La sconfitta contro Trieste abbatte le speranze della truppa di coach Okorn, che rivela «Non prenderemo un altro giocatore»
Il netto ko in casa contro Trieste ha aperto il baratro per l’Estra Pistoia, che adesso è a -4 dalla zona salvezza con un calendario che riserva poche speranze e con le concorrenti (Varese e Cremona) che hanno piazzato importanti vittorie sui campi amici. Ovviamente le parole di coach Gasper Okorn nell’immediato post-gara non possono sollevare il morale, specie dinanzi ad una situazione che va ben oltre la mera classifica e, forse, anche la pallacanestro.
«Siamo frustrati, questo è evidente – ha esordito l’allenatore dell’Estra – Non mi voglio lamentare, ma è chiaro che così non è facile sia psicologicamente che nella pratica. Non inizieremo a darci addosso gli uni con gli altri, ma le percentuali scarse e i tiri facili non segnati sono davanti agli occhi di tutti. Detto questo, continueremo a combattere. Non è un segreto che, in qualsiasi posizione, ogni avversario ci è superiore: posso preparare la partita dal punto di vista offensivo e difensivo, tecnico e tattico, ma la difficoltà resta. Trieste non è certo uno dei top team della Serie A, ma gioca un basket di grande qualità: quando facciamo un errore, loro ci puniscono regolarmente. Abbiamo avuto più volte tiri aperti e non abbiamo segnato. Abbiamo avuto appoggi facili e non abbiamo segnato».
Esaurito il commento sulla partita, le ultime parole di coach Okorn vanno sul futuro prossimo, che ovviamente rimane complesso. Con una situazione di classifica sempre più drammatica, non sembrano esserci spiragli per fare anche un ultimo disperato tentativo. Con la squadra che, quasi sicuramente, si limiterà ad onorare il proprio campionato fino alla fine con gli effettivi attuali.
«Cosa possiamo fare adesso? Solo preparare le gare lavorando in palestra. Non voglio alibi: siamo esseri umani e sappiamo che questi 40 giorni che restano alla fine non saranno facili. Un nuovo giocatore? Probabilmente non ne prenderemo un altro. Ne sceglierei altri tre o quattro, ma questo non è il più grande problema al momento. Gli italiani? Inutile parlare di loro adesso, visto che giocano tanti minuti perché non abbiamo alternative. Combattono, danno del loro meglio, ma questi minutaggi non li raggiungerebbero a cose normali».



