Il palazzetto di via Fermi non è ancora stato sanificato: questo impedisce la ripresa degli allenamenti degli atleti del Pistoia Basket. Ma i problemi con il Comune non finiscono qui
Semaforo rosso, almeno per il momento. La ripresa degli allenamenti del Pistoia Basket al PalaCarrara resta un grosso punto interrogativo. Non che ciò rappresenti la preoccupazione principale in casa biancorossa (in cima ai pensieri di Massimo Capecchi e soci c’è infatti la soluzione al rebus della permanenza o meno in A1), ma questo non significa che i dirigenti non si stiano preoccupando della questione.
La settimana scorsa, la Fip ha diramato il protocollo sanitario che permette ai cestisti di tornare in palestra per saggiare di nuovo il parquet. Allenamenti massimo in otto, evitando necessariamente il contatto (sedute quindi incentrate sul miglioramento individuale dei fondamentali) e tante altre misure di sicurezza da rispettare. Una bella responsabilità per le società e per gli atleti, che dovranno firmare un’autocertificazione, ma niente di insormontabile.
Conditio sine qua non per la ripartenza degli allenamenti è la sanificazione del campo di gioco. E nel caso del PalaCarrara, il Pistoia Basket fa sapere che ciò non è avvenuto e che non è dato sapersi nemmeno quando il Comune darà il via a questa operazione. Stesso discorso per alcuni lavori di adeguamento alla struttura di via Fermi.
Il quadro insomma è tutt’altro che incoraggiante e lo diventa ancora meno se si pensa alla questione della convenzione, che proprio non si riesce a stipulare fra l’amministrazione comunale e il club biancorosso. Un nodo mica da ridere per il Pistoia Basket, che per tentare di salvare la Serie A chiede uno sconto sui costi di gestione del PalaCarrara: anche in questo caso, non si hanno risposte precise.
In attesa che arrivino (anche la nostra redazione ha provato a contattare l’assessore Gabriele Magni, ma senza fortuna), la speranza è che il Comune comprenda l’importanza del ruolo ricoperto dalla pallacanestro a Pistoia. Serve uno sforzo per venire incontro alle necessità della società di Capecchi, che rappresenta un bene da tutelare assolutamente, nell’interesse di tutti i cittadini appassionati della palla a spicchi.



