionato più tranquillo e magari toglierci qualche soddisfazione. L’anno scorso ci siamo salvati a Gara 5 dei playout e speriamo quest’anno di fare meglio».
RITORNO DOPO SEI ANNI
Oggi, mercoledì 8 ottobre 2025, per Ariel Filloy sarà il giorno del ritorno al PalaCarrara dopo quasi 6 anni dall’ultima volta. Era il 1° dicembre del 2019 quando l’OriOra si impose sulla Reyer per 89-87 in uno dei pochi lampi biancorossi di una stagione nera, e non solo per l’interruzione causa Covid. Il caso ha voluto che da allora le strade del cestista e dei toscani non si fossero più incrociate, almeno fino a questa stagione. Calcare il parquet di via Fermi, non potrà che evocare sensazioni speciali per l’ex capitano di Pistoia.
«Negli ultimi anni quando io ero in Serie A2 Pistoia era in A1 o viceversa. Sicuramente ci sarà un po’ di emozione e di tensione ma lo capirò meglio quando sarò in campo – ha ammesso Filloy -. Giocare a Pistoia è come giocare in casa per me. La città è letteralmente casa mia visto che vivo lì con la mia famiglia. Ovviamente ora gioco per Livorno e dovrò fare il massimo con questa maglia per vincere. Non sarà la prima volta che torno da avversario quindi forse rispetto a quella le sensazioni saranno diverse. A Pistoia ho vissuto anni molto belli tanto da un punto di vista sportivo quanto umano. Sono nate tante amicizie ed è appunto diventata casa mia».
«Il primo anno abbiamo sfiorato i playoff per un soffio arrivando noni, quello successivo siamo partiti fortissimo e ad inizio campionato eravamo primi in classifica – ha ricordato il play/guardia di Livorno -. Questo provocò un entusiasmo pazzesco. Da allora è cambiato davvero tanto, anche a livello societario. Ancora è rimasto qualcuno che conosco ma tanti non ci sono più. Forse anche per questo motivo le emozioni saranno più affievolite, anche se sicuramente ci saranno. In squadra ci sono tanti ragazzi che conosco invece».
GLI EX COMPAGNI IN BIANCOROSSO
Tra questi spiccano senza dubbio Daniele Magro e Lorenzo Saccaggi, due bandiere biancorosse con le quali ha condiviso parte del suo percorso cestistico proprio a Pistoia. Con il pivot padovano Filloy ha giocato nella stagione 2014/15, mentre ha conosciuto il neo capitano dell’Estra appena 18enne nell’annata 2010/11. Con Magro condivide peraltro anche l’anno di nascita. Due 38enni ancora oggi protagonisti ad alto livello in A2, segnale di come l’età, in certe occasioni, sia davvero solo un numero.
«Ad alcuni magari fa piacere, altri diranno “fate giocare i giovani” – ha commentato ridendo -. Penso che se uno sta bene fisicamente, gli piace giocare e le squadre ancora lo scelgono è giusto continuare no? A me la pallacanestro piace ancora tanto e per fortuna Livorno ha creduto ancora in me, che potessi essere utile alla squadra. Le chiavi per continuare a giocare anche da più grandi sono queste».
«Saccaggi si vedeva che aveva carattere già a quell’età – ha proseguito parlando poi del recordman di presenze in biancorosso -. Anche fisicamente era già piuttosto strutturato. È diventato un giocatore importante, ha fatto una bella carriera. Ha fatto qualche esperienza fuori e poi è tornato a Pistoia, che ormai sente come casa sua. Ha sposato la maglia biancorossa e anche in alcuni momenti, quando per lui c’è stata anche l’opportunità di andare a giocare altrove, ha sempre scelto di restare a Pistoia. Questo comportamento rispecchia molto bene quale deve essere il ruolo di un grande capitano».
LA SFIDA PRESENTE
La quarta giornata del campionato di A2 2025/26 metterà di fronte Pistoia e Libertas Livorno 31 anni dopo l’ultima volta. Un derby toscano alla quale entrambe le squadre arrivano da una serie positiva di due successi consecutivi ma con gli amaranto che non saranno purtroppo seguiti dai propri tifosi per la decisione del Questore di vietare la trasferta ai residenti in provincia di Livorno. Una scelta che senza dubbio penalizzerà lo spettacolo sugli spalti.
«Arrivare da due vittorie è sicuramente importante perché ti danno entusiasmo e carica, quindi magari riesci anche un po’ a sopperire al fatto di giocare due partite così ravvicinate – ha affermato Filloy analizzando la sfida con Pistoia -. Mi aspetto una partita molto fisica ed equilibrata, dove chi riuscirà a controllare il ritmo e la contesa dei rimbalzi potrebbe avere la meglio. L’assenza dei tifosi ospiti è un grosso dispiacere per noi e i nostri sostenitori ma penso anche per i tifosi di Pistoia. Sarebbe stato bello avere un palazzetto pieno. I nostri ci seguiranno anche qui da Livorno e speriamo che ci siano sempre meno casi in cui la tifoseria ospite non può venire alla partita».
Filloy, dall’alto della sua esperienza, ha infine fatto le carte al campionato, indicando le chiavi per avere successo in un torneo tanto lungo e dispendioso. «Innanzitutto ci sono 20 squadre e di conseguenza si è alzato il numero delle partite. Sono tante le società che puntano a salire e il fatto che ci sia la promozione diretta fa sì che anche i budget siano aumentati per provare a centrare la prima posizione in regular season. Ciò fa sì che anche le altre squadre abbiano come riferimento un’asticella più alta rispetto alle precedenti stagioni. È un campionato lungo con tanti turni infrasettimanali, quindi se ti capita un periodo più complicato da un punto di vista delle energie o degli infortuni rischi di incappare in un filotto negativo. Tutti i campi sono difficili, dobbiamo sempre mantenere alta la concentrazione e cercare di fare buone prestazioni specialmente a livello di attitudine. Poi a volte la palla entra e vinci, altre invece le perdi, però già partire essendo pronti a combattere ti dà quella sicurezza in più».



