Pescia, Dari saluta la prima squadra: «Esperienza dura ma bellissima»

Si chiude l’avventura di Stefano Dari alla guida di Pescia. Il coach livornese torna a dedicarsi a tempo pieno al vivaio rossoverde

La Cestistica Pescia ha appena terminato il proprio campionato di Serie D. Il roster rossoverde, quasi interamente under 18, ha ottenuto un’anticipata e prestigiosa salvezza, raggiunta con la seconda posizione nel girone A. Risultato che è valso ai pesciatini il round di Poule Promozione, terminato però senza successi, anche a causa delle numerose e pesanti assenze. Niente final four quindi.. Ma chi se lo sarebbe aspettato che il rammarico dei rossoverdi sarebbe stato non aver centrato i playoff? Pochi, forse nessuno. La stagione della Cestistica parla chiaro. L’azzardo di iscrivere una squadra di ragazzini debuttanti in una categoria senior, ha pagato eccome.

Per l’esperienza di crescita vissuta dai giovani canterani, paradossalmente avrebbe pagato anche se fosse arrivata una retrocessione. Con la salvezza, per di più conquistata grazie ad una pallacanestro coraggiosa e divertente, la plusvalenza valoriale è ancora più significativa. A condurre i baldi e promettenti pesciatini in quest’avventura è stato Stefano Dari. Già responsabile tecnico del settore giovanile, ruolo che torna a svolgere a tempo pieno dopo l’arrivo di Bruno Ialuna al timone della serie D, il tecnico livornese ha traghettato la Cestistica in questo anno zero. Non solo per la convivenza con la pandemia, ma soprattutto per la marcata impronta giovanile della prima squadra. E dell’esperienza appena conclusa, Dari ci racconta i risvolti e le sensazioni più rilevanti.

IL BILANCIO DI COACH DARI

«È stata una stagione davvero bella, anche se non nascondo che mi ha prosciugato – esordisce il coach labronico – poiché si è trattato di un impegno aggiuntivo rispetto ai vari incarichi che ricopro in seno all’area tecnica societaria e che ho portato avanti con il massimo dell’attenzione. Ne è venuto fuori un carico di lavoro enorme, che ho svolto con piacere ma con grande fatica. Non potevo tirarmi indietro per rispetto verso una dirigenza che sta facendo sforzi incredibili, in un momento difficile per tutti nel nostro settore». Una fatica proprio in termini di ritmi lavorativi, spiega meglio l’esperto allenatore.

«Premetto che fare basket per me è un privilegio e non un peso. Ma è logico che dopo molte ore in palestra e in treno, arrivare a casa e lavorare fino a notte fonda tra video, scouting e preparazione tattica di partite e allenamenti alla lunga ti spreme di energie. Per fortuna la nostra ottima organizzazione mi ha sempre supportato». Difatti, Dari sottolinea il sostegno dei compagni di viaggio. «Senz’altro aver potuto contare su Gianguido Franchi come assistente per la parte tecnica e sul dottor Roberto Michelotti per la gestione dei giocatori sul piano fisico è stato essenziale. Ma ho trovato ottimo supporto anche nei dirigenti e nei colleghi del settore giovanile».

Avendo terminato il proprio incarico, il tecnico potrà concentrarsi sulla gestione e sullo sviluppo del settore giovanile. «Certamente adesso con l’arrivo di coach Bruno Ialuna potrò ritornare a ritmi di lavoro e di vita più congeniali. E così come ho fatto con Andrea Matteoli – prosegue il 56enne – gli fornirò volentieri tutto il supporto possibile per la preparazione atletica e per le sessioni di lavoro individuale dei ragazzi». La stanchezza finale è tuttavia la benvenuta per Dari, al cospetto di un’avventura stimolante e soddisfacente anche a posteriori. «Ripeto, è stata un’esperienza dura, ma bellissima. Sul piano tecnico è stato un percorso di sperimentazione interessantissimo. Sul piano personale mi sono divertito veramente tanto. La determinazione di questi adolescenti a mettersi in gioco in qualcosa di molto più grosso di loro e ad uscirne vincitori mi ha emozionato».

Il rapporto tra allenatore e giocatori è per sua stessa natura molto delicato, a maggior ragione se come nel caso di Pescia la squadra è formata da liceali. A giudicare da quanto visto in campo, le due componenti hanno trovato un equilibrio ottimale. «I ragazzi mi hanno facilitato il compito impegnandosi sempre al massimo anche quando non stavano bene fisicamente e questo mi ha fatto davvero molto piacere. Abbiamo affrontato assieme le mille difficoltà di questo campionato. C’era stima reciproca e tutti abbiamo lavorato per andare oltre i nostri limiti. E poi – aggiunge – loro hanno prestato un tale livello di attenzione e di cura dei dettagli che non ho trovato neanche tra i professionisti».

Tant’è vero che si erano create le condizioni per giocarsi a viso aperto addirittura il passaggio alle final four. Poi qualche infortunio di troppo ha spuntato molte delle armi rossoverdi.. «Non aver potuto affrontare la Poule Promozione con la stessa squadra con cui ci siamo salvati nella prima fase è un fatto che mi rammarica particolarmente. Non tanto per i risultati – precisa la guida uscente della prima squadra – quanto per vedere all’opera tutti quei ragazzi che fino a quel momento ci avevano dato tantissimo e si meritavano un palcoscenico del genere».

Infine, Dari si esprime sul calore e la vicinanza trasmessi alla squadra da parte del pubblico cittadino. «Sono rimasto sbalordito. In città tutti parlano di questa squadra e dei suoi giovani. Io vivo a 100 km di distanza ma quando cammino per strada o entro in un bar mi riconoscono e mi chiedono dei ragazzi e del campionato. Eravamo seguitissimi su internet. Ad ogni nostra partita c’erano più di 1000 visualizzazioni. Nei nostri gruppi giovanili e minibasket c’era un entusiasmo pazzesco sia nei ragazzi che nei genitori. Se avessimo potuto giocare con il pubblico avremmo fatto sold-out ogni gara. Speriamo di aver messo un bel mattone per il futuro anche sotto questo punto di vista» chiude il professionista livornese.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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