Dialogo ben avviato con Martini e Della Rosa per decretare la loro permanenza al Pistoia Basket nonostante il contratto in essere. Se, come probabile, uscirà una fumata bianca, allora nel pacchetto italiani mancherà solo il centro
Temperature bollenti a Pistoia quando luglio è ormai alle porte. All’aumentare dei gradi sono aumentati anche i giri del motore di Marco Sambugaro e dello staff tecnico del Pistoia Basket, che con il pacchetto dei nazionali quasi ultimato stanno dando già un’occhiata agli stranieri. Un primo no, quello di Jordan Parks – nella stagione appena conclusa a Capo d’Orlando – è già arrivato.
Fino ad adesso chi è entrato al PalaCarrara, dal direttore sportivo a Michele Carrea poi Wheatle e Landi, ha firmato contratti biennali (1+1), aggiungendosi a Della Rosa e Martini che avevano rinnovato fino al 2021 già la passata stagione. In più c’è il capitolo Lorenzo Querci, con il quale si tratta un quadriennale.
I profili acquisiti, ma anche diversi di quelli valutati e poi cercati (non ultimo Parks) sono reduci da stagioni di A2. Una pesca a piene mani nella lega inferiore – iniziata dalla società con la scelta del duo ds-coach – sfruttando la voglia di questi elementi di mettersi in gioco a un livello più alto ,che potremmo valutare solamente all’atto pratico.
I giocatori rispettano parametri confortanti – esperienza, abitudine alle responsabilità, grinta, voglia di emergere – ma è pur vero che lo scalino tra A e A2 è alto e lo insegna Luca Severini, che da due stagioni gioca la finale playoff (quest’anno 20’ in campo nella serie con Capo d’Orlando) ma in Legabasket non ha convinto a pieno; pur inserito in una squadra con qualche difetto sotto canestro.
Verosimilmente, per completare il pacchetto azzurro sarà preso un cinque e sarà rinnovata la fiducia a Martini e Della Rosa. Già, perché se non ci saranno clamorose novità, anche quest’anno il Pistoia Basket sarà costruito utilizzando la formula del 5+5, che secondo le nuove regole prevede solamente sei visti. Questo significa che gli americani andranno scelti con estrema attenzione. Anche in questo caso, è presto per dire se sia una buona o una cattiva notizia.
Lo scorso anno il roster aveva problemi strutturali gravi – che non dipendevano dalla formula – che il passaggio al 6+6 ha risolto solo in piccola parte e inoltre ci sono esempi virtuosi come Trento e soprattutto come la Vanoli Cremona che non sono mai passate al 6+6 pur raggiungendo buoni e ottimi risultati. La scelta è chiaramente dettata dal budget e quindi dalla possibilità di spalmarlo su 10 contratti anziché su 12.



