Pistoia Basket, a San Severo prova deludente e impalpabile

GTG Pistoia Basket a mani vuote in Puglia, ma la sconfitta non è l’unico problema…Netto passo indietro rispetto a Rieti

In base all’assioma dei risultati ciascuna sconfitta è uguale alle altre, i punti guadagnati in classifica rimangono comunque zero. Ma per una squadra il risultato non è tutto. È il dato esteriore di cui prendere atto e sul quale regolarsi. L’unico verdetto, certo e incontrovertibile. Ma non è tutto. È la punta di un iceberg che in profondità, nella ben più vasta porzione sommersa, rivela una serie di altre informazioni indispensabili. La prestazione collettiva presenta assieme a quelle individuali svariati indici da tenere in considerazione. La voglia di vincere, lo spirito di squadra, la reazione alle difficoltà, il linguaggio del corpo sono soltanto alcuni esempi.

La sconfitta che la GTG Pistoia Basket ha subito a San Severo somiglia a quella dell’esordio a Rieti solo in superficie, per il risultato. “Sott’acqua”, invece, le due prestazioni veicolano messaggi dai contenuti assai divergenti. A Rieti una Pistoia sagace e resiliente, intelligente e coraggiosa. A San Severo una Pistoia insufficiente, indolente e arrendevole. A Rieti le rotazioni ridotte all’osso hanno causato eccessiva stanchezza e un calo di lucidità dall’esito fatale, ma la prestazione rimane più che positiva. A San Severo il roster è al completo, ma la prestazione di qualità gravemente insufficiente. Al PalaFalcone e Borsellino finisce 74-60.

Eppure le motivazioni in teoria non sarebbero dovute mancare. Un k.o. alla prima giornata da riscattare, portandosi dietro la buona mentalità mostrata al PalaSojourner e recuperando al contempo due riferimenti di rilievo come Saccaggi e Marks. Qualcosa è andato storto, è evidente. Nel naufragio collettivo, i primi cinque minuti di Pistoia sono da conservare. La squadra è concentrata e precisa. Difende con voglia, pressa il giovane metronomo Antelli per offuscare la manovra giallo-nera, attacca con passaggi in ritmo e iniziative efficaci. Infatti è avanti. Il cliché della testa rimasta negli spogliatoi non può dunque essere valido, almeno l’approccio è stato all’altezza. Poi però da salvare c’è ben poco altro.

TROPPO POCO SU JONES

Per risolvere le beghe offensive San Severo si affida fin da subito ad Andre Jones, che segna nove punti nel primo quarto. La guardia trentenne si mette in proprio contro chiunque e scuote la retina per tutto l’arco dei quaranta minuti. Alla fine sono 26. Pistoia però gli rende la vita troppo facile. Lo fa ricevere sempre, non lo ostacola abbastanza, non esegue nessuna extra-difesa su di lui. Nessun occhio di riguardo, nessun raddoppio, nessuna box-and-one, nessuna trappola. Ed è chiaro che se di fronte ad un simile talento realizzativo ti limiti ad una marcatura normale, per quanto attenta possa essere, è molto probabile che non basti ad occludergli la via del canestro. E infatti non è bastato. Una difesa spregiudicata sul terminale giallo-nero avrebbe forse fatto correre dei rischi di copertura globale a Pistoia, ma avrebbe sicuramente impedito a San Severo di poter contare sugli isolamenti risolutivi del suo numero 21.

I DANNI DEL NERVOSISMO

San Severo inizia a infilare il parziale decisivo nella parte centrale della seconda frazione, creando una distanza che non verrà più colmata dagli ospiti. Tutto però inizia con una situazione che mentalmente cambia l’atteggiamento e il linguaggio del corpo di Pistoia. Il numero 7 Buffo pressa Saccaggi da fondo, in un primo momento lo fa fallosamente, ma poi gli arbitri ravvedono un fallo antisportivo nel braccio allargato del play bianco-rosso che urta il suo marcatore. Una decisione azzardata, suggerita dall’accentuazione di Buffo. Le proteste della GTG sono plateali, sia in campo che dalla panchina. Da quel frangente Pistoia guadagna comunque un punto, visti il 2/2 ai tiri liberi di Saccaggi, l’1/2 di Buffo e poi la palla persa di San Severo sul possesso aggiuntivo. Nonostante ciò, si allenta la concentrazione della compagine toscana, che in uscita dal time-out non riesce ad imbastire azioni consistenti. Tra palle perse, blocchi irregolari e palle contese l’attacco si blocca in modo preoccupante. E in difesa aumenta la distrazione. Escludere che nel calo di concentrazione abbia influito il nervosismo risulta un compito arduo. Serve più maturità, sprecare energie mentali per questioni che stanno al di fuori della propria prestazione è sempre una pessima idea.

CATTIVA CIRCOLAZIONE

La magra offensiva di Pistoia traspare anche dal punteggio, 60 punti sono pochi. Ma non si tratta di una serata no al tiro con percentuali sfortunate, bensì di un sistema offensivo statico, congestionato e quindi infruttuoso. La circolazione di palla non c’è, la frustrazione spinge i giocatori pistoiesi a intraprendere forzature singole dal secondo quarto in poi. Lo fanno soprattutto Marks e Saccaggi, completamente fuori partita il primo (reduce però dall’isolamento per Covid) e più efficace il secondo, uno dei pochi a puntare il ferro con continuità assieme a Wheatle. Dopo aver dato la sensazione di poter impensierire San Severo nel primo tempo, Riismaa viene lasciato in panchina a lungo nel secondo. Verosimilmente Carrea ha voluto far riprendere confidenza con il ritmo partita a Marks, ma tenere tanti minuti in campo un giocatore estraneo alla gara è un rischio non indifferente. Per il resto le scelte di gioco sono prevedibili, un eccessivo abuso di continui blocchi sulla palla che oltre a mangiare secondi preziosi non creano vantaggi rilevanti. Il conteggio degli assist parla chiaro: 14-4. Ma gran parte delle difficoltà di Pistoia sono generate con merito dalla difesa pugliese, a dir poco solida e agguerrita, fisicamente prontissima.

SQUILIBRIO DIFENSIVO

Non c’è niente di più scoraggiante per un difensore che sacrificarsi e mordere il proprio avversario per poi accorgersi di essere l’unico a farlo. Uno sforzo vano. È quello che accade spesso a Pistoia, sulla difesa a uomo tenuta per l’intera durata del match, a mettere pressione e a scivolare forte sono praticamente solo i piccoli. Su tutti Della Rosa, che nel quarto periodo prova a suonare la carica della rimonta con uno sfondamento e una rubata d’orgoglio, oltre che con un paio di giocate offensive. Purtroppo sembra che a credere fortemente nella rimonta siano in pochi. Prove difensive discrete anche per Saccaggi, Riisma e Wheatle. Mentre invece i lunghi sono troppo distratti, più di una volta a farfalle sui movimenti e i tagli flash di Ogide, Mortellaro e Ikangi. In ogni caso, benché non sia mai elegante parlare dell’arbitraggio, ad onor del vero soprattutto tra secondo e terzo quarto pare che siano applicati due pesi e due misure. Ai padroni di casa viene consentito più di un contatto al limite, mentre gli analoghi tentativi degli ospiti vengono sanzionati reiteratamente e senza appello. Provando però a cavarne un senso, verrebbe da pensare che la costanza difensiva di San Severo abbia dato meno nell’occhio rispetto all’aggressività squilibrata e a corrente alternata di Pistoia.

DISFATTA A RIMBALZO

Uno dei dati più incoraggianti a Rieti diventa un punto debole a San Severo. Il capitolo della palle catturate sotto le plance recita 39-21 per i padroni di casa. Pistoia soffre la fisicità di Ogide, Mortellaro e Di Donato che spingono e prendono posizione dentro l’area, ma soffre anche sui rimbalzi lunghi e sulle palle vaganti. A rimbalzo d’attacco le maglie bianche si stentano a vedere, nel secondo tempo Sims ci prova più degli altri. Poletti troppo poco incisivo, in quello che dovrebbe essere il suo habitat naturale.

BIVIO MENTALE

Adesso la GTG si trova di fronte ad un bivio: rimuginare sulle due sconfitte alimentando una tensione emotiva disgregante, oppure cogliere l’opportunità per imparare dai propri errori. Più o meno quando si perde la sfida è sempre questa. Tanto più quando costruisci un roster competitivo per la serie A2 e tutti gli avversari ti considerano tra i favoriti perché sei sceso (spontaneamente) dal gradino più alto. Per far sì che gli errori non diventino scorie tossiche ma stimoli per crescere c’è bisogno di coesione. Vedremo se il gruppo riuscirà a trovare la forza e l’umiltà per cogliere quest’occasione.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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