Montecatini e le sue fazioni, una storia di ieri e di oggi

Dalle divisioni tra AC Montecatini ed Ferraris Boys al derby tra Herons e Gema, l’insolita tendenza di Montecatini

di Roberto Grazzini

Divide et impera traducibile in italiano con l’espressione “dividi e comanda”, è una locuzione latina utilizzata per indicare la strategia attuata dagli invasori per controllare e governare un popolo, ovvero dividerlo in più parti in modo tale da provocare rivalità e fomentare discordie intestine. Di significato opposto invece il motto che nel 2018 alcuni bagnaioli doc scelsero per dare vita al torneo dei Rioni di Montecatini ovvero “Dividere per Unire” frazionando la cittadina termale in cinque quartieri ben delimitati per poi riunire la gente in una competizione che oltre all’aspetto agonistico fosse un veicolo ideale di aggregazione oltre a sviluppare specie nelle generazioni dei più giovani l’indispensabile senso di appartenenza.

Nella speranza che tale competizione possa riprendere quest’anno dopo due edizioni annullate causa Covid, ritorniamo al discorso delle divisioni con l’esempio che venne dal calcio quel triste giorno d‘estate del 1983 quando il Montecatini dopo un brillante quinquennio nei professionisti, fu dichiarato fallito. Ripartire dalla Terza categoria non è mai facile ma quello che sorprese fu vedere addirittura due squadre indigene ai nastri di partenza. L’AC Montecatini ed i Ferraris Boys, pronte tuttavia a fondersi in un’unica entità la stagione successiva. Tale corposo preambolo, può comunque servire in qualche modo ad inquadrare l’inedito derby fratricida che stasera illuminerà il PalaTerme, tempio dello sport più amato in questa parte del Granducato.

La prima domanda sorge spontanea, come direbbe il buon Lubrano. Ma c’era veramente bisogno di una seconda squadra all’ombra della Rocca? Probabilmente no. Ma al di là dell’aspetto destabilizzante per chi si vuole identificare sotto l’una o l’altra bandiera, lo sdoppiamento testimonia la voglia di investire tempo, capacità e risorse. Ma, allora,  passando al secondo quesito: non era meglio farne una sola? Sicuramente sì. Ma qui si entra in un ginepraio indistricabile. Sul piatto ci sono personalità forti che mal si sopportano, caratteri diversi ed una visione societaria opposta.

Ma come si sceglie il Montecatini da seguire e da tifare? Da quale parte delle gradinate dovrà sedersi il neofita che stasera al mercoledì televisivo di coppa, preferirà la palla al cesto? Conterà il quartiere o la riconoscenza? Non è roba da perderci il sonno. Suggeriamo una scelta “a pelle”, o meglio a simpatia, come ha fatto chi si è già schierato. Non ne fate però una Virtus-Fortitudo. Non esiste la squadra del popolo o dei signori… Esiste invece un contesto sportivo generale che deve riacquistare credibilità prima di tutto sulla qualità degli impianti e non solo. Buon divertimento!

Redazione PtSport
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