Iniziativa benefica di Roberto Marconato, titolare del bar-ristorante “La Capannina”: un panino speciale in memoria del Black Mamba
Avrebbe voluto omaggiarlo in campo. Ma per il basket di periferia, quello duro e puro, degli allenamenti alle dieci di sera, delle sfide di campanile dove comunque basta un canestro attaccato al muro e ti senti già nel tuo Staples Center, son tempi duri. Allora Roberto Marconato, baskettaro della prima ora, lungo che ha sfiorato il professionismo con tanta bella B alle spalle anche con la rimpianta favola della Valentina’s Bottegone dei tempi d’oro, ha pensato ad un omaggio a Kobe Bryant nella sua seconda vita. Quella di ristoratore. E così nel tributo mondiale a Kobe che in questi giorni non conosce confini, ricordando l’asso dei Lakers ad un anno dalla tragica e prematura scomparsa, c’è anche quello di Bob Marconato insieme al suo ex compagno di canestri e oggi di bancone Nicola Bongi. Un tributo particolare, visto che venerdì sera nel loro locale (“La Capannina” di Bottegone) si potrà ordinare (allo 0573/ 544044) il panino Black Mamba.
Un super burger a mille strati stile americano con il gialloviola del cavolo e dei datterini a ricordare i colori dei Lakers, impacchettato in una confezione speciale da collezione che una volta aperta ricrea la figura del campione Nba tanto caro a Pistoia. Ma soprattutto un panino che fa bene non solo a chi lo mangerà (ordinandolo a domicilio o ritirandolo da asporto). Parte del ricavato della vendita dei panini “Black Mamba” (pane nero ai cereali, hamburger di Black Angus da 200 grammi, Cheddar, cavolo viola saltato e crema di datterini gialli) andrà alla Fondazione Maic Onlus. Sarà un aiuto al centro riabilitativo presieduto da Luigi Bardelli che, dicono i titolari de “La Capannina”, «racconta sempre emozionato quando il piccolo Kobe e babbo Joe pranzarono tanti anni fa a casa sua».
Uno tra i tanti pistoiesi che alla fine degli anni ’80 hanno intrecciato la loro vita con quella famiglia che veniva dall’altro lato dell’oceano, ma che si era calata perfettamente dentro la dimensione della provincia italiana. Ne sono prova i tanti ricordi che, anche in questi giorni dell’anniversario della scomparsa di Kobe, si rincorrono da nord a sud dello stivale dei canestri. Un treno di ricordi che quando si ferma a Rieti, Reggio Calabria, Reggio Emilia e Pistoia, si ferma un po’ di più. Perché in tanti, anche da queste parti, hanno il privilegio di poterti raccontare chi era Kobe Bryant. Quel bambino già fenomeno che non smetteva mai di allenarsi e giocare perché voleva diventare come il mitico babbo Joe. Crescendo naturalmente nel suo esempio.
«Per noi innamorati di pallacanestro è stato un anno doppiamente duro, senza di te e senza il basket giocato – si legge nel messaggio che arriva dai titolari de “La Capannina” – ma siamo certi che ne usciremo alla grande, attingendo a mani piene da quel concetto che nella tua carriera è stato fonte di ispirazione per tutti noi. Il concetto di resilienza. Siamo convinti apprezzerai questo nostro piccolo gesto, come siamo consapevoli ogni giorno di più che gli eroi vanno e vengono ma le leggende sono per sempre».



