Pistoia Basket, soltanto uno scatto di responsabilità da parte dei leader in campo può far invertire la rotta. Intanto la società prova a rinnovarsi
Dieci anni fa esatti, la Scavolini Pesaro di Luca Dalmonte riuscì nell’impresa di salvarsi in Serie A1 dopo un terrificante 0-6 iniziale (divenuto addirittura 0-9), raggiungendo quota 22, ben lontano dalla zona retrocessione che punì Ferrara e il disastro di Rieti-Napoli.
Una rimonta incredibile che è un caso più unico che raro negli ultimi 10 anni di massima serie dove chi è partito con 6 sconfitte filate, come l’OriOra di Carrea, ci ha sempre rimesso le penne. Con due retrocessioni ma anche nell’era dell’unica caduta all’inferno. Senza i problemi di Torino, sarebbe toccato l’anno scorso proprio al Pistoia Basket passato da Ramagli a Moretti di cui i Carrea’s boys hanno eguagliato il mesto record di ko consecutivi dal ritorno in A1. É toccato a Casale Monferrato (stagione 2011/ 12), a Teramo (2010/11) e a Caserta (stagione 2014/15) nonostante quella squadra reduce dallo 0-14 iniziale, sia arrivata a lottare per evitare la retrocessione (unica) all’ultima giornata.
Insomma anche i numeri sono contrari alla generosa “resistenza” che l’OriOra versione Carrea sta provando a mettere in atto, migliorando nelle ultime due trasferte sempre un po’, ma ancora lontana dall’esser competitiva per 40′.
Se domenica la battaglia a viso aperto nella bolgia del PalaDozza può esser stata davvero uno spartiacque come è sembrato, lo capiremo domenica al ritorno al PalaCarrara nel fondamentale match contro Trieste. Capiremo se nella squadra biancorossa, al netto di scommesse ed esordienti, i deputati capobanda riusciranno a fare un passo avanti a livello di leadership nelle parti salienti della gara. Quello che a Bologna è mancato visto che, complice la stanchezza, il quintetto dei titolari (nonostante Salumu fosse partito dalla panchina subentrando a D’Ercole) è caduto proprio nei 10′ finali al cinismo dei vari Aradori, Stipcevic e Sims.
Vedremo se qualcuno si travestirà nei panni dello scatenato folletto Marques Green, di un leader nato come lo “zio” Michael Hicks, di porte dell’inferno sottocanestro come Eric Williams e lo stoico Dusan Sakota (che in quella stagione ebbe il grave problema all’intestino dopo il contatto con Poeta). Loro i quattro moschettieri decisivi alla rimonta di quella Pesaro, a cui una Pistoia molto meno nobile in nomi e curriculum deve ispirarsi.
Alla battaglia in campo, scorre parallela quella fuori campo in cui si è ufficialmente chiuso un ciclo dopo le dimissioni di Ivo Lucchesi, cedendo il testimone al nuovo corso. Che presenta sicuramente elementi di continuità in primis nel presidente Massimo Capecchi o negli sponsor storici (di cui Caso e Carrara presenti al PalaDozza domenica scorsa) ma è in gran parte incarnato sul mondo che gravita attorno al Consorzio Pistoia Basket City. Alberto Peluffo dopo il saluto di Lucchesi, metà diplomatica e garbata del passionale duo formato per anni con Roberto Maltinti a guidare la rinascita della pallacanestro pistoiese, è l’unico vicepresidente. Il Consorzio ha numeri in crescita e fornisce più di un terzo del budget biancorosso. É normale quindi che la palla passi soprattutto a loro, che hanno spinto per il rinnovamento. E che con la gestione di questa stagione, delicata come ci si poteva immaginare, dovranno dimostrare se davvero “possono camminare con le proprie gambe” come ha detto Ivo Lucchesi passandogli il testimone.



