Dopo una partenza a rilento, Trento ha cambiato marcia dal ritorno di Craft, vincendo dieci partite su undici nel girone di ritorno
Ormai Trento non stupisce più. Anche in questa stagione la squadra bianconera disputerà quasi certamente i playoff, che saranno certezza già in caso di vittoria contro Pistoia. La partenza claudicante di inizio stagione non prometteva niente di buono, ma anche quest’anno l’Aquila ha saputo rimettersi in corsa senza sconvolgere le scelte estive, limitandosi a piccoli ma fondamentali innesti per ritrovare la quadratura e iniziare a macinare vittorie. L’uomo della svolta è stato Aaron Craft, playmaker a stelle e strisce che è arrivato a Trento alla sesta giornata, risultato immediatamente decisivo e cambiando subito volto al gioco della squadra, riuscendo a darle un equilibrio che prima faticava ad avere. Nel girone di ritorno i bianconeri hanno vinto dieci partite su undici, non un caso, ma semplicemente la conferma che Trento entra in forma quanto conta davvero, come dimostrano non a caso le due finali Scudetto giocate dai trentini nelle annate passate.
IL QUINTETTO. Il playmaker è Aaron Craft, l’uomo d’acciaio. Questo per lui è un ritorno, dato che aveva già vestito la maglia bianconera nella stagione 2016-2017, arrivando a giocarsi la finale Scudetto. Poi un anno ai francesi del Monaco e quest’anno l’inizio di campionato con il Buducnost, squadra montenegrina che partecipava anche all’Eurolega, un’esperienza non positiva e chiusa dopo poche partite per tornare a Trento dove in 21 partite ha messo insieme 12 punti e 4,6 assist in 29,9’. La guardia titolare è Devyn Marble, al secondo anno con la canotta della Dolomiti Energia, dopo aver chiuso anzitempo la stagione passata per un infortunio. In questi mesi, nonostante un rendimento un po’ discontinuo, ha messo insieme 13,4 punti, 2 assist e 2,9 rimbalzi di media a gara. L’ala piccola è il portoghese Beto Gomes, riconfermatissimo dopo due stagioni da protagonista a Trento. Per lui anche quest’anno numeri molto positivi: 10,7 punti e 6,4 rimbalzi ad allacciata di scarpe, tirando da tre punti il 37,3%. L’ala grande dello starting five è invece Davide “Dada” Pascolo, figliol prodigo tornato nella squadra che lo ha lanciato nel grande basket dopo la cattività milanese. Ci ha messo qualche mese per riprendersi completamente e ritrovarsi, complice anche un fastidioso infortunio che si trascinava dietro dalla scorsa stagione, ma nel 2019 è tornato a dominare il gioco e infatti Trento ha infilato una serie impressionante di vittorie. Segna 7,1 punti e cattura 4,5 carambole, ma la sua capacità di aprire il campo e di giocare al servizio della squadra non sono doti che posso essere quantificate nel tabellino. Il pivot titolare è Dustin Hogue, un altro degli affezionati di coach Buscaglia, che dopo l’esperienza deludente sotto ogni punto di vista al Pinar Karsiyaka ha deciso di ritornare a Trento dove in questa stagione veleggia a 11,1 punti con 5,4 rimbalzi strappati ogni domenica.
LA PANCHINA. Il cambio del play è l’eterno Toto Forray, ormai da una vita all’Aquila, scrivendo insieme al club trentino record su record. In campo ha tanto spazio e responsabilità, che lui ripaga sempre con la grinta e la dedizione. In 20,2’ segna 7 punti e smazza 1,7 assist, a cui vanno aggiunti energia, grinta e un rendimento difensivo impressionante. Dopo aver vinto per due anni il titolo di miglior giovane del campionato Diego Flaccadori adesso deve essere considerato un veterano del campionato, capace di fare la differenza in campo. Per lui parlano i numeri: 9,1 punti e 1,4 assist di media in 21,9’. A completare il pacchetto degli esterni c’è l’ex Pistoia Fabio Mian che porta il suo mattoncino alla causa (5,5 punti in 14,3’) soprattutto crivellando le retine avversarie (41,4% da tre punti). Il pacchetto lunghi è composto dal serbo Nikola Jovanovic, arrivato in Europa dopo due stagioni in G-League, ma presto retrocesso in panchina dopo l’avvio deludente in quintetto nelle prime giornate. Insieme a lui l’eterno Luca Lechthaler e il baby Andrea Mezzanotte, un prospetto molto interessante, che certamente farà parlare molto di se nelle prossime stagioni.
L’ALLENATORE. In panchina c’è l’uomo dei miracoli, il barese Maurizio Buscaglia, che guida la squadra dal 2010, quando la prese in DNA, portandola nella massima serie a suon di promozioni e di record. I suoi numeri sono impressionanti e al PalaTrento ha creato un ambiente perfetto in cui tanti giocatori trovano la loro dimensione ottimale e in cui non esitano a tornare, certi di avere un posto da chiamare casa e di potersi affidare ad un coach in grado di valorizzarli.



