Il play di Scafati, Tommaso Marino, ai nostri microfoni: «Siamo partiti bene e c’è entusiasmo. La nostra forza è la solidità fra italiani e americani»
Tommaso Marino non è solo un giocatore di basket. Tommaso Marino è tante cose: un influencer (57,2 mila followers su Instagram), un imprenditore, un viaggiatore, un amante della vita. Tommaso Marino è tante sfaccettature, tante quante i tatuaggi che porta su tutto il corpo. Su uno di essi c’è scritto “Slums Dunk”, il nome della onlus che assieme all’amico Bruno Cerella ha tirato su per dare una nuova opportunità ai bambini delle baraccopoli africane (dal 2011 a oggi sono nate cinque Basketball Academy, di cui due in Kenya, due in Zambia e una in divenire in Argentina). Tommaso Marino è uno dei personaggi più noti della pallacanestro italiana, nonostante giochi in A2. Questo perché ha saputo mettersi in vetrina sì sul parquet – specialmente a Treviglio – ma anche e soprattutto fuori da esso. Da quando è a Scafati ha avviato l’esperienza da vlogger, filmando tutti i dietro le quinte nella sua vita e caricandoli sul proprio canale YouTube. Un prodotto tanto spontaneo quanto accurato e per questo apprezzatissimo dal pubblico. Serietà e schiettezza sono forse le qualità migliori – così a pelle – di Tommaso Marino, toscano di Siena, dove è cresciuto e dove – cestisticamente parlando – ha vissuto uno dei capitoli più brutti: il fallimento della Mens Sana. Un’esperienza traumatica di cui avrebbe volentieri fatto a meno, ma che lo ha forgiato, fino a renderlo un giocatore importante di A2 e oggi capitano di quella Scafati che punta dichiaratamente a tornare in A1 e che intanto è pronta a ospitare il Pistoia Basket (domenica 13 dicembre, palla a due alle 18).
Marino, Siena rappresenta un posto speciale per lei, nonostante sia ormai trapiantato a Milano. Le manca?
«In questo periodo mi manca soprattutto la famiglia, che ho visto davvero pochissimo. L’esperienza che ho avuto a Siena è stata talmente brutta che sarebbe giusto dire che più che della terra, sento la nostalgia delle persone che ci vivono. La distanza percepita è moltiplicata per cento per via del Covid. Ma non avverto la necessità di tornare a Siena dopo essermi scottato così tanti anni fa…Ripeto, dispiace non avere i miei cari accanto, anche se ho la fortuna di far parte di un gran gruppo qua a Scafati. Però siamo sempre le solite 10 facce. Comunque non ci lamentiamo. Dobbiamo essere grati perché rappresentiamo una delle poche categorie lavorative che non si sono mai fermate».
Avete vinto la Supercoppa, siete imbattuti in campionato dopo quattro partite. Un rullo compressore insomma.
«Stiamo andando bene e siamo super contenti. La cosa che mi piace di questa squadra è che abbiamo un nucleo solido di italiani, con i due americani perfettamente integrati. Di questo va dato merito merito anche a coach Finelli. L’unione non è tutto per vincere, ma in un momento storico come questo ti fa passare meglio le giornate. Se si sta bene umanamente anche il lavoro quotidiano diventa più leggero».
Su Culpepper, ex Pistoia Basket, cosa ci dice?
«Randy lo abbiamo visto pochissimo purtroppo a causa dei due infortuni che ha avuto. Non è mai entrato in condizione, quindi faccio fatica a giudicarlo. Ora abbiamo a gettone Joshua (Darryl J. Jackson, ndr) e siamo concentrati sulle sue caratteristiche. A differenza di Randy, è un giocatore che ha meno bisogno della palla in mano e che riesce a creare anche per i compagni. In futuro non so cosa accadrà: abbiamo tre americani ad ora, starà alla società decidere».
Venite da due trasferte ravvicinate: c’è il rischio di arrivare un po’ sulle gambe alla sfida con Pistoia? Della squadra biancorossa che pensiero si è fatto?
«Quando vinci non senti la stanchezza, ma tanto entusiasmo. E poi siamo un roster costruito per non avere minutaggi così elevati: questo è fondamentale per arrivare a lottare fino in fondo per obiettivi importanti. Pistoia l’ho vista giocare e conosco molto bene coach Carrea e Poletti. Hanno un talento offensivo clamoroso, specie nei lunghi con “Mitch” e Sims. E poi parliamo di una squadra ferita, reduce da un paio di sconfitte in trasferta nelle quali non avrebbe voluto incappare. Per cui massima attenzione e massimo rispetto».


