Pistoia Basket, attenzione: i cali di concentrazione possono essere fatali

La vittoria del Pistoia Basket a Biella ha un sapore agrodolce per i troppi errori visti nel terzo quarto. Sbagliare è umano, perseverare no

Il dibattito di giornata è quello se sia preferibile, al termine della partita contro Biella, far finta di nulla ed omaggiare i ragazzi che hanno raggiunto l’ennesima vittoria ed il secondo posto in classifica, oppure sottolineare quel pessimo terzo quarto che, non avessimo avuto contro l’ultima in classifica, avrebbe potuto facilmente esser fatale. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Pare ingeneroso, sotto certi aspetti, voler spaccare il capello in quattro al termine di una partita comunque vinta, per di più in trasferta, contro un avversario che a ben guardare ha fatto faticare alcune big del girone, da parte di una squadra che dopo essersi letteralmente addormentata è stata capace di riportarsi a debita distanza senza eccessivo sforzo nell’ultimo periodo. È altrettanto vero, però, che chi conosce la pallacanestro sa perfettamente che 12 punti di vantaggio a metà partita non significano molto, proprio perché si corre il rischio di credere di aver già vinto. Ecco, dunque, che – al netto dell’oggettiva facilità con cui negli ultimi dieci minuti abbiamo nuovamente scavato il solco – l’atteggiamento del terzo quarto non si confà a una squadra che ha la pretesa di essere considerata matura e competitiva.

Insomma, mi schiero volentieri tra quelli che sottolineano quanto di brutto si è visto al rientro dagli spogliatoi: anche per una questione di credibilità, mi pare, se è giusto sperticarsi in lodi quando la pallacanestro offerta al pubblico è bella come non si vedeva da tempo, è altrettanto onesto fare le pulci ai ragazzi quando lo spettacolo è di basso livello. Contro una squadra oggettivamente inferiore, con due soli terminali offensivi in palla, contro una squadra che non aveva nemmeno il vantaggio di giocare a mente sgombra – visto lo zero in classifica – quella mollezza in campo è un piccolo campanello d’allarme da non ignorare, nell’ottica di proseguire il percorso di crescita del gruppo. Visto lo slittamento della sfida interna con Capo d’Orlando, dunque, non resta che aspettare la trasferta dagli amici di Torino, dove invece saranno obbligatori 40 minuti di cervello acceso, per capire se i ragazzi avranno imparato dai propri errori. Sotto la guida di coach Edoardo Casalone, infatti, i piemontesi schierano un gran quintetto, con il play Trey Davis ed il centro Devon Scott, oltre agli ex Aristide Landi e Mirza Alibegovic nonché all’ala Niccolò De Vico.

Fino ad oggi Torino ha disputato sette partite, vincendone sei ed attestandosi, dunque, a pari merito coi nostri ma con una partita da recuperare. La squadra distribuisce in maniera equilibrata i punti tra lo starting five (il migliore ad oggi è Alibegovic con 13 di media, mentre il meno prolifico – si fa per dire – è Landi che ne porta 10 in dote), mentre dalla panchina come miglior sesto uomo si segnala un certo Daniele Toscano, che viaggia a 9,5 punti di media. Insomma, difficile trovare il classico pericolo pubblico numero uno di giornata, ma del resto Torino fa parte, assieme a Cantù e Udine, del terno delle maggiori accreditate alla promozione. Finora contro le squadre più forti ce la siamo giocata ma abbiamo perso, adesso è l’ora di andare a caccia del colpaccio. Per ottenerlo, sarà necessaria la migliore versione possibile dei biancorossi, per tutta la partita. Staremo a vedere.

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