Verona domina sul piano fisico e tecnico e porta a casa la semifinale. Johnson prova a guidare il Pistoia Basket, sottotono gli altri
GTG Pistoia Basket
SACCAGGI 5,5. Condizionato dalla botta presa in gara2 contro Cento, ha giocato i playoff stringendo i denti ma non al meglio. In gara5 ha provato ad entrare in una serie, quella con Verona, che non è stata la sua, prendendosi responsabilità al tiro davanti alla muraglia con cui gli avversari hanno chiuso l’area. Il risultato (1/5 dal campo e diverse perse) non avrà certo soddisfatto un capopolo come lui.
JOHNSON 6,5. Finchè c’è partita, Pistoia è come mai Johnson dipendente in attacco. Segna solo lui, inventandosi spazi nella gabbia che gli crea intorno Verona. La difesa mani addosso di casa lo sfianca, si intestardisce un po’ (6/16 dal campo) e alla lunga anche lui non riesce più ad incidere come all’inizio,. Chiude comunque con 19 punti, 7 falli subiti e 5 rimbalzi.
UTOMI 6. Cinque punti nei primi 2’, gli altri 5 della sua partita nei restanti 24’. I falli precoci forse lo limitano ma certo dopo una partenza da fuochi d’artificio, il nigeriano di Houston fatica a rimettersi in ritmo. Gara onesta da gregario ma mancano i suoi squilli, le sue scosse offensive per far tremare le certezze di Verona.
WHEATLE 5,5. E’ il nemico numero 1, quello su cui la difesa di Verona è particolarmente dura e asfissiante. Ha dominato le gare del PalaCarrara, spingendo Pistoia al ritorno in Veneto che è sorprendentemente duro anche per lui. Verona lo bracca, le percentuali rasoterra non lo aiutano ad accendersi ( 7 punti e 1/6 dal campo) nonostante non molli mai. 10 rimbalzi e 4 perse, tanta quantità e poca qualità .
MAGRO 6. Nonostante l’energia scarseggi, Pippo si cala nella difficile battaglia sotto canestro senza risparmiarsi. Porta a casa 5 punti e soprattutto 9 rimbalzi, riuscendo a non farsi travolgere dalle mille rotazioni di casa anche nella sfida a rimbalzo. Il redivivo Johnson e l’exploit di Udom (0 minuti in gara4, decisivo nella bella) gli fanno particolarmente male. Ma lui non molla mai.
DELLA ROSA 5,5. Qui il carattere non manca mai, ma l’energia stavolta tradisce anche una Duracell di grinta come il capitano. Non riesce a cambiare ritmo alla gara, a scuotere un attacco bloccato davanti alla difesa schierata e nemmeno a stringere la difesa. Defilato nelle retrovie della sfida, dopo una serie vissuta da punto di riferimento.
RIISMAA 5,5. Torna al PalaOlimpia, dove era stato tra i migliori delle prime gare della serie, con molte aspettative. Finisce con 7 punti di cui 4 a punteggio acquisito e percentuali basse stile giornata di primavera sul Baltico (1/7 dal campo nonostante diverse triple aperte). Difendere su Anderson e Rosselli è dura, specie per chi nonostante giochi da un veterano, rimane un ragazzo di 20 anni.
DEL CHIARO 5,5. Non emerge nella gara sotto i tabelloni dove Verona si guadagna tanti secondi tiri. Timido al tiro, chiude con un tabellino più triste delle domeniche di Carnevale senza sfilate sui viali a mare di Viareggio perché piove. Ma il suo primo vero campionato in A2 resta più che positivo.
ALL. NICOLA BRIENZA 6
Dopo aver “spogliato” la Tezenis del ruolo di favorita, pareggiando la serie, probabilmente anche lui si era immaginato una gara5 diversa. Peccato che la stanchezza abbia vinto sull’entusiasmo, impedendo ai suoi di giocarsela fino in fondo come avrebbero meritato. Peccato che chi ha visto solo in questa gara la sua “meravigliosa creatura”, abbia pensato ad un’infiltrata in una semifinale che proprio la guastafeste biancorossa ha reso palpitante e aperta contro ogni pronostico.
TEZENIS VERONA
IL MIGLIORE
KARVEL ANDERSON 8
Non è stata la miglior serata per la difesa di Pistoia ma fermare lui, in una serata così, era oggettivamente una missione quasi impossibile. Era uscito da gara4 con 0/10 da tre, in gara5 è l’assoluto trascinatore della Tezenis con 27 punti, 5 triple, 6/6 ai liberi.
IL PEGGIORE
LORENZO CAROTI 6
Il play cecinese è il meno brillante ed è meno incisivo delle altre gare, ma anche lui con 3 assist in 14’ porta il suo mattone alla causa.
ALL. ALESSANDRO RAMAGLI 7
Dalla grande paura alla grande festa per aver dato a Verona una finale promozione attesa 12 anni . Il coach livornese rispolvera la difesa mani addosso, appiccicosa come certe giornate salate sugli scogli di Calafuria, patrimonio dell’Unesco della scuola basket labronica, e Verona si ritrova. Dura in difesa, sontuosa in attacco dove da Anderson all’ultimo dei baby prodigio in panchina, viaggiano a vele spiegate che nemmeno l’Amerigo Vespucci nei giorni di libeccio.



