Pistoia Basket in A2: «Impossibile rischiare con un milione e mezzo di debito»

Troppe centinaia di migliaia di euro mancanti in assenza di un main sponsor e un debito cospicuo. Ecco i motivi che hanno imposto al Pistoia Basket l’autoretrocessione in A2

Una lunga conferenza stampa per provare a fare chiarezza sui motivi che hanno spinto il Pistoia Basket all’autoretrocessione in A2 senza provare a reperire le risorse necessarie entro il 31 luglio, termine ultimo per l’iscrizione alla serie A.

UN PASSO INDIETRO NECESSARIO

«Per spiegare una decisione estremamente difficile e dolorosa per noi, i tifosi e la città occorre fare passo indietro – esordisce il presidente Massimo Capecchi -. Lo scorso anno doveva essere un nuovo inizio: una riprogettazione della società e della sua per cambiare il rapporto coi nostri sponsor e riavvicinare il pubblico alla squadra e al club. Purtroppo il percorso stava dando i suoi frutti quando tutto si è fermato. Allora abbiamo iniziato a fare le nostre riflessioni sulle reali possibilità di restare in serie A senza primo sponsor, senza sapere se avremo riaperto il palazzetto: qualsiasi persona al nostro posto avrebbe fatto lo stesso.

È un passo indietro, ma che ci permette di consolidare la società e la nostra presenza nella città. Del resto – sostiene Capecchi – per noi è  necessario lavorare per la riduzione del debito e restare in serie A con le forze attuali vuol dire non arrivare mai alla fine dell’anno almeno in pareggio di bilancio. In questa situazione di emergenza sanitaria parlare con gli sponsor è difficile, c’è chi ancora non è ripartito: sfido chiunque a fare diversamente da quanto fatto da noi. Anche perché quest’anno la Federazione obbliga presidente e soci di riferimento a firmare un foglio per garantire le coperture finanziare e sinceramente non c’erano le condizioni. Avremmo dichiarato il falso».

Non è un mistero che Pistoia sia stata lasciata sola. «Allungare la storia fino al 31 luglio voleva dire compromettere la presenza di Pistoia in A2. Anche perché – spiega il presidente – nessuno mi ha garantito un posto in Legadue se poi non ci fossimo iscritti alla A». Le cose non sono cambiate dopo la decisione di autoretrocedersi: «Solo una chiamata dal presidente della Lega e da una società». In sede di dibattito, poi, solo Pistoia e Cremona avrebbero avanzato proteste per la deadline del 15 giugno-

SITUAZIONE SPONSOR E DEBITO

«Per quanto riguarda il primo sponsor – dice Capecchi – il contratto con OriOra che era valido anche l’anno prossimo in caso di serie A, ma in questa situazione non ci siamo sentiti di obbligarli. Resteranno comunque vicini come azienda, nel pool degli sponsor, e come persone. Sull’uscita della famiglia Carrara – prosegue – voglio dire che era programmata e comunque il loro eventuale apporto non avrebbe cambiato la decisione». Sugli altri sponsor il presidente è convinto che nessuno lascerà, però andranno ricontrattati gli accordi. «Nessuno comunque avanzerà a title sponsor – è l’altra certezza – quello dovremo trovarlo. Sarebbe un plus per l’immagine e per il conto economico, non vogliamo giocare con  il nome della società sulle maglie».

Il vero nodo, è la situazione debitoria del Pistoia Basket, per questo scendere in A2, con il ritorno nel dilettantismo che dimezzerà le spese, era l’unica opzione che garantisse al 100% la sopravvivenza della società. «Il debito di bilancio oscilla tra il milione e il milione e mezzo di euro – conferma Capecchi – lo scorso anno ci eravamo prefissati di ripianare il 50% in tre stagioni, ma anche questo bilancio non finirà in pareggio».

«Non si trattava solo di buttare il cuore oltre l’ostacolo – ribadisce Antonio Caso -. Dopo tre anni in cui c’è stato da “frugarsi” per chiudere il bilancio dobbiamo prendere atto che siamo l’ultima società per budget e incassi. Abbiamo rimesso a posto la parte del marketing e cominciato a ricostruire dalle basi per avere un prodotto vendibile, ma ancor ai frutti non sono arrivati e avremmo avuto un budget del 50% di quello che occorre per fare campionato bassa classifica. Sarebbero arrivati aiuti dal governo e il credito d’imposta? Ad oggi non abbiamo visto nulla: non si può vivere di forse perché è il modo giusto per morire».

Caso è poi partito dal contributo della sua azienda, il Materassifico Montalese, per spiegare la situazione degli sponsor. «Negli anni non abbiamo mai fatto passi indietro. Andare a chiedere uno sforzo a chi già ci dà tanti soldi e garanzie nell’immediato era impossibile. Noi abbiamo 450 operai in cassa integrazione: dovevamo dare ancora di più dei 180mila che mettiamo ogni anno? Mi metto nei panni delle altre aziende che ci sostengono. Tutti vorremmo vivere al di sopra delle nostre possibilità, ma non si può. Dare le garanzie per l’A1 avrebbe voluto dire firmare un documento falso».

FIDUCIA NEL CONSORZIO

Grande dispiacere per la scelta «impopolare, ma coraggiosa» arriva anche dalle parole del vicepresidente Alberto Peluffo. Il numero uno del Consorzio spiega che per una delle colonne portanti del Pistoia Basket la priorità è «non perdere quanto fatto in questi cinque anni» in cui è stata toccata quota 100 consorziati. «Saranno necessari tavoli di lavoro per cercare una quadra e inoltre a settembre, quando ci saranno le elezioni del nuovo Cda, mi auguro che anche dal Consorzio arrivino persone portatrici di idee che abbiano voglia di investire tempo nel basket». Come ha ripetuto Capecchi, il Pistoia Basket è aperto ad accogliere chiunque e i dirigenti anche a lasciare la poltrona «gratis».

Il presidente ha poi smentito che mancassero 500 mila euro all’appello. «Ho detto che con 500mila euro in più forse potevamo rischiare».

Redazione PtSport
Redazione PtSport
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