Tornato da Pechino 2022, il fotografo Paolo Nucci fa il bilancio della sua ottava Olimpiade, aspettando i prossimi Giochi vicino a casa
Le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 sono terminate da qualche giorno e con loro è volta al termine anche l’ottava spedizione a cinque cerchi di Paolo Nucci. Ad essere sinceri, il ritorno dell’obiettivo e illustre ambasciatore del nostro territorio non è stato più dolce e confortevole della gelida permanenza cinese. Dopo esser stato sottoposto ai controlli anti-Covid e aver completato gli adempimenti burocratici, Paolo ha infatti imboccato la via del rientro in notturna.
È partito alle 23 di lunedì (ora locale, 7 ore avanti rispetto alla nostra) col pullman da Zhangjiakou per Pechino, per poi passare la notte all’aeroporto e salire sul volo delle 9 del mattino (sempre ora locale) che lo ha portato a Milano Malpensa in 11 ore. A casa c’è arrivato martedì sera, sicuramente stanco ma con un’esperienza in più nel proprio bagaglio e l’animo leggero di chi ha portato a compimento una missione affascinante ma tutt’altro che facile. A partire dalle ben note e già più volte rammentate temperature quasi polari (fino a -20 gradi e anche oltre).
«Negli ultimi giorni le condizioni climatiche son state particolarmente proibitive – spiega -. Ghiaccio e freddo dappertutto, soffrivano gli atleti, figuriamoci noi fermi a fare le foto. Ma alla fine quel che conta è che ce l’abbiamo fatta». Una soddisfazione, quella di Nucci, che fa capo all’andamento dell’esperienza nel suo complesso. «Il bilancio sul lavoro e le gare è positivo. Non ci sono stati problemi operativi e questo è importante. Per fortuna non sono rimasto bloccato per Covid com’è accaduto ad alcuni colleghi – aggiunge sollevato – ed è andato tutto regolare».
LA CERIMONIA DI CHIUSURA CON L’ITALIA PROTAGONISTA, VERSO MILANO-CORTINA 2026
In grande stile il sipario calato su questa XXIV edizione Giochi invernali, con una cerimonia di chiusura suggestiva persino agli occhi di un habitué. «L’ho trovata bella, nemmeno tanto lunga, piena di scenografie particolari e ricercate anche dal punto di vista tecnologico – commenta il fotografo -. Soprattutto il pavimento dello stadio fatto di led, che cambiavano colore e immagini a seconda di chi passasse. E poi c’è stato il passaggio di consegne con Milano-Cortina 2026, coi due sindaci – Giuseppe Sala di Milano e Gianpietro Ghedina di Cortina – che hanno preso la bandiera olimpica».
A questo punto, se le Olimpiadi si spostano in Italia.. «Sono venuto fino a Pechino, non andare a Milano mi sembrerebbe brutto – ci rivela scherzando -. Tra l’altro nel mezzo c’è anche quella estiva di Parigi 2024. Dopo un po’ di edizioni orientali, fra Pyeonchang, Tokyo e queste, si torna in Europa. Menomale, s’invecchia e i viaggi troppo lunghi vanno evitati» ironizza Paolo rassicurandoci sulla sua partecipazioni alle prossime rassegne europee. Anche se, come ci ricorda, se tutto va bene dovrà prendere parte ai mondiali di calcio di fine anno in Qatar.
Tornando all’Italia, oltre ad essere la prossima sede dell’evento, negli sport invernali si è dimostrata viva e più che vegeta anche dando un’occhiata al medagliere collezionato in queste settimane. «Il bilancio delle medaglie italiane è migliore delle scorse Olimpiadi – 17 medaglie, secondo miglior bottino di sempre dopo Lillehammer 1994 -. La Lollobrigida è stata giustamente celebrata come simbolo italiano essendo anche portabandiera» prosegue Paolo sui volti di spicco tricolore. «La nostra più illustre rappresentante assieme a Sofia Goggia, che è riuscita a prendere l’argento nonostante l’infortunio subito prima di partire. Purtroppo non ho potuto ammirare né l’una né l’altra, ma sono esempi da seguire».

LE ICONE VISTE DA VICINO
Nel carnet dei successi lavorativi raggiunti in queste settimane dal fotografo de Il Tirreno, risaltano le prime pagine su Nikkan Sports con le foto delle medaglie d’oro giapponesi. Ma non è tutto. «Domenica ho seguito il pattinaggio artistico sul ghiaccio e una mia foto a Yuzuru Hanyū – medaglia d’oro nei due Giochi precedenti e vera e propria star – è diventata un poster in doppia pagina». A rendere l’idea della sua celebrità basti sapere che è finito al centro dei rotocalchi e dell’attenzione non solo nipponici nonostante stavolta sia arrivato quarto. A costargli il podio, l’azzardo del quadruplo axel (quattro piroette in aria), esecuzione che resta così mai riuscita a nessuno.

Parlando di icone, Paolo ne ha seguita da vicino anche un’altra. Si tratta della giovanissima modella e snowboarder stanutinese con cittadinanza cinese Eileen Feng Gu (in cinese Gu Ailing), fresca detentrice di ben due medaglie d’oro (big air e half-pipe) e una d’argento (slopestyle). «Per la Cina è un idolo. Parlavano tutti di lei – ci fa presente avendo vissuto il momento dall’interno – è stata definita la regina di queste Olimpiadi e anche dal Giappone me l’hanno fatta seguire in particolar modo. Diciamo che è stata un po’ l’Usain Bolt di questa edizione invernale» non lesinando sull’ordine di grandezza del paragone.

GLI ULTIMI GIORNI, IL MOMENTO DELLA SOCIALITÀ
Seppur con le limitazioni imposte dalla bolla, a gare terminate c’è stato il tempo per un po’ di sana socialità in totale relax. «Quando sei sotto pressione non c’è modo di ritrovarsi, invece negli ultimi giorni abbiamo avuto più tempo per chiacchierare un po’ tra colleghi. Ho conosciuto un fotografo filippino e un paio americani, uno di New York e uno di Las Vegas. Quello di Manila diceva che non vedeva l’ora di tornare a casa per andare al mare – prosegue Nucci – mentre quello di Las Vegas mi ha informato che sarà impegnato negli incontri di boxe che lì sono diffusissimi». Attività spontanea di pubbliche relazioni, per il piacere dello scambio e della condivisione. «Spesso sono colleghi molto più affermati di me, che fanno parte delle grosse agenzie. Però nel mio piccolo mi dà soddisfazione parlarci e averci contatti, poi da vecchiotto con otto edizioni mi prendono abbastanza in considerazione – scherza -. È bello comunque conoscere nuova gente e quando capita rimanerci in contatto. Fare nuove amicizie.. le Olimpiadi sono anche questo».
IL RICORDO DELLA BOLLA CINESE
Per uno che ha girato il mondo da una fiaccola olimpica all’altra, i souvenir della memoria si rincorrono nel tempo e nello spazio. Ma c’è sempre un motivo, un tema, un’atmosfera con cui si archiviano i grandi eventi. Stavolta a distinguere Pechino 2022 c’ha pensato la bolla recintata nel quale si è svolta. «Quest’Olimpiade la ricorderò soprattutto per la bolla in cui siamo stati chiusi. Non c’è stato nulla di particolare che c’ha legato al posto in cui eravamo. Albergo, autobus, impianti e null’altro, poteva essere ovunque. È stata l’Olimpiade più surreale di quelle a cui ho partecipato finora».
Surreale e a tratti disumanizzante. Il prezzo che la Cina ha deciso di pagare in nome della massima sicurezza sanitaria. «Il sistema evidentemente ha funzionato – riconosce il professionista di Lamporecchio – perché ho letto che ci sono stati zero contagi Covid. Non c’è nessuno che prendendo parte alle Olimpiadi ha contratto il virus. Coloro che sono arrivati già positivi sono stati bloccati e nessuno si è contagiato. Con diecimila membri dei media accreditati, tutti gli atleti – poco meno di tremila – più lo staff, non mi pare poco. Un’organizzazione precisissima, forse un po’ eccessiva».
Tuttavia oltre alle dinamiche legate al Covid c’è anche altro e non è tutto grigio. Perché comunque qualcosa, per meglio dire qualcuno, ha colorato questo vissuto. «Mi ricorderò anche dei giovani e generosissimi volontari. Si sono fatti in quattro per noi e sempre col sorriso. Sono riusciti ad arrivare dove la ferrea struttura organizzativa cinese non riusciva ad arrivare». E sull’immagine dei giovani si chiude questo diario. Un collage di istantanee, sia fotografiche che narrative, che il nostro Paolo Nucci ci ha gentilmente donato direttamente da dentro i Giochi. Con una qualità descrittiva, un’autenticità e una simpatia tali da illuderci di essere stati davvero lì con lui. Grazie Paolo, è stato un privilegio!





