Paolo Nucci a Pechino 2022 per l’ottava Olimpiade in carriera

Per il fotografo è la terza Olimpiade invernale. Nel freddo delle montagne cinesi per mettersi in gioco «fuori dalla comfort zone»

Girare spesso il mondo per catturare attimi sportivi (ma non solo) e renderli universali. È la vita che Paolo Nucci, fotografo valdinievolino classe 1966 con all’attivo una collaborazione trentennale col Tirreno, ha scelto e si è costruito con tanta gavetta, talento e intraprendenza. Un anello dopo l’altro, come fosse una catena. Fino ad agganciare gli anelli più solenni dello sport mondiale, quelli olimpici. Cinque edizioni estive di fila. Da Atene 2004 all’ultima spedizione di Tokyo 2020 della scorsa estate, di cui abbiamo raccolto in un diario i passaggi salienti. Passando per Pechino 2008, Londra 2012 e Rio 2016. Nel mezzo, per non farsi mancare niente, anche due edizioni invernali: Soci 2014 e Pyeonchang 2018. Una catena di esperienze planetarie vissute vestendo panni sui generis.

Quelli di inviato di Nikkan Sports, quotidiano sportivo più longevo e tra i più importanti del Giappone. Titano della comunicazione con cui lavora fin dai tempi in cui, a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, nella nostra serie A iniziavano ad approdare i primi calciatori nipponici come Nakata e Nakamura. Anche se da fotografo italiano, è a momenti come le medaglie d’oro di Jacobs e Tamberi, per citare solo le più recenti e clamorose gesta tricolori, che si legano naturalmente le emozioni più forti. E così l’obiettivo di Lamporecchio è volato in Cina per prendere parte alla XXIV ed imminente edizione dei Giochi olimpici invernali, meglio noti come Pechino 2022. Per lui si tratta dell’ottava Olimpiade in carriera, che lo conferma tra le eccellenze della fotografia sportiva internazionale.

Paolo Nucci atterrato a Pechino, prima di salire sul pullman per Zhangjiakou

LA SFIDA DEL FREDDO (E IL CONFRONTO CON LE PRECEDENTI EDIZIONI)

Oltre alla gioia e alla carica necessarie per la nuova avventura, dentro di lui c’è anche un po’ di inevitabile preoccupazione. Ad occupare i suoi pensieri sono il contesto e le condizioni di lavoro. Paolo è stato incaricato di seguire sci nordico, sci di fondo, freestyle, salto con sci, snowboard e biathlon. Le cui gare non si terranno a Pechino, bensì tra le alture di Zhangjiakou (provincia di Hebei). Città collocata lungo la Grande Muraglia, a poco meno di 200 km (e quattro ore di pullman) dalla capitale. Per motivi di Covid, per tutte e tre le settimane di manifestazione non potrà muoversi da lì. Cartoline mozzafiato e panorami dal sapore millenario che non si trovano tutti i giorni. A cui fa però da contraltare un clima proibitivo, vista la temperatura sottozero di questo periodo, con picchi sui -15/-20 gradi.

«Quando devi stare per ore fermo nella tua postazione a 20-30 gradi si sopporta bene, ma lì al freddo sulla neve è molto più complicato – non usa tanti giri di parole Nucci – . Bisogna coprirsi bene, è da professionisti della montagna e io francamente preferisco il mare» afferma scherzoso. Oltre all’equipaggiamento fotografico Paolo ha con sé non una sola come al solito ma ben due valigie grandi. Piene di scarponi, ramponi, doposcì, tute, piumini e tutta gli altri capi con cui si proteggerà dal gelo. «Non essendo bravissimo a sciare e non volendo rischiare, mi muoverò camminando. Carico di roba stile omino Michelin – ironizza – non sarà facile». Pur non essendo la sua prima volta ad un’olimpiade invernale, in condizioni così rigide non ci si è mai ritrovato.

A Soci nel 2014 il clima temperato assicurato dal limitrofo Mar Nero rese il tutto agevole, mentre quattro anni fa nella freddissima Corea del Sud beneficiò del maggior comfort delle arene indoor. La nuova sfida, dunque, presenta una spigolosità che si estende inevitabilmente anche alla parte logistica. «La routine prevede la copertura dell’evento assegnato inviando il materiale in tempo reale. Quindi si lavora col computer di fianco, da tenere su piattaforme che lo tengono in sospeso dalla neve e dal ghiaccio. Il tempo va ottimizzato – entra nel merito – perché il pc al freddo si scarica prima e utilizzando i guanti con le falangi scoperte per mantenere un po’ di sensibilità, c’è il rischio di ghiacciarsi le mani».

Il freddo che inzia a screpolare le mani di Paolo, nonostante i guanti

E QUELLA TECNICA

Senza tralasciare inoltre le implicazioni puramente tecniche dovute alle discipline da documentare. Snowboard, freestyle, salto con gli sci, presentano peculiarità cinetiche e aerodinamiche che ad un non specialista possono rendere la vita ancor più dura. «Alla poca dimestichezza col singolo sport si sopperisce con l’esperienza. Per capire per esempio quali obiettivi è meglio usare e dove mettersi osservo i fotografi che fanno sport invernali più di me e da più tempo di me». Se ci fermassimo qui sembrerebbe una missione in cui c’è quasi tutto da perdere. Una prova di sopravvivenza al fronte con le sembianze di spedizione lavorativa.

MA METTERSI IN GIOCO VALE LA PENA

In realtà sono variabili che per Paolo vale la pena affrontare. Del resto figurare tra gli “occhi” di un evento del genere è un privilegio che non ha prezzo. «Essere lì è una soddisfazione incredibile. In Italia siamo solo una decina, è un onore far parte di questo gruppo – ammette sincero – . Perciò le difficoltà si superano più che volentieri». E poi si tratta di elementi la cui presenza rende il tutto ancor più intrigante. «Per me oltre alla spinta data dal fatto che si tratta di lavoro, le olimpiadi invernali significano uscire fuori dalla comfort zone. Misurarmi con cose nuove che faccio e so fare meno. È sempre fotografia di movimento, ciò che mi piace di più quindi cogliere l’attimo, l’espressione. Ma all’interno di questa cornice è bello anche spaziare» chiude Nucci. Parole di un veterano, che tuttavia tradiscono un animo da esploratore curioso e anche un po’ sognatore. Quell’animo che porta con sé assieme alle due valigie, con passione ed entusiasmo verso il prossimo anello della catena.

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Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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