Il passo falso con Torino rischia di essere la parola fine alle speranze di salvezza del Pistoia Basket. Tutti i mali di una stagione disgraziata, in campo e fuori
Una partita cifra della stagione: Pistoia contro Torino ha quasi sempre rincorso, non si è mai accesa nonostante Mitchell e Peak abbiamo provato a premere l’interruttore, e ha tribolato fino all’ultimo ad un palmo dall’obiettivo, fallendolo miseramente.
Più o meno come l’OriOra ha fatto dall’inizio di un anno disgraziato, con tanti errori in campo e fuori fin dall’estate, ma dove nonostante un ruolino deficitario è rimasta sempre in corsa per salvare la pelle. In maniera insperata, a volte incredibile visto il ritmo lento del fondo classifica e i tanti turni con l’en plein di sconfitte delle 4 sorelle di quel campionato a parte che è la lotta salvezza, staccato di 8 punti dalle altre 12. Roba da inquilini dello stesso palazzo che non si incrociano mai, se non per dirsi “buongiorno” o “buonasera” sulle scale.
Non è servito un campionato spaccato in due, con una lotta salvezza sportivamente drammatica, avara di spunti tecnici e di leader, per dare un senso a questo finale di stagione in via Fermi. E, cosa ben peggiore di non saper approfittare delle disgrazie altrui, non sono bastati i rari lampi che questa squadra ha avuto per caricarla, esaltarla e farle invertire la rotta.
Pochi ma buoni, tutti gettati alle ortiche fino all’ultimo (la presa del PalaDozza di Bologna dopo il cambio tecnico) che ha prodotto un bagliore tanto abbagliante da pensare all’inizio di un temporale sportivo, subito ridimensionato a pioggerellina primaverile in una settimana.
Una pioggia a cui basta un ombrellino tascabile per ripararsi e infatti è bastata una Fiat Torino ciondolante, che con i suoi assoli di talento discontinuo e provato da una lunga crisi societaria, ha sbancato ancora via Fermi. Probabilmente dando la spinta decisiva per far precipitare l’OriOra in Legadue, dopo la sconfitta nell’ennesimo scontro diretto. Il quinto su sei, il terzo su tre in casa. Il primo della gestione Moretti, ultimo arrivato al terminal PalaCarrara, e quindi forse il meno responsabile anche se la squadra messa in campo a Bologna e quella contro Torino non sono sembrate nemmeno lontane parenti.
Quando è arrivato gli era stato chiesto un miracolo sportivo, le probabilità di salvezza erano già prossime allo zero e ora che del miracolo c’è stata l’ennesima beffarda illusione, sono ancora meno.
Pistoia è disillusa e l’indifferenza finale respirata domenica scorsa, nella strana domenica dello scontro salvezza fratricida tra due piazze di tifo gemellate, lo dimostra. Dopo averci messo un bel po’ a sintonizzarsi sui dolori e le botte di una nuova via crucis, ben più drammatica di quella generata dai tanti infortuni dell’anno scorso, la piazza ha fatto il suo. Arrabbiandosi lecitamente a volte, per poi tendere sempre una mano a squadra e società nel momento del bisogno. Scaldando il PalaCararra nelle serate chiave, ritrovando positività con l’illusione della scossa morettiana, prima dell’ennesimo tradimento da parte della squadra.
Una disillusione che dal campo, dove i cicli possono finire e poi ricominciare, dove ai picchi di estasi possono seguire i periodi neri, si allarga al resto. Alla preoccupazione sul futuro, visto che il presente vede pochi punti di riferimento e poca unità d’intenti. Non solo sul rettangolo di gioco. I tira e molla che hanno portato a qualsiasi decisione, sempre sofferta e in affanno, di questa stagione ne sono la prova.



