Inaccettabili le minacce anonime recapitate ad Andrea Bonechi, dimissionario presidente della Holding Arancione. La violenza, anche verbale e psicologica, non è più accettabile
Adesso è il momento di dire basta. Le minacce che hanno indotto alle dimissioni il presidente della Holding Arancione, Andrea Bonechi, sono un grave campanello d’allarme che deve far riflettere tutti. E non solo. Deve far prendere posizione a chiunque non sia disposto ad accettare ogni deriva violenta che niente ha a che fare con le vicende sportive. Perché il primo errore, il più grave, è anche solo pensare che tutto questo sia normale e non ci riguardi. La violenza, non solo quella fisica, non è mai legittimabile. Ma non lo è neanche quella verbale e psicologica. E le minacce anonime recapitate a presidente della Holding Arancione sono l’ultimo esempio dello scempio quotidiano che parte dai social e a quanto pare sfocia fino ad atti inqualificabili come quello che il signor Bonechi ha denunciato alle autorità competenti.
Pistoia Sport e anche io, a titolo personale, voglio esprimere la piena solidarietà e vicinanza ad Andrea Bonechi, ma anche alla Pistoiese e alla dirigenza arancione. Sono contento che tutto il tifo organizzato dello stadio si sia espresso con un comunicato, prendendo le distanze dal gesto e disconoscendolo; questo è lo spirito con cui devono essere trattati certi episodi. Protestare e criticare è legittimo, ed in tanti lo fanno civilmente e mettendoci una faccia e una firma. Offese, insulti e minacce, è bene ribadirlo con forza, non sono e non potranno mai essere un modo giusto per dire o ottenere qualcosa.
ABBASSARE I TONI. La lettera di minacce a Bonechi però è solamente la punta dell’iceberg di una violenza che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi. Tanto per fare un esempio, troppo spesso dobbiamo censurare insulti e offese gratuite sui nostri canali social e anche questo non è più accettabile. Non lo è per noi, ma non deve esserlo per nessuno. Perché fortunatamente sono tantissimi quelli che come noi ripudiano queste violenze verbali e psicologiche che in varie forme invadono la nostra quotidianità. Lo sforzo, da parte di tutti, deve essere quello di abbassare i toni, trovando occasioni e momenti di confronto, anche duro e franco, che permettano però allo sport pistoiese di crescere e migliorare. Il momento non aiuta, sotto nessun punto di vista, ma è doveroso farlo. In primis perché la strada della violenza, di qualsiasi natura, non è legittimamente percorribile. E poi perché questo territorio non può permettersi di perdere le eccellenze sportive che ha.
Il livore e la polemica crescente, costante e gratuita – e in questo il calcio trova grande continuità e similarità con la pallacanestro -, non potranno mai fare crescere e migliorare lo sport di casa nostra, soprattutto se restano fini a se stesse senza essere minimamente costruttive. Il movimento locale, ora più che mai, ha bisogno di approcci e spinte positive, perché il rischio concreto è soprattutto quello di allontanare ancor di più chi vuole o potrebbe essere interessato ad accostare la propria immagine e la propria economia ai vari colori sportivi cittadini. E senza nuove forze e nuovi entusiasmi la parabola dello sport pistoiese non può che continuare ad essere discendente, con un avvitamento distruttivo che lo renderebbe prigioniero in eterno dei propri mali.
RITORNARE SUI PROPRI PASSI. Alla luce di tutto questo, spero vivamente che Andrea Bonechi ci ripensi. Perché arrendersi alle minacce, per quanto umanamente comprensibile, vorrebbe dire legittimare e ricompensare chi con l’insulto e la violenza psicologica e verbale si erge a protagonista, per giunta celando la propria identità. Lasciare il suo ruolo a guida della Holding che detiene la Pistoiese vorrebbe dire lasciare senza la sua prima guida la società arancione alle porte dell’anno del centenario, in un momento in cui le soddisfazioni sul campo sono ben poche e quelle fuori, complice la pandemia, non esistono più. Tanti altri, ben prima di lui, sono finiti nel mirino di furenti contestazioni, purtroppo spesso sfociate – con gli eccessi di alcuni singoli individui – anche in offese e insulti gratuiti, senza però cedere davanti alla violenza gratuita. Spero quindi che Andrea Bonechi torni alla guida della Holding Arancione e che in tanti si uniscano al coro di chi pubblicamente rinnega ogni tipo di violenza verbale, psicologica o fisica.


