Cronache dalla trincea per il Pistoia Basket quarantenato. Francesco Bruni: «Mille cose da fare e tanta voglia di reagire»
Una valanga di compiti a casa per il Pistoia Basket, con l’obiettivo di salvaguardare per quanto possibile il buon lavoro fatto finora e provare a non pensare a quel maledetto virus che è entrato in palestra, ricordando a tutti che bisogna tenere alta la guardia e che ci aspettano tempi quantomeno incerti.
Il folto programma di “didattica a distanza” messo a punto da Michele Carrea e Francesco Bruni (con i rispettivi vice dell’area tecnica e atletica) serve essenzialmente a questo: a restare impegnati, attivi, provando a non pensare a quanto dura sia l’«ennesima montagna da scalare», parole del trainer biancorosso, che come tutto il gruppo squadra è in isolamento domiciliare dopo i tre casi di positività al Covid 19. «Avevamo cominciato precocemente gli allenamenti per ricostruire il gap dal lockdown – spiega dalla quarantena Francesco Bruni -. Avevamo messo in preventivo che potessero succedere intoppi del genere: eravamo preparati ma certo un po’ di rammarico c’è perché si è interrotto un lavoro certosino. Una pausa di 15 giorni creerà certo dei problemi sulla preparazione. Ma ci sono mille cose da fare e tanta voglia di reagire».
«Scarpe rotte e pur bisogna andare» insomma, ancora una volta, uno spogliatoio in cui il fischio del vento e la furia della bufera si sentono da tempo. E quasi sempre per motivi indipendenti dal campo, a partire dalla sospensione dello scorso campionato, passando all’autoretrocessione e all’indisponibilità del PalaCarrara per una stagione già complicata. «Sicuramente c’è una moltitudine di sensazioni – continua Bruni -. Ci siamo trovati a fare molte cose in poco tempo per riorganizzare il lavoro in remoto ed è prevalsa la risposta emotiva di chi vuole reagire e tornare al meglio in palestra. Ok, c’è un’altra montagna da scalare ci siamo detti e ci siamo rimboccati le maniche».
Anche perché i piani di lavoro sono due: da una parte c’è da coordinare in remoto chi si può allenare in palestra, cioè Sims e Marks che hanno finito la loro quarantena seguita all’arrivo dagli Stati Uniti e non essendo mai venuti in contatto con il resto della squadra, possono ora uscire e lavorare. Dall’altra c’è da far lavorare gli altri, a seconda delle esigenze fisiche e personali. «Rispetto al lavoro a distanza del lockdown – spiega Bruni -, di puro mantenimento, qui abbiamo predisposto giornate intense per mettere i ragazzi in condizione di fare allenamenti più performanti possibile ma anche per tenerli attivi. Loro, abituati a mille stimoli, si trovano chiusi in casa e non è il massimo. Ogni mattina i ragazzi compilano un questionario digitale, poi c’è il primo allenamento, dopo hanno esercizi di prevenzione da fare. Il tutto monitorato, non senza difficoltà, perché noi dello staff siamo come loro in quarantena».
E poi c’è il fattore umorale che in questa situazione è ancor più importante perché in quarantena non si è per caso, anche se fortunatamente i tre casi di positività sono tutti asintomatici. In più c’è la rabbia di chi si è visto interrompere bruscamente un lavoro iniziato con mille difficoltà ma anche grande voglia di ricominciare dopo mesi travagliati non solo per la pandemia. «È molto importante riuscire a mantenere un equilibrio per gestire emotivamente un campo di gioco molto delicato – dice Bruni – usando sensibilità diversa a differenza delle situazioni. Gran parte del lavoro extra in questi giorni l’hanno fatto Marco Sambugaro e Andrea Tronconi che, materialmente, sono andati su e giù per la città per consegnare ai ragazzi dispositivi digitali e kit di allenamento da fare a casa e per questo bisogna rigraziarli sentitamente».



