Il Pistoia Basket, anche a Reggio Emilia, pecca ancora di continuità nell’arco della gara. Questo soprattutto perché la panchina è corta
Credo che il commento migliore al momento, alla partita, ma soprattutto alla squadra ce lo abbia offerto il grande vecchio saggio Silvestrin. Il nostro Luca, interpellato sui social dai tifosi, ha tratteggiato un quadro onesto dello stato dell’arte.
Limiti tecnici evidenti, questo l’incipit della sua analisi. Un Angus Brandt che manca all’appello e questa cosa, quando capita, crea grossi problemi perché sia Landi che Johnson del ruolo di 5 hanno solo il fisico. Una cabina di regia definita lacunosa – in questo aggettivo c’è tutta l’eleganza del nostro vecchio guerriero – e i terminali offensivi troppo sterili, con lo stesso Terran Petteway inevitabilmente in confusione quando marcato troppo stretto. Una panchina probabilmente non all’altezza della categoria ed un coach che non sprizza energia. Nulla da eccepire a quanto scritto da Silvestrin, che tiene a sottolineare che questo è quanto visto finora, anche se l’auspicio che qualcosa possa cambiare da qui in avanti sembra più dettato dal cuore che non dalla testa.
Salumu e D’Ercole ancora incomprensibili, questo lo aggiungo io, ponendo l’accento più sul secondo che non può davvero essere il giocatore visto finora. Tutto condivisibile, mi pare.
A ben vedere, il quadro tratteggiato fin qui si riflette nell’andamento di tutte le partite giocate. Una squadra, la nostra, che più o meno segna 70 punti e più o meno ne subisce 80. Un primo tempo sempre sul pezzo ed un terzo quarto in cui si crolla, principalmente perché la benzina di chi deve tirare la carretta finisce. Anche a Reggio solo 13 punti nel terzo tempino, un classico, mentre esattamente a metà dell’ultimo eravamo fermi a 5 realizzati. Insomma, questo siamo.
Non resta che ripetere alcune considerazioni già fatte. La prima: avremmo dovuto giocare al piano di sotto e nel giro di poche settimane, da quando Torino è stata penalizzata, era impossibile avere la forza di invertire di netto la tendenza. Dunque, era normale, logico e scontato che avremmo vissuto un campionato di lacrime e sangue, e del resto nessuno in società ha mai promesso la luna.
La seconda: lo stucchevole dibattito su quanto il marketing possa aver influito sulla percezione della realtà. In premessa, una considerazione che reputavo ovvia, ovvero che, con l’abbonamento, viene venduto a tutti gli effetti un prodotto e che è chiaro che si tenda a veicolare un messaggio che lo renda appetibile al pubblico. Chi riesce in questa strategia non sta vendendo fumo, non sta mettendo in piedi un circo, ma semplicemente sta facendo il lavoro per il quale è pagato. Molto semplice. Del resto, lo scrissi in uno degli ultimi pezzi la scorsa stagione, se non si voleva che l’opportunità di restare in serie A diventasse l’ultimo chiodo sulla tomba del Pistoia Basket, era necessario cambiare ritmo. L’obiettivo è già stato raggiunto, nel senso che tutto quello che sta avvenendo fuori dal campo sarà tra i motivi per cui, se non si inverte la tendenza sul campo, il prossimo anno ci consentirà di ripartire dal piano di sotto con maggior slancio. Perché il famoso buco di bilancio non è un’invenzione giornalistica, è l’eredità tangibile di gestioni passate. Forza, via, non è difficile da capire.
Detto questo, per i ragazzi zero alibi. A Bologna vogliamo vedere la squadra sul pezzo per 40 minuti. Non è una richiesta esosa, è il minimo sindacale. Forza e coraggio.


