Il Monsummano vola sulle ali dell’entusiasmo, capitan Moncini: «Tanti pensano che la nostra sia solo fortuna, questo ci stimola ancor di più»
Continua il magico momento del Monsummano, protagonista di una prima parte di stagione a dir poco spettacolare, con ben 31 punti conquistati in diciannove giornate. Gli uomini di Matteoni, reduci dal successo nel derby col Casalguidi, stanno pian piano facendo ricredere chiunque, dimostrandosi una delle formazioni più toste fra le diciassette che compongono il girone A di Promozione. Nel successo coi canarini, per l’appunto, a salire in cattedra è stato il capitano Matteo Moncini, che col suo gol vittoria ha regalato tre punti dall’importanza capitale agli amaranto. Il classe 1992, che questa settimana ha festeggiato il compleanno, è uno degli uomini chiave dello scacchiere monsummanese: è lui a suonare la carica indicando – tramite le dichiarazioni rilasciateci – la via ai compagni.
SOLIDA REALTÀ, ALTRO CHE SORPRESA
Matteo, al momento siete quinti, appaiati al San Piero a Sieve: all’inizio, se vi avessero detto che a questo punto della stagione sareste stati lì in cima, ci avreste creduto?
«L’obiettivo è sempre stato quello di ottenere il prima possibile una salvezza tranquilla, senza ovviamente precluderci cose anche più importanti. La società, infatti, è sempre stata piuttosto chiara: i dirigenti ci hanno detto che l’ambizione primaria era quella di salvarsi, restando però nella parte sinistra di classifica, in modo da evitare eccessivi patimenti d’animo. Personalmente, però, ti dico che, conoscendo la piazza, il diesse Fanucci, mister Matteoni e i miei compagni di squadra, ho sempre fatto più di un pensierino al fatto di poter competere per le prime posizioni. Ovviamente tra il dire e il fare ci passa tanto, la mano sul fuoco non ce l’avrei messa…però ecco, a parer mio parlare del Monsummano come di una “sorpresa” forse è inesatto».
Una prima parte di campionato così buona deve necessariamente avere le sue fondamenta nel modo in cui avete approcciato la stagione. Cosa vi siete detti in estate?
«Quando siamo partiti onestamente ci siamo concentrati unicamente su noi stessi, consci che il lavoro da fare sarebbe stato tanto. Venendo dalla Prima Categoria, infatti, dovevamo necessariamente cambiare qualcosa, in primis, banalmente, per il discorso quote. Quindi abbiamo abbassato la testa iniziando a lavorare tutti insieme, d’altronde solo così avremmo potuto colmare il gap con formazioni che invece da anni giocavano questo campionato. È fondamentale, però, rimanere coi piedi per terra, dato che non abbiamo ancora fatto niente. A livello mediatico in tanti hanno iniziato ad accorgersi di noi, anche coloro che magari all’inizio non ci consideravano: qualcuno parla di fortuna, per noi questo non è nient’altro che un ulteriore stimolo».
L’IMPORTANZA DEL GRUPPO
Col Casalguidi eravate decimati, così come era accaduto prima della pausa invernale, quando avevate attraversato alcune settimane toste da questo punto di vista. Anche coi canarini, però, avete risposto ottenendo i tre punti…
«Effettivamente fin qui non siamo praticamente mai stati tutti a disposizione. Il primo infortunio grave è stato quello di Lanzilli, in Coppa Italia contro la Larcianese, seguito poi da Dal Poggetto e da tutti gli altri. Ovviamente c’è rammarico perchè comunque, se fossimo stati al completo, probabilmente avremmo potuto fare più punti. Dall’altra parte, però, ciò ha permesso ad ognuno di responsabilizzarsi ulteriormente, facendoci maturare sotto quest’aspetto. Contro il Casalguidi abbiamo raggiunto l’apice: oltre a cinque o sei giocatori infortunati ne avevamo tre fuori per squalifica…abbiamo affrontato i gialloblù in delle condizioni critiche. Anche in settimana avevamo limitato i contrasti proprio per non rischiare di perdere ulteriori pedine e alla fine, non avendo la juniores, ci siamo ritrovati a giocare il match con dieci calciatori di movimento e uno in panchina».
In delle condizioni così difficili, quanto è più bello uscire dal campo col bottino pieno?
«È una sensazione difficile da spiegare. Queste sono proprio le vittorie del gruppo, che dipendono unicamente dalla forza del collettivo. Quando siamo alle corde riusciamo sempre a trovare il modo di uscirne nel migliore dei modi, è una nostra caratteristica. Quando l’arbitro ha fischiato tre volte, nonostante fossimo completamente stravolti dalla fatica, abbiamo esultato consci d’aver fatto una prova importante. Si sono viste tutte le componenti che rendono un gruppo una squadra, e cioè la corsa in aiuto del compagno, il ripiegamento difensivo e la voglia di non arrendersi mai. È inoltre doveroso spezzare una lancia anche in favore dei giovani che abbiamo: col Casalguidi c’erano ben cinque quote in campo, un dato che ci deve rendere orgogliosi soprattutto vedendone la qualità e l’impatto che hanno avuto».
AVVERSARIE AVVERTITE
E in questo successo c’è, indelebile, la tua firma…
«Questo tipo di partite sono quelle da incorniciare. Vincere un derby, 1-0, con un mio gol, in una situazione estremamente complessa, davanti ai miei tifosi, e per di più con la fascia al braccio è qualcosa che non ha prezzo. Anche se poi la soddisfazione più grande è ovviamente quella d’aver aiutato la squadra ad uscire dal campo coi tre punti, il fatto che abbia segnato io la rete decisiva rende il tutto ancora più magico. Al di là di questo, però, per il nostro percorso il segnale più importante è stato ciò che è successo dopo aver sbloccato il punteggio. Mancavano ancora venticinque minuti, e noi eravamo parecchio stanchi…ci siamo guardati negli occhi, ognuno sapeva che la gara l’avremmo dovuta vincere noi, e allora ce lo siamo proprio detto: “i tre punti saranno nostri“. E così è stato».
I vostri unici ko sono stati quelli con Viareggio, Pontremolese e Real Cerretese, proprio le squadre che vi sono davanti in classifica. Pensi che ci sia margine per migliorarsi ulteriormente? Magari prendendosi la rivincita contro le prime della classe
«Ovviamente sarebbe bello battere al ritorno queste tre squadre, ma non parlerei di rivincita. I nostri obiettivi, rispetto ai loro, erano e sono diversi. Certo, questo però non vuol dire neanche che partiamo sconfitti, noi vogliamo giocarcela con chiunque sfruttando quelli che sono i nostri punti di forza. Parallelamente, guardandosi indietro e analizzando che tipo di girone d’andata abbiamo fatto, salta all’occhio il percorso di crescita avvenuto. Siamo migliorati col tempo, acquistando certezze e trovando la giusta amalgama. Ci ha certamente aiutato anche il fatto di non avere troppe pressioni addosso, essendo già ampiamente sulla buona strada per il raggiungimento della salvezza ci dona molta più tranquillità».



