Meridien, senti Vitiello: «Troppo altalenanti, adesso troviamo continuità»

L’ex Pistoiese Vitiello, ora leader tecnico e carismatico della Meridien, sul percorso degli arancioni: «Consonni un amico, non si arrenderà»

Parla da leader perché lo è, in campo e fuori. Leandro Vitiello, faro del centrocampo della Meridien, ha cambiato casacca in esatte, togliendosi quella del Ponte Buggianese -con cui aveva vinto il campionato da protagonista- e indossando quella bianconera del club larcianese. Anche nell’assetto tattico della squadra di mister Magrini lui è un assoluto punto di riferimento, per questo le sue parole valgono ancora di più. Ciò che serve alla sua Meridien, adesso, è un po’ di continuità, per tornare protagonista nella lotta ai piani altissimi della classifica. Lato Pistoiese, invece, l’ex Vitiello ha solo parole al miele, non solo per la società in sé, ma anche per l’allenatore –Consonni-, vecchio compagno di squadra e amico.

NUOVA VITA IN BIANCONERO

Leandro, partiamo dall’estate: dopo aver vinto il campionato con il Ponte cosa ti ha spinto a venire a Larciano?

«In realtà la Meridien mi aveva cercato prima che mi accasassi al Ponte Buggianese, in quella situazione, però, avevo già dato la mia parola al presidente Graziano Toci, per cui la mantenni e firmai con i biancorossi. Poi, finita la stagione, i bianconeri mi hanno ricontattato, e allora abbiamo potuto far andare in porto la trattativa. Devo dire che mi ha colpito tanto l’ambizione della società, senza contare il carisma di un patron importante come Fabiani. In estate ho conosciuto prima di tutto lui e il direttore sportivo Elio Rinaldi, due persone che mi hanno ulteriormente convinto a sposare questo progetto tecnico. Entrambi, infatti, capiscono tanto di calcio e sanno quello che vogliono».

Come valuti il percorso della Meridien fin qui: rispecchia le vostre aspettative? 

«A dir la verità ad inizio campionato puntavamo a qualcosa di diverso, speravamo di poter essere in cima alla classifica a lottare per le prime posizioni. Momentaneamente, però, ci troviamo al settimo posto con 27 punti. A mio avviso il calcio non è una scienza esatta, e così si spiega il nostro cammino. Anche se sulla carta siamo una squadra ben attrezzata, con tanti calciatori forti, vincere è una cosa sempre difficile. In passato mi è capitato di stare in spogliatoi formidabili, pieni di giocatori di alto livello, e poi arrivare in fondo all’annata e non vincere niente. Per ottenere determinati risultati si devono incastrare vari fattori, noi, invece, fin qui siamo stati un po’ troppo altalenanti, e la classifica rispecchia in pieno questa nostra tendenza».

IL MOMENTO DEI GRIFONI

Riguardo quest’altalena di risultati, dopo la pausa invernale avete avuto un momento negativo, poi vi siete ripresi con una grande prestazione nel derby e con la vittoria di Casalguidi: cosa è scattato?

«Dopo la pesante sconfitta contro la Pontremolese effettivamente è scattato qualcosa, un sentimento di rivincita. Come dicevo prima la rosa è di alto livello, e proprio alla luce di questo perdere certe partite fa male. Domenica abbiamo vinto col Casalguidi, avversario temibile e molto ostico, ci auguriamo che questi 3 punti possano darci la carica per svoltare la stagione e inanellare un filotto di risultati positivi. Purtroppo per uscire da un momento in cui non hai continuità non c’è una soluzione matematica, ci sono tanti fattori che ti portano a non essere costante per un determinato periodo. In generale, poi, bisogna aggiungere che in questo anno abbiamo cambiato molto, basti pensare alla successione in panchina -da Taddei a Magrini– e all’arrivo in corsa di Morgia».

Pensi che parte delle vostre difficoltà dipendano anche dal livello del girone A, più alto rispetto all’anno scorso?

«Sicuramente formazioni come Montecatini, Larcianese o Pontremolese se avessero disputato il precedente campionato avrebbero lottato fino alla fine col Ponte Buggianese e col Quarrata. In questa stagione il livello probabilmente si è alzato, e di conseguenza anche la competitività è aumentata. La grande differenza sta nell’assenza di squadre cuscinetto, cioè quelle compagini più facili da affrontare. Quest’anno non ci sono formazioni del genere, basti pensare al fatto che comunque abbiamo pareggiato o perso con società di bassa classifica, proprio perché nessuno si tira indietro. Nello scorso campionato ricordo che contro determinati avversari se riuscivi a sbloccare il match poi era tutto in discesa, adesso non è più così».

IL LEGAME CON LA PISTOIESE

Essendo molto legato alla Pistoiese, stai seguendo il campionato dell’olandesina?

«Certamente, mi aggiorno sempre sui risultati della squadra, anche perché mister Consonni è un caro amico essendo stato per 3 anni mio compagno di squadra, nonché capitano, a Grosseto. Di conseguenza faccio ovviamente il tifo per lui oltre che per la Pistoiese in generale, essendo una società a me molto cara. Purtroppo quest’anno si è trovata davanti una formazione come la Giana Erminio che non sta sbagliando niente. Domenica gli arancioni potevano approfittare del passo falso dei milanesi, ma avendo perso contro il Real Forte Querceta non sono riusciti ad accorciare le distanze. Ad ogni modo il campionato è ancora lungo, e spero che l’olandesina possa ottenere il massimo».

Mercoledì c’è il super derby col Prato, da ex Pistoiese come vedi il match?

«Quella col Prato è senza dubbio una partita diversa dalle altre. Durante la mia esperienza con la Pistoiese non ho mai affrontato i biancazzurri, ma conosco perfettamente la rivalità che intercorre fra i due club. Io farò il tifo per gli arancioni, anche perché comunque l’obiettivo dev’essere quello di conquistare più punti possibili. Conoscendo Gigi (Consonni n.d.r.) so per certo che non si arrenderà mai, provando a tener vivo il duello con la Giana Erminio più a lungo possibile. Per farlo è necessario vincere tante sfide dando il 100% ogni volta che si scende in campo. Chiedeva queste cosa da capitano, quindi certamente riproporrà gli stessi concetti anche da allenatore».

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