Il diesse biancorosso Marco Sambugaro vive a Rimini da vent’anni e presenta così la sfida con Pistoia: «Match tra due squadre combattive»
C’è la sfida ad una matricola terribile tra l’altro lanciatissima come la RivieraBanca di Mattia Ferrari. C’è quella ad ex adorato e temuto come Jazz Johnson, l’adorabile canaglia, il figliol prodigo, che a Pistoia è rinato cestisticamente due volte dopo la retrocessione da Cantù e dopo la squalifica, confermando a suon di ventelli di stare nel sempre più ristretto club di chi può girare le partite da solo. C’è la voglia di chiudere bene un girone d’andata importante e allo stesso tempo quella di ripartire dopo il fuoripista di Bologna, con la Tesi Group snaturata forse per la prima volta in campionato dopo la calata nel disco inferno del PalaDozza dove la Fortitudo maschera i suoi difetti e lustra la sua forza. Insomma il ritorno della sfida con Rimini, ormai casa da quasi vent’anni per Marco Sambugaro che ci porta dentro i temi della gara , è quanto mai interessante. “Rimini ha vinto 4 delle ultime 5 gare- dice il direttore sportivo della Tesi Group- coach Ferrari è stato bravo a modificare l’assetto di una squadra che punta molto sul talento dei due americani, con Jazz Johnson che conosciamo benissimo e con Ogbeide che è un talento fisico importante. In più c’è il gruppo di italiani che ha vinto lo scorso campionato e che vuole confermarsi in A2”.
La sfida assomiglia ad cocktail tutto da gustare, con tanti ingredienti, che se shakerati bene danno una potenziale scarica d’adrenalina come quelle a cui nelle notti brave della movida di Rimini, si affidano dispiaceri da annegare, amori da dimenticare, speranze da riaccendere. Scarica di adrenalina di cui solitamente si cibano le squadre di Nicola Brienza, almeno nella versione originale solo intravista a casa Effe. “ A Bologna abbiamo lasciato due punti e la sensazione di non aver fatto una grande gara in termini di qualità ed attenzione- dice Sambugaro- al di là dei meriti della Fortitudo e del suo ambiente, noi non abbiamo fatto la nostra partita, pensando forse inconsciamente di essere più forti degli altri e specchiandoci troppo. Invece la nostra caratteristica, come delle squadre di Nicola, rimane quella di essere brutti, sporchi e cattivi. Di essere umili, sporcarsi le ginocchia e di scaricare la nostra indole passionale in campo”.
La sconfitta di Bologna è stata la seconda filata in trasferta nei sette giorni più impegnativi e duri da quando la Tesi Group è al completo. Tolto “l’affaire Huggins” a cui la squadra ha positivamente reagito ad inizio campionato, è questo il momento più faticoso della stagione non tanto per i due ko sulle tre gare ravvicinate appena giocate ma per i problemi fisici che la squadra non ha del tutto superato. “In questa settimana siamo tornati a macinare chilometri in palestra come ci serve– continua il diesse pistoiese- per noi è essenziale allenarci al completo e duramente per rendere al meglio, perché non siamo una squadra che col talento risolve tutto”.
A proposito di talento, domenica Sambugaro e Brienza ritroveranno da avversari quel Jazz Johson che può dirgli un sonoro grazie, per averlo giustamente riammesso “a scuola” dopo la sospensione di tre mesi, evidenziandone nonostante qualche peccatuccio di gioventù, quei valori umani di uomo squadra che si sommano a numeri di recordman della retina. Con Zach Copeland sarà sfida ravvicinata, con un Jordon Varnado lontano dai fasti di inizio stagione, sfida a distanza tra potenziali e apiranti mvp . “Zach e Jazz probabilmente si marcheranno vista l’affinità di ruolo – continua il dirigente milanese, al quarto anno al Pistoia Basket- Jazz è più offensivo, Copeland è più difensivo. Sarà interessante vedere chi prevarrà sull’altro. Conoscendo Jazz sono sicuro che vorrà far vedere qualcosa di speciale a un pubblico che gli ha voluto bene ma lo stesso farà Copeland”.
Con il pass per la Coppa Italia già sicuro, vincere vorrebbe dire tenere aperta la porta ad un posto nelle prime due e giocarsi lo spareggio per le Final Four in casa prima di Capodanno. “La Coppa Italia per noi è un traguardo inaspettato – continua Sambugaro- ci siamo già dentro ed è importante, per il resto siamo ambiziosi e vogliamo vincere per avere la miglior posizione possibile, pur sapendo che non dipende solo da noi e senza fare a calcoli su accoppiamenti e rivali”.
A metter pepe sulla sfida anche il derby di casa Sambugaro. Che non ha mai lavorato in riviera, in quella Rimini che come in tutte le basket city dell’adriatico, si gioca a basket anche e soprattutto nei campini sulla spiaggia, da cui sono transitati campioni della sua generazione di fenomeni come di Myers a Scarone. A dispetto della tintarella di luna che sfoggia inverno ed estate l’ex lungo dell’Olimpia, cresciuto tra Milano 2 e il PalaLido, la scelta di vivere a Rimini è tutta di cuore. “Mia moglie è riminese, vivo a Rimini dal 2003 dove sono nate le mie due figlie” dice Sambugaro, da giocatore simbolo di Montecatini, da dirigente punto fermo del nuovo corso del Pistoia Basket sostenuto con l’oculatezza di scelte tecniche vincenti nonostante un portafoglio ridotto. “Per chi tifano?– si concede ad una risata il diplomatico diesse- per me, ci mancherebbe e se tifano Rimini non me lo dicono. La mia figlia piccola comunque è una tifosa di Pistoia scatenata, segue tutto e appena possono vengono sempre al palazzetto”.



