Nania in stato di grazia: il Casalguidi si affida a lui e vede la salvezza

Altra doppietta per Nania, il tuttofare del Casalguidi spiega: «Inizio di stagione non facile, grazie alla squadra e a Gambadori sono rinato»

Due goal nell’ultimo turno di campionato e altri 3 punti fondamentali per il suo Casalguidi. Matteo Nania -un po’ attaccante e un po’ centrocampista– in queste ultime settimane sta infatti trascinando i gialloblu verso la conquista della matematica salvezza. Dal 10 dicembre (1° centro stagionale contro la Lampo) il numero 9 di Gambadori c’ha preso gusto andando a segno altre 5 volte: adesso lui e il club pistoiese devono concludere al meglio l’annata raggiungendo l’obiettivo prefissato.  

UNA MEZZ’ALA ESTREMAMENTE PROLIFICA

Partiamo dalla doppietta contro il Capezzano: com’è quando la squadra riesce a vincere grazie alle tue reti?

«Senza dubbio una grande emozione. Il primo goal è arrivato su sviluppi di calcio d’angolo, in cui mi sono avventato sul cross e ho incornato di testa battendo il portiere avversario. Il secondo, invece, l’ho fatto dalla distanza tirando da 25/26 metri e piazzando la sfera sotto la traversa. Mi hanno detto che forse c’è stata anche una leggera deviazione di un difensore ma onestamente non mi sono accorto di niente. Nel mezzo avevo anche sbagliato un rigore, per cui segnare queste due reti ha ancora più valore perché non mi sono abbattuto continuando invece a giocare. Ad ogni modo il merito non è mai del singolo, bensì di tutta la rosa. Noi, infatti, siamo un gruppo veramente affiatato e unito, ognuno sta dando il proprio contributo in qualsiasi ruolo».

A proposito di ruoli, hai iniziato il campionato da punta ma adesso sei una mezz’ala: a cos’è dovuto questo cambiamento?

«È partito tutto nella sfida di Cerreto Guidi contro la Cerretese. Vista l’abbondanza di attaccanti e alcune assenze in mezzo al campo durante la settimana Gambadori decise di provarmi da centrocampista. In partita effettivamente agii da mezz’ala destra, e da lì sono stato confermato in questo ruolo nonostante continui ad indossare la maglia numero 9. È curioso perché in tutta la mia carriera ho sempre alternato momenti in cui giocavo in avanti a periodi in cui venivo arretrato. Grazie a questo ho un’innata propensione ad attaccare la profondità, ecco perché riesco a segnare diversi goal (come ad esempio 4 anni fa, in cui da centrocampista ne segnai 15 col Quarrata). Il mister, però, mi chiede anche di portare tanto pressing quando non abbiamo il possesso, di conseguenza il mio è un ruolo in cui entrambe le fasi vanno fatte con grande abnegazione».

RINASCITA PERSONALE

Nelle ultime tre settimane hai segnato due doppiette: cos’è cambiato in questo periodo rispetto all’inizio di stagione?

«Ad inizio anno non ero molto sereno anche per questioni legate alla vita privata, poi però le cose piano piano si sono aggiustate. Ho trovato una fidanzata e in generale anche la squadra mi è stata tanto vicina a livello umano. Tutti questi fattori hanno fatto sì che riuscissi a tornare al 100%, ecco perché la doppietta di domenica mi ha reso estremamente felice. Ovviamente quando vesti la 9 e non segni sei frustrato, però anche sotto questo punto di vista ho capito che l’importante è soprattutto come giochi e quanto aiuti i tuoi compagni. In questo devo dire sono state fondamentali le parole di mister Gambadori, che riesce a caricarti come nessuno. Lui è il mio prototipo di allenatore: uno che vive pensando al calcio 24 ore su 24 riuscendo a far rendere al meglio i calciatori che ha a disposizione».

Come valuti il cammino del Casalguidi fin qui?

«Per me questo percorso è partito tre anni fa, quando arrivai poco prima che il campionato venisse stoppato causa Covid. Successivamente vincemmo la Prima Categoria riconfermando praticante in toto il gruppo per disputare la Promozione. In questa stagione stiamo facendo bene anche se comunque finché non saremo matematicamente salvi non dobbiamo minimamente rilassarci. Raggiungere la salvezza, infatti, è l’obiettivo che ci siamo prefissati e in cui crediamo fortemente: sappiamo di avere le carte in regola per coronare questo sogno ma ancora mancano 5 partite e quindi è tutto aperto. Poi in generale il livello del campionato è talmente alto che nessuno può permettersi di sbagliare, basta vedere il Viaccia che a livello di rosa -secondo me- potrebbe puntare a qualcosa in più e invece si ritrova invischiato nella lotta per non retrocedere».

L’AMMAZZA GRANDI

Hai parlato di “livello” del campionato: quali sono le differenze maggiori con la Prima Categoria?

«Anche se potrà sembrare banale, prima di tutto gli arbitri. In Prima, infatti, c’è un arbitro solo mentre in Promozione c’è una terna completa. Un’altra differenza sta nella preparazione delle partite. L’anno scorso non studiavamo più di tanto gli avversari del week end, adesso invece dedichiamo molto più tempo all’analisi della squadra che troveremo di fronte la domenica. Questa cosa è fondamentale perché nel girone A ci sono compagini formidabili, che non puoi affrontare senza essere preparato. Su tutte direi Pontremolese -che gioca benissimo e al minimo errore ti punisce- e Larcianese -che ha delle individualità pazzesche-. Queste due mi hanno impressionato più delle altre».

Però effettivamente contro le big avete fatto sempre un figurone…

«Questo è vero. Probabilmente perché in determinate partite si alza automaticamente l’asticella dell’attenzione. Dall’altra parte, però, diventa difficile spiegare il perché riusciamo a strappare punti a squadre anche più forti di noi ma poi magari li perdiamo ingenuamente contro avversari alla portata. Tutto sta nell’approccio al match, quando siamo concentrati al 100% è difficile per chiunque affrontarci. In generale mister Gambadori ci chiede di essere aggressivi nel riconquistare il pallone restando compatti dietro: se mettiamo in pratica la nostra tattica va in difficoltà ogni squadra. Su questo dobbiamo senza dubbio migliorare, anche perché è vero che possiamo giocarcela con tutte ma poi alla fine dei conti a 5 giornate dal termine dobbiamo ancora matematicamente salvarci».

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