Grandi campioni sul parquet ma anche fuori dal campo. Paolo Moretti e Sasha Djordjevic sono i protagonisti, insieme a William Boselli di una bella storia che ci ha raccontato il giornalista bolognese Lorenzo Sani
Quello che divide può anche unire. Paolo Moretti e Sasha Djordjevic domenica saranno avversari, ancora una volta, al PalaDozza. Già, perché le due leggende del basket bolognese e la città delle due torri sono una ricetta gustosissima anche oggi, ma ancor di più lo erano negli anni novanta. I due infatti hanno vestito rispettivamente la maglia della Virtus e della Fortitudo durante due delle più gloriose stagioni di Basket City, ovvero dal 1994 al 1996.
Tanto per capirci erano gli anni in cui a Bologna non potevi scegliere, o eri un cuore virtussino o amavi il biancoblù fortitudino. In campo Moretti e Djordjevic erano protagonisti a suon di canestri: nella stagione ’94-’95 la partita d’andata tra Buckler e Filodoro finì 85-81, Moretti fu il miglior marcatore dei suoi con 26 punti, prestazione che gli valse il soprannome di “Morettinovic”, mentre dall’altra parte Sasha Djordjevic ne mise 22 che però bastarono alla Fortitudo per vincere. Risultato ribaltato nella gara di ritorno (84-83) e ancora una volta i due assoluti protagonisti: 24 punti per Djordjevic e 11 per Paolo Moretti. Le due squadre si fidarono anche nella fase a orologio e lì Moretti ne mise 23 mentre Djordjevic solo 12, con il derby che andò alla Virtus che si impose 82-70. La stagione successiva Moretti era assente nella gara d’andata, in quella di ritorno si impose la Fortitudo di Djordjevic, grazie anche ai 27 punti messi a referto dal serbo, mentre Moretti si fermò a quota 11. I biancoblù vinsero nettamente anche la gara la sfida della seconda fase (87-71) e ancora una volta fu Djordjevic, autore di 22 punti, a dominare il duello a livello realizzativo contro Paolo Moretti che invece si fermò a quota dieci punti.

Se il derby di Bologna li ha divisi c’è anche però chi è stato capace di unirli all’epoca e ancora oggi: William Boselli, ex giocatore e grande appassionato di pallacanestro, bolognese doc, diventato tetraplegico a causa di un angioma con aneurisma in zona cervicale. La storia ce l’ha raccontata Lorenzo Sani, giornalista sportivo e scrittore che da sempre segue le vicende della palla a spicchi a Bologna, rivangando vecchi ricordi e immagini più attuali legate alla palla a spicchi in salsa bolognese. «Willy e altri ragazzi, tutti tifosi della Fortitudo, avevano fondato il gruppo degli orfani, così denominato al momento dell’addio di Giacomo Zatti che dalla Effe era passato a Montecatini. Il gruppo si riuniva il lunedì sera all’osteria Du Madon, all’inizio di via San Vitale, ovviamente a Bologna. Al gruppo avevano aderito anche due giocatori della Virtus, Moretti e Morandotti. In casa Virtus, quando vennero a sapere della cosa, non la presero bene, tanto che mandarono una lettera di diffida ufficiale a Paolo, che ovviamente la stracciò all’istante».

E ancora oggi Willy Boselli e la fondazione a lui dedicata, la “Willy The King Group – WTKG“. di cui fanno parte oltre che Lorenzo Sani anche gli ex cestisti Daniele Albertazzi e Claudio Pilutti, riesce nell’impresa di unire le diversità sportive e di ogni altro tipo, con il linguaggio universale dello sport e tutto quello che di buono ne può scaturire. Con l’evento Happy Hand, un appuntamento imperdibile ogni anno a Bologna, il gruppo Willy The KIng Group è riuscito a mettere insieme grandi campioni del basket come Sasha Djordjevic e Paolo Moretti per una nobile causa. Nel programma delle giornate Happy Hand infatti campioni dello sport come i due allenatori di Bologna e Pistoia praticano sport assieme a ragazzi con disabilità, mettendosi concretamente “nei loro panni”. Partite di basket in carrozzina, pallavolo da seduti, calcio con le stampelle e gare di tiri iberi tra ciechi e campioni bendati, insomma un mondo dove alcune barriere vengono cancellate ed altre amplificate per rendere tutti uguali, tutti uniti dallo sport e dalla solidarietà.

L’aneddoto curioso lo rivela ancora Lorenzo Sani, che racconta come Paolo Moretti sfruttò uno di quegli appuntamenti per insegnare qualcosa di importante a suo figlio Davide e ai suoi compagni di squadra della Stella Azzurra Roma: «Paolo Moretti aveva accompagnato suo figlio e gli altri ragazzi della Stella Azzurra, erano di ritorno da una finale persa con Venezia. I ragazzi erano affranti, li fece fermare qua da noi per fargli vedere cosa era la vita vera e credo che quel giorno lo abbiano capito. Quando arrivarono qua erano affranti per il risultato della partita, quando sono ripartiti avevano un’altra luce negli occhi». Perché in fondo Bologna non è solo Virtus o Fortiutudo, Moretti o Djordjevic, ma anche il regno di Willy Boselli, l’uomo capace di unire sportivamente ciò che la Bologna del basket da sempre divide.


