Palas Story: alla scoperta del PalaTrento

Palazzetto moderno e funzionale, il PalaTrento è sempre stato campo tabù per il Pistoia Basket. Non solo la Dolomiti Energia, ma anche l’Itas Volley ne ha fatto il suo fortino in questi anni

Non è esattamente la “vien en rose” del Pistoia Basket, anzi in sei anni di grandi sfide, i biancorossi vi hanno vinto tra Legadue e A1 solo una volta (agli albori dell’era Esposito, ottobre 2015). Eppure si può ben dire che il PalaTrento è uno dei campi che Pistoia conosce meglio e che proprio da uno dei tanti graffi che l’Aquila trentina, guidata (allora come ora) da Maurizio Buscaglia in panchina e Toto Forray in campo, ha rifilato ai biancorossi, è partita una delle primavere più belle dei canestri pistoiesi.
Stiamo parlando naturalmente dell’annus domini 2013 quando l’aquilotto bianconero e la favoritissima Tesi Group si ritrovano di fronte nella finale di Coppa Italia di Legadue, che si gioca proprio alle pendici delle Dolomiti. In quel PalaTrento, incastonato in maniera un po’ freddina e anonima all’esterno, in un quartiere a misura di sportivo degno di una città ai primi posti in Italia nelle varie classifiche di sportività.

A pochi chilometri dall’autostrada e a qualche curva dal centro, Le Ghiaie è un gioiello che molti si sognano. Anche se le giovani pattinatrici sul ghiaccio che si allenano al PalaGhiaccio (ma ci sono anche il campo da calcio e da baseball) nel mito di Carolina Koster non sembrano accorgersene. Chi sa di avere un sogno alla portata è invece il Pistoia Basket che ha messo nel mirino un trofeo che può lanciarla ulteriormente come protagonista della stagione. Pistoia, in campo e fuori, interpreta alla grande un weekend in cui la diretta Rai (merce rara nella Legadue odierna) mette molti occhi sul PalaTrento. La Tesi Group supera brillantemente Scafati in semifinale e si proietta verso la sua domenica di gloria. E il 10 marzo 2013 sono in tanti a percorrere l’auto Brennero cinta dai meleti. Il biancorosso spunta un po’ ovunque nelle vie del centro, dal Castello del Buonconsiglio alle corti silenziose della città universitaria dove partì il sessantotto italiano, addormentata dal riposo domenicale.

L’ultimo ostacolo è la formazione di casa, una squadra neopromossa che prima di tutto deve conquistare la sua città. Entrando al PalaTrento, palazzetto moderno e funzionale, più volte lustrato in questi anni (e c’è il progetto di aumentarne la capienza a 5000 entro il 2020), l’occhio non può che andare sui vessilli che pendono dall’alto che raccontano i successi dell’Itas Volley, corazzata della pallavolo italiana che sta giocando una nuova semifinale scudetto proprio in questi giorni. L’organizzazione e l’esperienza dei tifosi biancorossi sovrasta il pubblico di casa che comunque riempie il palazzetto e si improvvisa in cori per i suoi nuovi eroi che in campo ci danno dentro. Tanto che dopo 40′ combattuti ed intensi, in cui Pistoia sperimenta in maniera cocente quella fisicità estrema che è nel dna delle squadre di Buscaglia, recriminando non poco sull’arbitraggio, è Trento a scrivere la storia. Vincendo la Coppa Italia al primo anno di Legadue, nel segno di Pascolo e di una nuova passione che scalda la città.

Pistoia si lecca le ferite, la rabbia è tanta e il premio al miglior giovane che va a Roberto Rullo non basta ad alleviarla. Ma la stagione non è finita, anzi l’obiettivo più grosso è un altro. E da quella sconfitta, Galanda e compagni si rialzeranno in maniera totale. Esorcizzandola in maniera sui generis, visto che il lunedì post Trento, la squadra è chiamata in palestra per…ballare sulle note del tormentone del momento, l’Harlem Shake. Idea del Gek Nazionale, a cui partecipano anche Moretti e il suo staff, con Laura Chiatti come special guest. Ed è subito mania. Una mania che non distrae i biancorossi che, in campionato, cavalcano verso la gloria. E alla seconda finale promozione in due anni, assaporano il dolce sapore della serie A.

Una categoria in cui ritroveranno non più di un anno dopo l’Aquilotto trentino, che ha già le sembianze di Aquila Reale. In cinque stagioni di A1, Trento ha messo dentro due finali scudetto, una semifinale di Eurocup e una valanga di premi individuali. Il “nostro” eroe triste Tony Michell mvp del primo anno di A1, Flaccadori miglior Under 20 nel 2016 e per due volte panchina d’oro a Buscaglia. Roba che sa di esempio per tutti. Certo gli investimenti del club sono importanti, come sostanziale l’apporto di una stagione (a statuto speciale) che- come succede a Sassari- è presente sulle maglie di Forray e soci. Ma indubbiamente Trento in questi anni hanni messo in piedi un’organizzazione del club (con un Consorzio di) e mostrato una competenza tecnica invidiabile.

Culla di due squadre di altissimo livello, il PalaTrento ringrazia e in 19 anni di vita è uno dei poli sportivi italiani che ha ospitato spesso la Nazionale di pallavolo e gli Azzurri del basket con la Trentino Cup.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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