Nessuno si dimentica del talento, del cuore, del sorriso di Davide Ancilotto

Sono passati 25 anni da quel maledetto 24 agosto 1997. Anci, continua a far parlare di sé in ogni angolo della città

Una promessa è una promessa. Gianfranco Bisin, che per anni non si è perso nemmeno un allenamento, sia Olimpia, sia Pistoia Basket, sia serie A1 che C2, non ha mai smesso di chiedere che Davide Ancilotto venisse ricordato anche a Pistoia ma dopo 25 anni nella città in cui quel ragazzone mestrino arrivato per far innamorare una città con quelle giocate alla Petrovic italiano, affinate come il suo accento dai quattro anni di “college” (forse meglio scuola di vita) che è stata la Caserta della favola Phonola, non c’è traccia di un ricordo ufficiale di Anci. Ad ogni ricorrenza, ad ogni intitolazione, ad ogni cerimonia fatta per Davide in giro per l’Italia, il Biso mi chiamava (rigorosamente ed educatamente a casa) per comunicarmelo. “Pronto, sono Bisin…ho qualcosa per te”. E al bar del palazzetto o alla partita seguente mi portava i pezzi di giornali originali o mandati da qualche amico baskettaro fuori sede, con la notizia di un momento fatto apposta per Anci. A Caserta, come a Desio, a Roma come nella sua Mestre. Tante iniziative per ricordare quel ragazzo speciale, per dare conforto a due genitori che non possono smettere di piangere e che a Pistoia sia erano fatti ben volere come quel figlio travolgente in tutto. Fenomenale in campo, strabordante di voglia di vivere fuori come tutti i ragazzi poco più che ventenni.

Non che serva per forza una targa, una pietra su un muro, un cartello che magari poi si porta il via questo ventaccio che sempre più spesso ci mette di fronte ai cambiamenti climatici, per ricordare qualcuno di caro. Figuriamoci per uno famoso, che a 25 anni da quel maledetto 24 agosto 1997, in cui venne diffusa la notizia della sua morte dopo il malore nell’amichevole di alcuni giorni prima a Gubbio, continua a far parlare di sé. Per il suo talento sopraffino, per quello che ha fatto (esordio in serie A1 a diciassette anni, una crescita costante che lo porta in azzurro proprio nella fantastica stagione a Pistoia) e che avrebbe potuto fare, perché piaceva a tutti, perché era sempre sorridente, perché era un fenomeno in campo e un giovanotto scanzonato fuori. Certo per ricordare una persona amata, non serve un luogo fisico. Basta il cuore che sanguina. Basta una frase in una canzone, una pagina di un libro, un film in cui ritrovare i bei momenti passati insieme, il dolore incancellabile, il peso di un’assenza che è presenza. Non serve  certo a chi quella persona l’ha conosciuta anche proprio tramite i racconti mirabolanti del quasi zio Biso che da cinque anni ci mancano un casino, nelle parole estorte al suo protettore Vinicio Vignali. Il guru ripara muscoli di generazioni di giocatori, che gli rimangono fedeli spesso anche dopo la partenza da Pistoia per le sue mani d’oro e il silenzio stile agente dei servizi segreti del fisioterapista con gli occhi di ghiaccio. Non serve a chi ha visto anche dopo anni le lacrime dei  compagni di squadra di un’altra favola che fu la Madigan 1995/ 1996 (Crippa capitano, Dule Vujosevic allenatore) che ci portò in Europa, o delle altre comitive a canestro in cui Davide l’adorabile casinista, si era inserito senza problemi. Squadre rimaste nel mito della pallacanestro italiana, dove giocatori fatti si innamorano di quel fratellino minore. Non serve a chi ha sentito la voce rotta di un duro come Paolino Moretti (con cui vince la Coppa Italia dall’A2 con la Glaxo Verona) che il nome di quell’amico fraterno strappato al mondo troppo presto, l’ha dato al suo primogenito. Non serve a chi ha sentito il Diablo Esposito raccontare come si prese Anci sotto l’ala protettiva dopo il suo arrivo a Caserta. “Un giocatore proiettato al futuro, un esterno molto diverso da come si intendeva il ruolo di guardia fino ad allora. Il play e la guardia erano giocatori bassi, l’ala piccola era un po’ più alta. Ma Ancilotto cambia questa formula ed anticipa di 20 anni quello che sarebbero stati gli esterni moderni, mettendoci un grande talento.” ci raccontò emozionato un mattatore come Enzino per il ventennale dalla scomparsa del campione veneto. Erano i giorni della mostra di PistoiaSport per omaggiare la nostra Capitale della cultura. Giorni in cui qualcuno si è stupito come mai di fronte a quella maglia incorniciata, una canotta Madigan col numero 6, autografa e tenuta giustamente fino a lì come un tesoro nello studio- museo- confessionale di Vinicio, ci fosse la fila. I più, anche i non baskettari, lo sanno che è per essere come Davide Ancilotto che tanti ragazzi hanno iniziato a giocare a pallacanestro in questa città. Sanno che chi l’ha conosciuto, non smette di parlarne e il suo mito è incrollabile. Ma mica tutti la sanno questa storia. E allora ecco che sì, serve (almeno) un simbolo. Una targhetta, una palestrina di periferia, un campetto, una viuzza, un torneo, un murales. Tutto serve per tenere viva la memoria, per tramandare la Storia e le storie degli uomini e delle donne che la fanno. Senza contare che la memoria è l’unica cosa a cui aggrapparsi quando il dolore non passa. Il campetto di Cireglio, la mobilitazione di un paese che ha voluto dare un segno tangibile dell’affetto straziato per Kobe (un altro ragazzone dalla vita perfetta e il destino maledetto) ce lo ricorda. E allora caro Biso, in questo giorno in cui è difficile non pensare ad Anci, ai ritagli dei suoi articoli di Superbasket nei diari dei liceali anni ‘90, alle sue esultanze esagerate, a quella maglia azzurra che gli Untoucheables costruirono sulla curva in una delle loro memorabili coreografie, a quella rabbia bella di chi vede cascare il mondo di fronte alla cessione del proprio campione ad una società potente come Roma  e per giunta con una mirabolante azione di mercato del giemme termale Gino Natali, alla rabbia vera, tremenda incontrollabile dopo quel tg tragico, qualche riga ad Anci gliela vogliamo dedicare. In questa città un po’ ruvida, a volte ingrata che ha affidato la memoria dei suoi miti eternamente e beffardamente giovani, spesso a levate di popolo  più che a iniziative istituzionali. Basti pensare alla raccolta firme per l’intitolazione del campino dell’Arcadia all’ indimenticato Teo Bertolazzi o a quella per la cittadinanza onoraria per il più famoso dei nostri partigiani Silvano Fedi, ma anche alla spinta per dedicare lo stadio al Faraone Marcello Melani. Chissà se qualcuno prima o poi magari si prenderà la briga di fare almeno un murales per Davide Ancilotto. Magari nell’arco della (lenta) ed attesa riqualificazione urbana di Bottegone, periferia spinosa ma anche fucina di impegno e progetti di impegno sociale, in cui la pallacanestro garba tanto e in cui Anci si dà in pasto ai ragazzi della scuola media in un documentario in bianco e nero per cui – dopo 25 anni- provate voi a non piangere.    

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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