Una partita da “ora o mai più” per l’Estra di coach Gasper Okorn. Che torna sui 37′ di Rowan: «Scelta tecnica: siamo fisicamente piccoli»
Oltre i problemi e le fragilità di un ambiente sempre più in tensione, nell’anticipo di sabato sera al PalaCarrara (inizio ore 20:30) l’Estra Pistoia di coach Gasper Okorn si giocherà consistenti speranze di salvezza contro la diretta concorrente Scafati. E lo farà al termine di una settimana complessa, tra gli strascichi della sconfitta casalinga subita da Treviso e un lavoro in palestra ostacolato da diversi guai fisici. Anche se sarebbe più piacevole pensare il contrario, la gara coi campani ha tutti i crismi dell’ultimo appello per i biancorossi.
«Domani non sarà l’ultima occasione in senso assoluto perché mancano ancora diverse partite, ma realisticamente determina la salvezza – ha così esordito coach Okorn nel classico prepartita – Dobbiamo fare tutto il possibile per vincere la partita con Scafati: per noi è come una finale. Dobbiamo cambiare la nostra mentalità: ho provato a farlo dal primo momento. Dobbiamo tirare fuori il carattere, specialmente in casa nostra contro avversarie del nostro livello. Abbiamo lottato anche contro Treviso ma il problema è nella nostra testa. Non siamo stati abbastanza gruppo. Questa sarà la chiave del match contro Scafati: dobbiamo stare uniti e lottare fino alla fine».
«Abbiamo avuto una settimana difficile – ha poi proseguito – Puntavamo tanto a vincere contro Treviso e quando perdi una partita di tale importanza il contraccolpo è soprattutto mentale. Anche a livello fisico non è stata una settimana facile perché Kemp e Silins hanno avuto diversi problemi. Christon ha saltato un allenamento e anche Benetti ha avuto qualche problema. Per i primi 2-3 giorni abbiamo dovuto fare la conta tra chi era disponibile e chi invece doveva riposare. Alla fine la squadra sarà la stessa vista contro Treviso».
Il momento si fa però sempre più catartico in casa Pistoia. Come già detto a più riprese, le vibrazioni giunte in queste settimane e nei mesi precedenti non hanno pressoché mai comunicato l’idea di un ambiente unito e di una squadra in grado di svoltare tecnicamente e/o mentalmente. Non traspare neanche la fiducia, nei giocatori, di poter trovare le soluzioni per raggiungere l’obiettivo salvezza. Ecco perché, come ribadito da coach Okorn, esiste un solo modo per ripartire e sperare in un cambiamento.
«Prima di ogni cosa dobbiamo vincere contro Scafati. Su di noi ci sarà una pressione incredibile. Dobbiamo solo concentrarci su questi 40 minuti e credere nella vittoria. Questo è il mio unico piano. Se non si riesce a gestire la pressione, che nello sport è normale, meglio dedicarsi ad altro. Tatticamente ci stiamo preparando bene per la partita ma dobbiamo prepararci soprattutto mentalmente. Il nostro focus deve essere solo su vincere la prossima partita, che è fondamentale. Durante il break dovremmo sicuramente fare qualcosa per provare a sistemare la situazione. Cosa fare? Una domanda da un milione di dollari».
CAPITOLO ROWAN
C’è stato poi tempo di tornare sul capitolo inerente Maverick Rowan e sui 37′ giocati contro Treviso nonostante una prestazione tutt’altro che memorabile, si conceda l’eufemismo. Ovviamente il tema del figlio del presidente, come il più classico dei boomerang, viene costantemente rilanciato per poi ritornare puntualmente. Ma, come spiegato già nel post-partita contro Treviso, coach Okorn ha motivazioni concrete e plateali dinanzi ad una scelta di cui continua a prendersi la responsabilità.
«Non vorrei parlare dei singoli. Sono venuto qui a Pistoia per fare l’allenatore e concentrarmi sul lavoro in campo. Invece adesso mi sto confrontando con una situazione che va oltre il basket giocato. A proposito di Rowan, io penso che lui possa migliorare come giocatore e aiutare questa squadra. Credo che questa non sia una situazione semplice per lui. Riguardo a Treviso, loro nello spot di 3 avevano Olisevicius e Macura: ho dovuto scegliere la mia difesa con il problema di non avere abbastanza stazza da opporre contro di loro. Con tre piccoli non abbiamo potuto reggere, perché ad esempio Macura ha preso due rimbalzi senza neanche saltare quando c’era Forrest su di lui».
«Speravo che Rowan prendesse qualche rimbalzo e segnasse di più – ha proseguito sull’argomento – Ora, a posteriori, possiamo parlarne ma la gara ci ha visti lottare e andare avanti anche sul +8 con la palla in mano, prima del disastroso quarto periodo che ha certificato la nostra sconfitta. Non cerco nessun alibi e non voglio che si pensi che ho subito pressioni per far giocare Rowan 37’, perché è stata una mia decisione. Capisco la rabbia dei tifosi: sono il coach e devo prendermi le mie responsabilità, ma non voglio entrare in queste dinamiche tra Maverick e il pubblico. Non conosco la storia ma so che lui non è a suo agio. Il mio è un discorso tecnico: fisicamente siamo più piccoli e in deficit di centimetri».
Insomma, ci sono i fatti e le loro conseguenze. Coach Okorn non si nasconde e non cambia la versione di domenica scorsa, piuttosto vuole guardare al presente. Un presente che chiama ad una gara da dentro o fuori e che non può essere caricato di ulteriori temi che, tra l’altro, sono ormai di lungo corso.
«Il rischio è quello dell’effetto valanga – questo il suo pensiero – Dobbiamo andare in campo con i giocatori che abbiamo a disposizione. Questo non è il momento giusto per parlare di chi gioca 37′ o di altro, ma verrà il tempo per discuterne. Voglio stare il più concentrato e ottimista possibile in vista del match contro Scafati. Non voglio scappare da queste domande, perché so che voi (la stampa, ndr) sapete le risposte. Ho letto cosa scrivete: sapete perfettamente qual è la situazione. Dobbiamo vincere contro Scafati e poi penseremo al resto. Non risolveremo nulla ma ci darà un po’ di ossigeno. Verrà un momento in cui ci metteremo a sedere con la società e parleremo a quattr’occhi di tutte queste situazioni extra campo».



