Pistoia Basket, abbiamo (più di) un problema: l’amalgama è ancora lontana

Questo inizio di campionato ha messo in luce la mancanza di un’idea di squadra. Troppe volte in campo i biancorossi scelgono la strada del “mettersi in proprio”, pur non essendoci un vero e proprio top scorer nel roster del Pistoia Basket

La sconfitta con Brindisi fotografa una squadra che ha limiti mentali e tecnici evidenti. Per capire la situazione attuale in casa Pistoia Basket basta guardare, in maniera random, una delle tante azioni in cui i ragazzi di coach Alessandro Ramagli hanno avuto nelle mani il pallone per pareggiare o addirittura superare gli avversari nel corso della partita.

In almeno tre circostanze diverse della gara i biancorossi sono arrivati a giocarsi possessi importanti per capovolgere l’inerzia del match e completare la rimonta, l’ultima delle quali è stata a un paio di minuti dalla fine del terzo periodo, quando le squadre erano sul 55-58. In quel caso per ben due volte, l’OriOra non ha costruito niente dai giochi, fossilizzandosi su giocate individuali, nel caso specifico due tiri di Dominique Johnson presi di voglia e di necessità, entrambi non andati a bersaglio. L’immagine è evocativa e come una cartina di tornasole mostra lo stato attuale del gioco di Pistoia.

In campo vanno spesso cinque giocatori, raramente una squadra. La differenza fondamentale, al momento, oltre ai limiti mentali di atleti che dopo un paio di errori si incupiscono e si spengono, è rappresentata da questa sottile differenza. Pistoia infatti ha un rendimento opposto a seconda che giochi di sistema o che si affidi alle folate dei singoli. Troppe volte in campo i biancorossi scelgono la strada del “mettersi in proprio”, con guizzi, giocate e spunti che paralizzano il gioco e che ai fini del rendimento hanno alterne fortune. Quella che dovrebbe giustamente essere un’arma per risolvere momenti critici o azioni poco produttive nell’arco dei 24″ diventa troppo spesso la normalità con cui gestire gli attacchi.

Lo stesso discorso, amplificato, è accaduto a più riprese in difesa. La parola sistema, spesso abusata, diventa fondamentale per dare un’identità a questa squadra che in rosa non ha veri e propri trascinatori. Accendere se stessi o accendere la squadra? Ad oggi i ragazzi di coach Ramagli spesso hanno scelto la prima strada, convinti che fosse la più concreta, salvo poi avvitarsi sui propri errori e su quelli dei compagni. Queste prime quattro gare hanno certificato che il roster del Pistoia Basket non può contare sul top scorer del campionato e nemmeno su un giocatore capace di garantire ventelli a ogni domenica.

Inutile dunque continuare a uscire ripetutamente dal tracciato di gioco di sistema, cercando giocate che spesso rimangono fini a se stesse perché si trasformano in duelli individuali nel migliore dei casi e in pericolosi deragliamenti contro le difese avversarie in tutti gli altri. Alle difficoltà in campo poi si sono aggiunte alcune scelte infruttuose in panchina, come il quintetto piccolo proposto troppo a lungo nel quarto periodo. Una mossa che alla luce dei fatti ha messo la parola fine sui sogni di rimonta di Pistoia, affossata dai pick&roll di Brindisi che ha saputo servire sotto le plance i suoi lunghi, dominanti negli ultimi dieci minuti di partita nel pitturato dell’OriOra.

Così, quello che doveva essere il reparto più debole dei pugliesi si è invece rivelato quello determinante per la vittoria, con Wojciechowski e Brown, loro sì finalizzatori di un gioco che ha permesso al singolo di emergere.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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