Pistoia Basket, ecco quanto costa sbagliare. Per il futuro serve un cambio di passo

Abbiamo fatto i conti in tasca al Pistoia Basket dopo una stagione tribolatissima e costellata di errori. Che serva da lezione per il prossimo anno, che vedrà i biancorossi ancora in Serie A: c’è la necessità di cambiare per dare nuove prospettive

A conti fatti il Pistoia Basket per salvarsi ha speso tanto e gli sforzi fatti non hanno inciso come avrebbero dovuto, portando pochissimi punti in termini di classifica. Le scelte fatte in estate e le correzioni apportate aprono una riflessione necessaria soprattutto in vista della pianificazione della prossima stagione.

Di quanto fosse costata la prima correzione in corsa del Pistoia Basket, quella del passaggio al 6+6 e dell’ingaggio di Gladness, vi avevamo già parlato. A quella cifra vanno aggiunti i costi della rivoluzione di febbraio. A livello di ingaggi non è poi cambiato molto, perché verosimilmente il monte ingaggi di Pistoia è cresciuto di altri 25.000/30.000 €. Di fatto l’alternanza Dominique Johnson-Mitchell è stata quasi alla pari, qualcosa si è risparmiato con il cambio Kerron Johnson-Odum, sono invece state modifiche onerose l’alternanza Gladness-Mesicek e quella tra Severini e Crosariol.

Le voci che però hanno lasciato il segno in queste operazioni sono state altre: in primis i costi dei tesseramenti, perché sono stati cinque i nuovi giocatori (i quattro acquisti Mesicek, Odum, Crosariol e Mitchell, più un ragazzo delle giovanili passato allo status di professionista nel periodo di alternanza tra la partenza di Severini e l’arrivo di Crosariol). Di fatto quindi almeno 30.000,00 di spese federali inevitabili, tante anche se dimezzate perché relative a tesseramenti effettuati dopo gennaio. Inoltre le ultime tre partenze non sono state per passaggi immediati ad altre squadre e quindi Kerron Johnson, Severini e Gladness hanno rescisso il loro contratto pretendendo gran parte delle mensilità che avrebbero maturato, in pratica una cifra intorno ai 40.000 € totali per gli ultimi tre mesi di stagione.

Numeri arrotondati, che se sommati vanno più o meno ad assestarsi sugli oltre 100.000 €. Con l’operazione Gladness e il 6+6 (tra costi e mancati guardagli) dunque si supera quota 250.000 € (cifra indicativa, ma molto vicina alla realtà). Come se non bastasse il cambio finale di allenatore, dallo sfinito e rassegnato Ramagli al clamoroso ritorno di fiamma per Moretti, ha dato l’ultima piccola botta alle casse societarie in questa stagione, con l’auspicio che nessuno dei giocatori con un premio salvezza nel contratto si azzardi a reclamare qualcosa di non meritato.

Certamente è facile valutare gli errori a posteriori, dopo la prova del campo, però il dato di fatto è che il mercato estivo di Pistoia e le scelte che hanno guidato la costruzione della squadra hanno pesato non poco sull’economia della società biancorossa, che per questi movimenti correttivi ha avuto aiuti da alcuni degli sponsor più importanti, ma non tutto è stato incluso nell’extra budget, ricadendo quindi sulla situazione debitoria del club. Soldi che si sarebbero potuti risparmiare se la Federazione avesse fatto il suo dovere e se i controlli fossero stati immediati su Torino. Del resto le irregolarità dei piemontesi risalivano già alla fine dello scorso campionato, un elemento che stona con la loro ammissione a questo campionato e che ha avuto ripercussioni importanti per i club impegnati nella corsa salvezza che hanno speso tanto e fino in fondo pur di provare a mettersi dietro un’avversaria che in realtà non avrebbe dovuto nemmeno esserci. Il tutto poi con l’aggravante che i nodi sono venuti al pettine solo a due settimane dalla fine dell’attuale regular season.

GLI ERRORI SANGUINOSI. In particolare due sono le scelte più dissennate, che hanno minato e deciso il valore della squadra nella sua versione originale. L’azzardo, enorme, di schierare Severini come primo cambio dei due lunghi con l’aggravante di Di Pizzo per completare il roster. Il rischio, già grande di per se, è stato fatto con davanti una coppia di lunghi come Auda e Krubally, che non si è rivelata all’altezza, sia dal punto di vista tecnico (con l’ammissione esplicita da parte di Auda di non sentirsi un pivot e di preferire assolutamente il ruolo di ala grande), sia dal punto di vista del rendimento, specie nella metà campo difensiva.

L’altra, magari meno prevedibile, ma altrettanto decisiva, è stata la scelta di Kerron Johnson in cabina di regia. Un giocatore firmato molto presto, investendo risorse importanti del budget (compreso un extra), che però non ha reso secondo le aspettative. Ramagli al momento dell’ingaggio lo aveva definito come un capo tribù, in pratica però gli hanno fatto lo scalpo tutti, avversari e compagni di squadra. Non ha mai dato segnali di leadership, quasi subito ha perso la fiducia del gruppo e ha vissuto ai margini di uno spogliatoio che mal sopportava alcuni suoi atteggiamenti sul parquet. L’ex playmaker biancorosso rappresenta una delle sconfitte più grandi di Ramagli che lo aveva fortemente voluto e che ne aveva fatto il suo riferimento in campo.

Anche e soprattutto alla luce di quanto sopra poteva certamente essere fatto un altro tipo mercato ad agosto, soprattutto la scelta del 6+6 o comunque ingaggiando almeno un italiano di maggior impatto, cosa che avrebbe dato un altro volto alla versione iniziale di Pistoia, permettendogli magari di evitare la partenza 0-6 che ha dato il via ad un aspirale negativo a livello di testa e di rendimento. Anche perché le risorse, importanti, sono state spese dopo, con correttivi spesso forzati dalla contingenza, accontentandosi di quel poco o niente che offriva il mercato e che era disposto a venire a Pistoia, l’ultima della classifica dall’inizio alla fine.

Una nota a parte la merita la gestione del contratto di Dominique Johnson. Pur di prenderlo si è andati verso un accordo con escape alla fine del girone d’andata, una forzatura che alla fine si è ritorta alla società come un boomerang. Il giocatore ha reso sotto le aspettative, infiammandosi in tre o quattro occasioni, ma mancandone molte di più. Fin qui si resta nel possibile, nel senso che per quanto inaspettato o inaugurato può succedere e magari la colpa non è nemmeno di nessuno. Sulla gestione al momento della scadenza invece si può opinare. Se come è parso chiaro l’opzione primaria della società era quella di confermarlo bisognava comunque fargli firmare il prolungamento ben prima degli impegni natalizi; se invece si pensava di lasciarlo andare il suo sostituto doveva essere bloccato dai biancorossi ben prima di Befana. Invece, complice anche un mercato avaro di alternative, si è finiti col doverlo prolungare per una giornata e poi perderlo senza un sostituto. Anche qui, viste poi le spese sostenute successivamente, l’errore è stato grande e palese.

IL FUTURO. Il jolly della penalizzazione di Torino ha ribaltato il verdetto del campo, consegnando a Pistoia una salvezza immeritata. La società si è già riunita una prima volta lunedì scorso e continuerà a farlo nei prossimi giorni per mettere i primi fondamentali pilastri della nuova stagione. Le decisioni più impellenti sono due: dare una direzione solida e unita al club e ridisegnare compiti e ruoli. Per la prima è chiaro che bisogna far prendere una piega decisa al rinnovamento iniziato lo scorso anno. Il passaggio di consegne tra vecchia dirigenza e nuovi volti ha partorito un ibrido che però non ha sviluppato una piena autonomia, incapace nei momenti di maggior difficoltà e di scelta di prendere una strada condivisa e accettata da tutti. Adesso è il momento di fare un passaggio aggiuntivo e prendere una strada, preferibilmente abbracciando il nuovo, perché se c’è ancora chi rimane sulla porta il rischio è solo quello di intralciare il traffico, senza andare da nessuna parte.

Le macerie di questa annata poi impongono una riflessione anche sull’area tecnica, così come a cascata su tutto il resto. Giulio Iozzelli resta o parte? Sarà la società a doverlo dire, soppesando con molta attenzione gli errori recenti insieme ai molti colpi di mercato messi a segno nella sua lunghissima esperienza a Pistoia. La scelta deve essere fatta da entrambe le parti comunque, perché anche il direttore dell’area tecnica potrebbe anche valutare e concedersi a qualche altra piazza, accettando quella sfida lontano dal PalaCarrara che spesso gli è stata prospettata ma che ha sempre declinato fino ad oggi.

A quel punto si aprirebbero due strade: guardarsi in giro per trovare una nuova figura forte o privilegiare la strada della valorizzazione interna, concedendo una chance a chi c’è già e merita una possibilità per dimostrare quanto vale. Del resto il Pistoia Basket è sempre stato una grande famiglia e la sua forza, nel bene e nel male, è stata sempre questa. Qualunque sia la rotta, la necessità di cambiare e fare di più è stata sentenziata in maniera incontrovertibile da questa stagione. La fortuna è che Pistoia potrà imparare dai suoi errori e da questo punto di vista la stagione appena conclusa rappresenta un grande bagaglio di esperienza. 

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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