Ilaria Miccoli si racconta: dal trasferimento alla Fenice, passando per la Coppa Italia sfumata e i tanti campionati vinti
Chi è Ilaria Miccoli? Venticinquenne (26 li compirà a maggio) di professione libero e dal giugno scorso al Pistoia Volley La Fenice. La sua terza esperienza, dopo Nottolini e Ambra Cavallini Pontedera, in una vita passata a tuffarsi nelle retrovie dove le soddisfazioni sono arrivate travestite da B2 e B1 e una finale di Coppa Italia in cui ha portato il nome della città in cui vive – Capannori – a farsi conoscere nei più importanti palcoscenici italiani.
Nel passato hai debuttato in serie B2 a Nottolini dove hai conquistato la B1 e poi in seguito stagioni da protagonista a Pontedera: cosa ti hanno lasciato queste due esperienze?
«A Nottolini ho lasciato il cuore perché ci ho giocato dai 6 ai 22 anni trionfando col giovanile due volte nei regionali, toccando il sesto posto italiano e conoscendo le mie amiche più intime come Ilaria Gradi, Fabiana Chericoni, Alice Coselli e Francesca Bresciani. Oltre alla promozione in B1 abbiamo fatto la finale italiana di coppa Italia arrivando seconde nella final four con Napoli, Futura Volley e Cus Siena. Lì a Nottolini in B1 ho fatto solo un anno poi sono andata a Pontedera in serie C dove persisteva l’ambizione di passare in B2. Obiettivo raggiunto nel 2019-20 quando allo stop per Covid eravamo prime e ci hanno promosse d’ufficio».
Proprio a Pontedera quanto c’avete impiegato per metabolizzare la sconfitta all’ultima giornata lo scorso campionato contro La Spezia?
«Parecchio! Era l’ultima gara di una stagione lunghissima e perdendo quella avevamo moralmente già perso i play-off. A La Spezia siamo arrivate cariche, ma loro son state più pronte a vincere quella gara nonostante fossero numericamente contate. I play-off poi si sono fatti con l’amaro in bocca e dopo aver perso contro Teramo abbiamo sprecato anche la seconda chance contro Liberi e Forti che è andata in B1 al posto nostro».
L’ARRIVO A PISTOIA
Cosa ti ha portato nelle settimane seguenti a scegliere la Fenice?
«Avevo meno spazio a Pontedera dove era arrivata Casarosa da Castelfranco, formazione di B1. Ho quindi approfittato della mancanza di un libero alla Fenice e sono venuta in prova. Venendo scelta coach Ribechini mi ha presentato il progetto, costituito da un giusto mix tra giovani ed esperte che ho subito sposato. Andando a prendere il posto di una giocatrice forte come Sasselli avevo inizialmente delle insicurezze che piano piano ho perso, affrontando le gare con più tranquillità».
Dopo un ottimo inizio quest’anno in tante gare spegnete la luce…
«Si soffre tanto l’emotività. Essendo molto unite tra di noi quando una va nel pallone ci finiscono tutte. Poi ci guardiamo negli occhi e si riprende a giocare. La tecnica c’è, i fondamentali pure, ma spesso manca la lucidità. Tante ragazze sono giovani quindi devono essere trainate, ma a volte non si riesce ad uscire. Altre squadre magari sulla carta più giovani di noi – vedi De Mitri Carlo Forti – hanno alle spalle un lavoro certosino quasi professionistico che mette le atlete in condizione di vivere per la pallavolo, una condizione che non in tutte le società puoi porre per vari motivi».
A Pistoia hai trovato un giusto mix tra esperienza e nuove leve: come ti sei inserita?
«Non è stato facile perché gli interessi sono diversi anche nella vita normale, da chi pensa alla scuola e chi lavora da anni. Piano piano questo dislivello tra giovani e vecchie si notava di più, ma solo perché dovevamo conoscersi. Ora già rispetto all’inizio siamo un gruppo e contro Ravenna si è visto. Nel secondo set Davide ha cambiato la diagonale. Sembrava una mossa azzardata, ma chi è entrato ha giocato bene e abbiamo riportato i tre punti. Qui alla Fenice sappiamo che non esistono titolari e riserve dato che viene dato spazio a tutti. Anche chi è in panchina sa di poter entrare da un momento all’altro».
ILARIA LA MAESTRA?
A proposito: una giovane come Chiara Tanteri che aveva qualche sparuta presenza in B l’hai presa sotto la tua ala. Che tipo è Chiara?
«Una delle persone più umili che conosco perché non pretende mai di giocare, ma si impegna tantissimo in allenamento. Cerco sempre di darle consigli e, dato che anch’io ho le mie difficoltà, ritengo che siano più pareri. Come ragazza è veramente d’oro e a lei, ma come alle altre ragazze che devono crescere, sono contenta di poter trasmettere dei valori e degli aspetti positivi».
Come Martone e Massaro sei anche te un’insegnante: fate le “maestrine” anche in squadra con le più piccole?
«Nono (nega ridendo, nda). Certo, un po’ maestrina lo devi essere in alcuni casi. Ad esempio quando noi più grandi si fa una battuta le più giovani magari prendono il sopravvento e vanno “placate”, senza cattiveria, ma nel solito modo in cui lo direi a una mia pari età. Oltre a questo la maestrina rimane al di fuori della palestra».
Infine, come vedi questo girone di ritorno?
«L’obiettivo della salvezza rimane tale ed è alla nostra portata. Il ritorno solitamente è più divertente perché conosci già le squadre che hai affrontato. Inoltre, tanti roster giovani che viaggiano a corrente alternata magari possono avere un calo e noi dobbiamo essere brave ad approfittarne. La vittoria contro Ravenna comunque ci fa passare al meglio queste settimane di riposo (si riprende il 4 febbraio, nda) e ci fa essere ottimiste in vista del match contro Castenaso».


