Montecatini è tornata ad allenarsi al Palaterme. Coach Cardelli racconta le proprie sensazioni in vista della stagione in C Gold
Dopo sei mesi di separazione obbligata, Montecatini si è finalmente ricongiunta al suo Palaterme. Reduci da due settimane di preparazione atletica in pineta, nel tardo pomeriggio di giovedì 17 settembre i rossoblu hanno svolto il primo allenamento della stagione all’interno della propria casa cestistica sotto la guida di coach Giacomo Cardelli. E proprio a “Jack” abbiamo rivolto alcune domande per soddisfare le curiosità relative alla squadra e al tanto atteso ritorno in palestra.
Quali sono state le sensazioni che hai provato rientrando al Palaterme e com’è andato il primo allenamento?
«È stato strano, nella mia seppur breve carriera di allenatore non mi era mai capitato di non entrare in un palazzetto per sei mesi consecutivi. Avevamo la necessità che il campo tornasse a far parte della nostra routine, adesso mi sento infatti più tranquillo. Rivedersi tutti insieme dopo il lungo stop è stato come riabbracciare la propria famiglia: davvero sensazionale. Il primo allenamento è servito a riabituarsi al contatto con la palla e riambientarsi negli spazi, dal punto di vista tecnico siamo ripartiti dalla cura dei fondamentali e dall’introduzione di qualche regola cardine del nostro sistema di gioco. Il nostro preparatore Eugenio Ercolini ha mostrato come sempre grande ed assoluta professionalità, gestendo la riattivazione in pineta nel migliore dei modi e dandoci una buona base su cui poter lavorare. L’intenzione è quella di aumentare sempre di più l’intensità per ritrovare il ritmo partita, ma è doveroso farlo gradualmente onde evitare sovraccarichi che rallenterebbero il recupero della condizione ottimale».
All’inizio della scorsa settimana avete completato il roster, che possiamo definire un mix tra conferme, illustri ritorni e volti completamente nuovi. Che tipo di squadra ritieni di avere a disposizione e che filosofia di gioco cercherai di imprimere al gruppo?
«Abbiamo strutturato la squadra in modo tale che avesse una forte identità territoriale, chiamando in causa vari giocatori di Montecatini che sono cresciuti con la pallacanestro di questa città nel sangue. Nessuno meglio di loro sa cosa significhi onorare questa maglia. L’organico è di buonissima qualità, non voglio assolutamente nascondermi. Senza le incertezze causate dalla pandemia, probabilmente vari elementi avrebbero disputato campionati superiori. Per quanto riguarda il nucleo giovani, è composto da ragazzi che hanno già vissuto esperienze importanti nel basket dei grandi e che hanno voglia di emergere. Come stile di gioco, è vero che abbiamo qualche giocatore più esperto, ma sono tutti dinamici e questo ci consente di tenere un ritmo elevato sui due lati del campo. In attacco ci proponiamo di correre e aprire la difesa, sfruttando tra i punti di forza la capacità dei nostri lunghi Tommaso Ingrosso e Sebastiano Manetti di giocare fuori dall’area dei tre punti. Le responsabilità individuali andranno ripartite dato che per caratteristiche diversi nostri giocatori hanno punti nelle mani».
Con quale grado di consapevolezza affronterete il campionato di C Gold?
«Innanzitutto voglio spezzare una lancia a favore della società, che ha preso la dolorosa decisione di auto-retrocedersi per salvare la pallacanestro a Montecatini. Credo che questo renda particolarmente orgogliosi i nostri tifosi. Per il resto, siamo considerati tra i favoriti ma dobbiamo disinteressarci di ciò che viene detto all’esterno. Come dicevo siamo un’ottima squadra, quello che dobbiamo evitare è caricarci di pressione da soli, sarebbe controproducente. Questa categoria insegna che a prescindere dai nomi si fatica ogni giornata, la serie C è un campionato competitivo ed insidioso».
L’ultima occasione in cui la prima squadra di questa città ha partecipato al campionato di serie C risale alla stagione 2010-2011. Fu un anno particolare: la rifondazione post fallimento fu condotta brillantemente e la squadra conquistò la Coppa Italia di categoria e la promozione nella Divisione Nazionale B. Che ricordi hai di quell’anno? Trovi qualche somiglianza tra il gruppo di allora e quello attuale?
«Ricordo bene quella squadra, era molto forte. Anche se non mi piace fare troppi paragoni, alcuni di loro erano giocatori sottodimensionati per la categoria e questa potrebbe essere una somiglianza con noi. Un ulteriore punto di contatto che mi viene in mente è quello tra i punti di riferimento dei due gruppi, Davide Bonora e il nostro capitano Guido Meini, grandi giocatori navigati al servizio del progetto che portano nello spogliatoio una personalità fuori dal comune. Per il resto le cose sono cambiate, erano altri tempi e gli under non erano scommesse come nella pallacanestro di oggi. Io poi ho molta meno esperienza di quella che aveva Max (Massimo Angelucci, capo allenatore dello Sporting club 1949 nella stagione 2010-2011, ndr). Non sarà per niente facile, ma posso dire che faremo tutto il possibile per eguagliarli».
Un messaggio finale ai tifosi.
«Siamo semplicemente un gruppo di ragazzi perlopiù cresciuti nella zona e desiderano mostrare il proprio attaccamento alla maglia e ai colori rossoblu. Chiunque giocherà con noi dovrà sapere di avere di fronte un avversario che ha fame. Vogliamo che i nostri tifosi siano fieri di noi».



